Vai al contenuto
×

Vite Viola - Due fratelli allo stadio per Fiorentina-Sassuolo

Ho fatto diventare mio fratello tifoso della Fiorentina. E sono bastate due maglie, un trucco infantile e una giornata al Franchi per capire che ne è valsa la pena

Ho un fratello minore, più piccolo di me di ben 15 anni. Quando seppi che sarebbe stato un maschio ne fui molto felice, un po’ perché una sorella già ce l’avevo, e quindi ero curioso di scoprire cosa significasse avere anche un fratello; un po’ invece perché volevo avere qualcuno a cui trasmettere l’amore per la Fiorentina. L’unico problema era che anche il padre del bambino, tifoso milanista, aveva in mente gli stressi piani. Quando mio fratello compì un anno, disponemmo in fondo al corridoio di casa una maglietta della Fiorentina e una del Milan: la divisa verso la quale avrebbe gattonato mio fratello avrebbe sugellato il suo tifo per sempre

sponsored

Ebbene, scelse quella viola. Sarà stato forse il destino, forse l’accattivante colore della maglia o, forse, il fatto che avessi nascosto sotto la maglia un giocattolo che emetteva luci e suoni, stimoli che (forse) potrebbero aver attirato la sua fanciullesca attenzione. Da allora è un tifoso della Fiorentina, e da allora vivo sentimenti contrastanti: da un lato la gioia di condividere con lui momenti di gioia e di esaltazione, ed il piacere di raccontargli storie sul passato della squadra, che ascolta sempre con attenzione e interesse; dall’altro una specie di senso di colpa, l’angosciante sospetto che, se con quella gattonata (falsata, rimarchiamolo) avesse scelto il Milan, forse la sua vita di tifoso sarebbe stata più ricca di soddisfazioni.

sponsored

Il sospetto di cui sopra mi viene soprattutto in giornate come domenica, quando sono passato a prenderlo a Follonica per portarlo a Firenze e regalargli una giornata allo stadio. È la quinta volta questa stagione, e l’unica vittoria che ci siamo goduti è stata quella contro il Polissya giocata a Reggio Emilia, preliminari di Conference. Speravo che, con la salvezza ormai quasi certa, la squadra si liberasse dalle turbe che l’hanno erosa frenata per tutto l’anno, e che regalasse ai tifosi presenti al Franchi (meraviglioso quando, nei pomeriggi primaverili, il sole fa brillare le migliaia di maglie viola sugli spalti) una prestazione sontuosa e magari un risultato rotondo, dato anche il fatto che l’avversaria fosse una squadra che non ha più nulla da chiedere al campionato. E invece la partita si rivela una collettiva assunzione di Diazepam, con effetti soporiferi su tutto lo stadio.

sponsored

I momenti più esaltanti si rivelano essere due, entrambi o quasi:

1) Se c’è una cosa che mio fratello ama più della Fiorentina, sono i panini. E così anche domenica, come ogni volta che andiamo allo stadio, ai banchetti dietro la Fiesole si esibisce in una vera e propria degustazione di tutto il menù proposto dallo chef. Non li mangia al banchetto, preferisce portarseli dentro lo stadio e goderseli durante la partita. Il fattaccio accade al minuto 20. Palla fra i piedi di Harrison, che vede il taglio di Dodo e gliela scarica; il brasiliano si accorge di Gudmunsson al limite dell’area piccola, e lo serve; l’islandese a quel punto tenta un difficile colpo di tacco che si spegne di poco al lato della porta neroverde. In molti sugli spalti, illusi per un istante che la palla sia entrata, si alzano per esultare, fra i quali il sottoscritto, il quale, nello scattare in piedi, urta la mano del fratellino, la stessa mano che fino ad un istante prima teneva stretto (evidentemente non abbastanza) un untuosissimo panino con la salsiccia, strabordante di salse. Il panino prende il volo. Decolla come unica unità, ma dopo pochi secondi dal lancio, esattamente come l’Apollo 11, si divide in tre unità differenti. La prima fetta di pane va a finire nella birra di un signore inglese con la maglia del Manchester City, che a quanto pare ha sbagliato settore, stadio e città; l’altra fetta, si infrange sui gradoni della Maratona, diventando una pericolosissima “buccia di banana” su cui poter scivolare; della salsiccia non si hanno notizie, forse dispersa, forse infranta dall’atmosfera durante il volo.

2) All’intervallo scendo al bar a prendere una birra, e lì incontro il mio amico Piero (già citato in questa rubrica: i lettori più affezionati si ricorderanno di come Piero, maestro nell’arte di entrare allo stadio con metodi quantomeno bislacchi, si fosse intrufolato alla finale di Conference League contro il West Ham fingendosi paraplegico). Salutandolo, noto che non ha la sua tradizionale barba alla Bud Spencer, ma un viso pulito e totalmente sgombro di peluria. Gli chiedo come mai questa scelta di cambiare look, e mi dice che lui e due suoi compari, nel tentativo di risparmiare l’ingente somma di 10 euro (in tre…), hanno acquistato dei biglietti con la promo U25. Per fare questo, hanno creato con l’intelligenza artificiale dei falsi codici fiscali; dopo di che si sono tagliati la barba, per apparire più giovani agli occhi degli steward. Mentre racconta, non so se essere più affascinato dall’ingegnosità dei tre, o dubbioso se tanta fatica sia valsa effettivamente la pena, specialmente per una cifra così esigua. Nel frattempo, la fila è scorsa, e tocca a noi ordinare. Piero mi offre la birra. Se non avesse risparmiato soldi tramite questo magheggio, me l’avrebbe comunque offerta? Nel dubbio, è stato meglio così.

La partita, nonostante qualche buona occasione per noi, finisce 0-0, il più classico dei punteggi per le partite dell’ora di pranzo nei weekend di fine stagione. La giornata è bellissima, chiedo a mio fratello se gli va di fare una passeggiata verso il centro. Ci prendiamo una granita, lui anche una maglietta di Batistuta al mercato di San Lorenzo. Durante il viaggio di ritorno verso Follonica sonnecchia un po’. Quando arriviamo lo sveglio, lo saluto, e lui mi dice che è stata una giornata bellissima, e che non vede l’ora di tornare allo stadio, ed io mi sento felice come non mai di aver truccato il test delle magliette quando neanche sapeva camminare.

Vite Viola

“Vite Viola” è la rubrica umoristica di LaViola.it, firmata da Lorenzo Catalini. Da battitore libero e tifoso nevrotico, l’autore racconta con ironia non solo la Fiorentina in campo, ma tutto ciò che le ruota attorno: partite viste in posti improbabili, incontri bizzarri, speranze, dubbi e piccole ossessioni da tifoso. Una rubrica a metà fra racconto e articolo, che parla di quella faccenda serissima che è tifare Fiorentina, senza mai prendersi troppo sul serio.

CLICCA QUI PER LEGGERE TUTTI GLI ALTRI RACCONTI


Lascia un commento

ULTIME NOTIZIE