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Poesio su CorFio: «Il manifesto di Paratici e quel senso di liberazione»

L'editoriale di Ernesto Poesio sul Corriere Fiorentino: «Il manifesto del nuovo diesse sta tutto nella rottura con il passato»

Ernesto Poesio, sul Corriere Fiorentino, parte da una considerazione su Fabio Paratici: da uno come lui è difficile aspettarsi che certe parole siano state casuali, che non avesse ben in mente le classifiche della Fiorentina targata Commisso – risultati che fino a oggi la società aveva invece rivendicato con orgoglio davanti alle critiche e a chi aveva più volte fatto notare come la «dimensione» viola non potesse ridursi alla reiterata partecipazione alla minore delle coppe europee.

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Ed è in questo contesto che arriva, secondo Poesio, la dichiarazione più significativa della lunga conferenza stampa di Paratici: niente «mentalità flat», nessuna accettazione di «arrivare settimo per quattro anni di fila». Parole che Poesio descrive come «una liberazione» da quella mediocrità che negli ultimi anni sembrava essersi impossessata dell'ambiente viola, «alcuni tifosi compresi». Il manifesto del nuovo direttore sportivo sta tutto in questa rottura col passato – che autorizza di nuovo a pensare in grande senza sentirsi in colpa o fuori dalla realtà. A dirlo, sottolinea il giornalista, non sono «dispettosi nostalgici» ma il principale dirigente dell'area tecnica, l'uomo che Joseph Commisso ha scelto personalmente per dare una svolta a una società che fino a oggi – come lo stesso Paratici ha fatto intendere – «non è sempre stata all'altezza della situazione». Anzi.

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Di notizie concrete o anticipazioni, rileva Poesio, non ne sono arrivate moltissime dalla conferenza – né, a onor del vero, era lecito aspettarsene. Ma il vero nemico di Paratici rischia di essere il tempo. Perché se la piazza è pronta ad accordargli un certo credito, a differenza del primo «anno zero» di sette anni fa c'è oggi un passato non esaltante da far dimenticare in fretta. La pazienza non sarà moltissima, avverte il giornalista, e la Fiorentina che sta nascendo dovrà dare segnali di cambiamento il prima possibile. Dopo le parole, anche con i fatti. «Get down to business», chiude Poesio: al lavoro.

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