«Competitiva e duratura»: la visione di Paratici prima degli obiettivi. Firenze aspetta la riprova nelle scelte
Gli esempi di Bologna e Como, la voglia di costruire qualcosa di importante e di non essere ‘piatti’. Ai tifosi chiesto un altro atto di fiducia
C'era grande attesa per la conferenza stampa di Fabio Paratici e Alessandro Ferrari, di ritorno dal vertice americano con la famiglia Commisso. Nessuna indicazione di budget, nessun obiettivo specifico fissato. Ma una visione chiara su cosa significhi fare calcio è arrivata dal direttore sportivo. Che da un lato vuole riorganizzare, come già aveva fatto intendere, vari settori della società, puntando sulle competenze e la chiarezza dei ruoli, dall'altro costruire un modello che porti ad una struttura «competitiva e duratura».
ROTTURA. Queste le parole chiave. «La proprietà è molto forte, vuole costruire negli anni una Fiorentina competitiva e duratura. E c'è bisogno di tempo». Tradotto: serviranno idee chiare, fantasia e intuizioni sul mercato, ma soprattutto programmazione. Senza l'ansia di arrivare subito al risultato. Leggasi ritorno in Europa. E non la Conference. «Non accetto da me stesso di arrivare quattro anni di fila settimo o ottavo. Posso accettare di arrivare una volta quattordicesimo per prepararmi ad arrivare sesto, quarto o terzo. Questo è quello che posso dire per cercare di dare un'idea seria di quello che penso». Una rottura rispetto al recente passato della gestione Commisso. Non solo per l'ultima, complicatissima stagione, ma proprio come visione dirigenziale dall'arrivo della proprietà italo-americana. Tant'è che c'è voglia di ristrutturare profondamente tantissimi aspetti organizzativi, dalla comunicazione all'area medica, fino alla gestione del Viola Park con un nuovo responsabile e al reparto scouting. Vuol dire che ciò che ha trovato nei primi mesi non è propriamente in linea con un club di primo livello.
VISIONE. «Per carattere sono una persona molto competitiva. Non accetto da me stesso di essere ‘flat’, di essere ottavo tutti gli anni. Storicamente la Fiorentina è un club che fa 55 punti, non parlo neanche di posizioni, ma di punti – ha specificato Paratici –. Da me stesso non accetto una situazione piatta, di arrivare quattro anni di fila ottavo. La storica posizione della Fiorentina è sesta, settima, ottava. Bisogna cercare di prendersi dei rischi per costruire qualcosa per cui ci vorrà più tempo. Prenderemo critiche, dovremo attraversarle. Non fare il calciomercato per arrivare in una certa posizione. Faremo un lavoro che comprenderà l'organizzazione societaria, la mentalità, la cultura sportiva, la gestione del centro sportivo per far sì che la Fiorentina sia competitiva per arrivare al massimo possibile in termini di punti. Che non vuol dire arrivare in Champions League o in Europa League o meno, ma che vuol dire che sia al massimo della sua potenzialità. Non mettiamo limiti in alto e di posizione. Cerchiamo di fare quanti più punti possibile. Questo è quello che faremo, e non è una questione di calciomercato. È una questione di costruzione di un progetto, di un obiettivo societario, di una visione. Che esula dal comprare un calciatore o un altro. Se poi questo non arriverà in sei mesi o in un anno, arriverà in due».
FIDUCIA. Una visione alla quale Firenze è chiamata ad affidarsi, per cercare una rottura rispetto agli ultimi anni. Una piazza in parte ferita, delusa, amareggiata e disinnamorata dopo tante scelte non di calcio e un'ultima annata con l'incubo retrocessione vissuto per troppi mesi. Solo il campo, le scelte che verranno fatte, i risultati diranno se la strategia di Paratici, condivisa da Ferrari e dalla proprietà, permetterà di tornare competitivi per l'Europa che conta. Stabilmente. Il ds ha palesato il proprio entusiasmo, ha assicurato che la Fiorentina è ancora appetibile a livello nazionale e internazionale. Ma va ricreato un modello, unico, come Firenze e come la storia viola richiede. Nell'anno del Centenario.
IL MISTER E L'ESEMPIO DELLE ALTRE. Negli ultimi anni ci sono altre squadre che l'hanno fatto. Che sono riuscite ad inserirsi da dietro alla corsa per l'Europa in maniera stabile e credibile. «Bologna e Como sono società che hanno lavorato bene negli anni. Si sono strutturate, hanno una loro mentalità e una cultura sportiva – le parole di Paratici –. Hanno trovato allenatori che hanno sviluppato in maniera eccezionale la loro cultura sportiva. Hanno visione e linearità nella visione. Persone con grandi competenze nei posti giusti. Questo è quello che dobbiamo cercare di costruire». Per questo sarà importante anche il ruolo di Grosso, unico candidato per il post-Vanoli secondo il direttore sportivo. «Le scelte delle persone credo che si debbano basare sulla conoscenza in termini di intelligenza, valori umani, morali e non solo professionali. Da un allenatore ci aspettiamo che ragioni anche in maniera un po' dirigenziale. Un allenatore moderno deve allenare sul campo, ma deve anche conoscere le difficoltà che può avere un club. Deve conoscere come si comunica, internamente ed esternamente. Queste cose le abbiamo trovate in Fabio Grosso». La nuova Fiorentina nascerà di conseguenza. Nessuno veramente incedibile, perché in caso di offerta irrinunciabile la società valuterebbe la posizione di tutti. Ma dal confronto tra Paratici e Grosso verrà individuata una spina dorsale dalla quale voler ripartire.
NON VIVACCHIARE. Manca un mese al ritiro al Viola Park. Il ds ha tenuto le carte coperte sui singoli, non sbilanciandosi sui casi più scottanti, da De Gea a Gosens. Mentre su Kean la situazione è chiara: si può andare avanti insieme, ma antenne dritte in caso di proposte importanti per club e giocatore. Intanto a Firenze è stato chiesto un altro atto di fiducia. Stavolta, forse, su presupposti diversi. Con un uomo di calcio dal passato importante. «Noi dobbiamo lavorare per far sì che magari a novembre qualcuno sogni – ha chiuso il ds –. Non posso dire adesso ‘sognate’ e poi ciò che prometto non succede. Noi lavoriamo per far sì che la gente sogni. Noi siamo qui per lavorare e costruire qualcosa di importante, che poi ci permetta di sognare». Di sicuro, però, di vivacchiare e di arrivare ottavo Paratici non ne ha nessuna voglia.



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