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Il Sognatore Viola - Il Viola Park aiuterà la Fiorentina a tornare ai vertici del campionato

Dallo Scudetto Primavera alla prima squadra: la Fiorentina deve coltivare il suo vivaio e credere nella propria unicità per tornare ai vertici

Sei anni fa, ho iniziato a piantare le viti del frutto della passione nella Foresta della Speranza, ad Amchit, in Libano, dove abito. Per essere più preciso, non ho comprato le piante, ma ho iniziato con i semi ricavati da due frutti che mia prozia mi aveva regalato.

Lo scopo è ovviamente parlare di calcio, usando la botanica soltanto come una metafora. Comprare un albero o una pianta già matura equivale a comprare un giocatore già formato, a un costo generalmente elevato. Formare un giovane nel settore giovanile corrisponde a iniziare da un seme che fai crescere da zero: è più faticoso, richiede tempo, ma è anche molto più economico e sostenibile.

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Quando ho piantato quei semi di frutto della passione, non avevo idea di ciò che stavo facendo, per la semplice ragione che, nonostante viviamo in riva al Mar Mediterraneo, ci sono alberi altissimi che fanno quasi sembrare il posto una foresta tropicale. Piantare questi alberi era un modo per fermare il vento del mare, che brucia le piante a causa del sale, e anche per contenere la siccità, creando ombra. Tuttavia, le viti del frutto della passione, e gli ortaggi e la frutta in generale, hanno bisogno di sole e di luce.

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Questo è il contesto generale, e possiamo paragonarlo a quello della Fiorentina: una squadra storicamente forte, ma che fatica a ottenere risultati all’altezza del suo blasone. Ad esempio, l’ultimo trofeo è stato vinto 25 anni fa e l’ultima qualificazione in Champions League risale a più di 16 anni fa. La distribuzione dei diritti tv ha aumentato il divario con le tre strisciate, il Napoli e le romane; e altre squadre come Atalanta, Bologna e Como ce l’hanno fatta a inserirsi nella corsa all’Europa che conta, per varie ragioni: scelte lungimiranti di mercato, progetti solidi e anche spese enormi nel caso del Como.

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Rocco Commisso ha tuttavia fatto un regalo alla Fiorentina, che si chiama Viola Park. Un centro sportivo grandissimo e all’avanguardia, inaugurato soltanto tre anni fa. I tifosi si aspettavano che avesse un impatto immediato e sono rimasti delusi, anche se la Fiorentina è la squadra italiana che ha lanciato più giovani del suo vivaio negli ultimi anni. Ma, come sappiamo, nel calcio sono i risultati che contano, e i risultati parlano di un ottavo posto, un sesto posto e un quindicesimo posto a seguito di un’annata disastrosa.

Tuttavia, per la prima volta dopo 43 anni, la Fiorentina Primavera è tornata a vincere lo Scudetto. È un caso? Sicuramente no: la Fiorentina dedica tanta attenzione al settore giovanile e, per riprendere le parole di Galloppa, la sua squadra ha anche un’identità fiorentina molto forte, perché ci sono tantissimi italiani e tanti toscani nelle giovanili viola.

Non serve a nulla scimmiottare il modello degli altri. La Fiorentina targata Giuseppe Commisso e Fabio Paratici deve avere la forza di credere nel proprio modello, nella continuità di ciò che Rocco ha lasciato al club. La forza e il coraggio di puntare sui propri giovani, come si fa in Spagna, in Inghilterra e in Germania. Perché andare a comprare giocatori stranieri a peso d’oro, quando non sono campioni e non hanno attaccamento alla maglia? Ciò che è mancato in questa stagione è la voglia di onorare questa maglia: se tutti avessero la grinta di Ranieri, un altro prodotto delle nostre giovanili, la Fiorentina non sarebbe arrivata quindicesima. Un giocatore può commettere sbagli, però deve correre e lottare dal primo all’ultimo minuto. Mi emoziona molto di più vedere Rubino, Puzzoli e Braschi in attacco, piuttosto che Piccoli e Gudmundsson, perché almeno i primi darebbero l’anima in campo.

Non è in un giorno, o in un mese, e forse neanche in un anno, che il modello Fiorentina diventerà vincente. Ci vogliono pazienza e molta competenza: quali di questi giovani sono già pronti a fare il salto in prima squadra? Kouadio, Trapani, Braschi? Puzzoli e Montenegro? Quali giocatori mandare in prestito e quali giocatori in prestito riportare a Firenze? Lorenzo Amatucci senz’altro, ma punterei anche su Tommaso Rubino, visto che manchiamo di attaccanti esterni e che lui è molto legato alla Fiorentina.

Quando ho iniziato a piantare all’ombra di questi alberi enormi, in molti ridevano di me. «Ci vuole sole, devi tagliare gli alberi», mi dicevano. Io rifiutai di farlo, perché alcuni di questi alberi sono stati piantati da mio bisnonno, altri da mio nonno e altri ancora da me, vent’anni fa, nella mia adolescenza. E per tre anni persi quasi la fiducia, perché la maggior parte delle viti del frutto della passione erano ancora piccolissime, avendo molte difficoltà a raggiungere i rami più bassi di questi alberi, alti 14, 16 o 18 metri. E poi un giorno, passeggiando in un angolo del bosco che pianto, trovai un frutto della passione per terra, color rosso porpora con una sfumatura viola, in perfetto stato e buonissimo di sapore. E all’improvviso capii che la mia intuizione era giusta, ma che la chiave era usare un sistema di corde per far arrampicare le viti fino in cima a quegli alberi. La prima fase era la più difficile: una volta che la pianta del frutto della passione si appendeva ai rami più bassi degli alberi intorno, riusciva nel giro di un anno o due ad arrivare fino in cima. E questo salto fa pensare al passaggio di un giocatore dalla Primavera alla prima squadra.

È così che ho iniziato a sviluppare il mio progetto di foresta produttiva. Per me è un’ispirazione e una sfida quotidiana, e credo che nella natura possiamo trovare spunti per capire altri aspetti della vita, come ad esempio il calcio e la Fiorentina. Amiamo la Viola non perché è la squadra più potente, ricca o forte; probabilmente non lo sarà mai. Amiamo la Fiorentina perché è unica e, per questa ragione, dobbiamo incoraggiare la società a credere in questa unicità e a coltivarla.

La mia previsione è che il Viola Park ci aiuterà a tornare ai vertici del campionato e a lottare per i primi quattro posti, anche con questa proprietà. La condizione essenziale per riuscirci è puntare con molta forza sui nostri giovani, senza avere una rosa di 30 giocatori, perché avere troppi elementi toglie spazio ai ragazzi del nostro vivaio. Ripartiamo da giocatori orgogliosi di indossare questa maglia, giocatori che sono stati capaci di vincere un trofeo importante: anche se è “solo” lo Scudetto Primavera, forgia comunque una mentalità vincente in questi ragazzi, facendo nascere in fondo al loro cuore la convinzione che sia possibile vincere con la Fiorentina e compiere imprese che per 43 anni non erano riuscite.

Una piccola fiamma si è accesa in quest'ultima settimana. Teniamola viva. La Fiorentina può tornare a vincere trofei che contano.

Erik Vincenti Zakhia è uno scrittore, poeta, ingegnere, esperto di permacultura e attivista per la pace, oltre che un tifoso della Fiorentina. Ha 35 anni, ed abita ad Amchit, in Libano, con la sua famiglia (tutti tifosi viola)


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