Vai al contenuto
×

Vite Viola - Fiorentina-Inter e un biglietto amaro…

La sfida coi nerazzurri riporta a galla l’impresa di Piero: un biglietto last minute e una finale vissuta da protagonista

“Vite Viola” è la nuova rubrica umoristica di LaViola.it, firmata da Lorenzo Catalini. Da battitore libero e tifoso nevrotico, l’autore racconta con ironia non solo la Fiorentina in campo, ma tutto ciò che le ruota attorno: partite viste in posti improbabili, incontri bizzarri, speranze, dubbi e piccole ossessioni da tifoso. Una rubrica a metà fra racconto e articolo, che parla di quella faccenda serissima che è tifare Fiorentina, senza mai prendersi troppo sul serio.

sponsored

Il mio coinquilino, Matteo, tifa Inter. Da quando è entrato in casa, circa sei mesi e cinquanta partite fa, casa nostra è l’Inter Club della città: ogni volta che gli uomini di Chivu scendono in campo, l’appartamento è invaso da un’orda barbarica di longobardi inferociti, che razziano le nostre dispense, devastano la tavoletta del WC, rapiscono le nostre donne (o perlomeno lo farebbero, se ne avessimo), scroccano il Wi-Fi e poi guardano la partita. 

sponsored

A volte mi fermo a vederla con loro, sperando in buone prestazioni di Calhanoglu e Dimarco, inamovibili pedine dei “Bastardi senza Gioia”, mia squadra al Fantacalcio, e in generale simulando una mia simpatia verso la squadra che, come avrete capito, non esiste. Questa domenica però il turno serale della Serie A ci propone proprio Fiorentina-Inter, e di guardarmela lì, con otto o più energumeni pronti a fare una guerra se solo fosse Mourinho a chiederglielo, non se ne parla

sponsored

Ho pensato di portare il mio fratellino allo stadio (nella top 3 delle cose che preferisco fare al mondo), ma il match con i nerazzurri gli è indigesto: la sua prima partita al Franchi fu un Fiorentina-Inter finita 3-4, dove al pareggio in extremis di Jovic, seguì una giocata suicida di Lorenzo Venuti, che portò al definitivo gol vittoria di Mkhitaryan; otè, da quel giorno sul volto gli viene una strana reazione allergica, un’eruzione cutanea di macchie nere e azzurre, ogni volta che sente pronunciare le parole “Venuti” (non molto frequente negli ultimi anni) e “Lorenzo” (cosa che invece accade spessissimo, dato il mio nome). 

Scartata quindi questa opzione, mi accordo col mio amico Piero per vedere la partita in un pub in via Aretina, dietro casa sua. Piero è, oltre che tifoso viola, anche un grande appassionato di rugby. È probabile, il giovedì sera, vederlo al centro sportivo a Campo di Marte intento a far collezione di rotule, prima di spostarsi al Green Store, dove invece colleziona birrini. Non passa neanche un minuto di partita e la Viola è già sotto, colpita da Pio Esposito

Con lo scorrere delle lancette però la capolista inizia ad andare in difficoltà, merito di una Fiorentina che si sta riprendendo. Piero no, resta mogio mogio a fissare la sua chiara media, intatta. Gli chiedo cos’abbia, al che mi racconta tutta la sua delusione per non essere riuscito a trovare un biglietto per vedere all’Olimpico di Roma Italia-Inghilterra, rugby, in cui gli azzurri hanno conseguito una vittoria storica. Non credo alle mie orecchie. Non riconosco più il mio amico. 

Dovete sapere che Piero, a sgamar biglietti, è un segugio. Vi racconto questa: 6 giugno 2023, vigilia della finale di Conference League in programma alla Fortuna Arena di Praga, dove il giorno seguente si sarebbero affrontate Fiorentina e West Ham. A Firenze, Piero sta finendo, cartina dopo cartina, un pacchetto di tabacco Pueblo giallo. È agitatissimo. Mancano 24 ore alla partita, e lui non ha un biglietto. Chiamate, messaggi, fioretti alla Madonna ma ancora niente ticket. Verso sera però lo chiama un suo amico con una dritta: gli è rimasto in mano un biglietto in più. Piero esplode di gioia, ed esultando quasi ingolla l’ennesimo cicchino. «Aspetta un attimo, c’è un’altra cosa che devo dirti», aggiunge l’altro, con voce seria. Piero si dice disposto a pagare qualsiasi cifra. «Non si tratta di soldi» - specifica il tipo – «piuttosto…». Morale della favola: il biglietto c’era sì, ma era per una persona in sedia a rotelle. Chi vi scrive si limita a riportare i fatti per come gli sono stati narrati, senza giudicare nel bene o nel male quanto segue, e cioè che l’indomani Piero si trovava a Praga con il biglietto in mano, una sedia a rotelle presa a nolo sotto al sedere, e ai piedi (che cos’è il genio? È fantasia, intuizione…) delle scarpe da ginnastica nuove di zecca, a far vedere che lui, di suole, non ne consuma

Alla sera, fuori dallo stadio, il nostro amico era non poco in ansia, non si sa se più per l’esito dell’incontro sportivo o per paura di essere scoperto. Bisogna dire che interpretò la parte anche meglio di quei finti invalidi che, di tanto in tanto, vengono trasmessi sui servizi di Striscia la Notizia. Addirittura, rispose a chi si complimentava con lui per essersi imbarcato, pur nelle sue condizioni, in una trasferta piuttosto impegnativa, con una modestia che definire falsa sarebbe farle un complimento. Arrivato ai controlli, sudò la sua maglia viola “Comotto 25”, stagione 2009/2010, sotto lo sguardo vigile e certosino di una steward ceco (inteso come abitante della Repubblica Ceca), che continuava a fissargli le scarpe con il ghigno di chi ha fiutato qualcosa. Quando Piero racconta questa storia, lo steward ha in mano talvolta un mitra, talvolta un revolver: qui diremo che (verosimilmente) tenesse fra le mani un semplice metal detector

Per 66 lunghi minuti il ragazzo regalò allo stadio e al mondo una performance che, ne sono sicuro, gli sarebbe valsa l’Oscar al Miglior Attore Protagonista 2023. Se la prestigiosa statuetta è poi finita nella bacheca personale di Brendan Fraser lo dobbiamo a quanto accadde al minuto 67: al gol del pareggio di Jack Bonaventura, Piero non solo si alzò, ma addirittura si esibì in un difficoltoso ma ben riuscito numero di piroette, sotto agli sguardi dei presenti, divisi tra sdegno e meraviglia. Fu solo quando l’euforia della rete fu smaltita che il nostro eroe si accorse dell’errore. Non solo lui, ma anche lo steward che lo aveva ispezionato all’ingresso. «Miracolo! Miracolo!», tentò penosamente Piero, mentre il ceco già puntava nella sua direzione armato (ancora nella versione originale) di lanciafiamme

Pie provò a darsela a gambe ma, ironia della sorte, forse per l’eccesso di esultanza o forse per la paura, si ritrovò con gli arti inferiori momentaneamente paralizzati. Si risedette allora sulla carrozzina, spinse con le braccia con tutta la forza che aveva, e alla fine raggiunse una velocità tale che non solo riuscì a scappare dalla guardia e dall’incendio che intanto questa stava appiccando, ma addirittura firmò vittoria, pole position e giro veloce sul Circuito di Brno, Gran Premio della Repubblica Ceca.


Lascia un commento