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Sarri e Grosso si propongono: la grande sfida di Paratici per una Fiorentina attrattiva. Vanoli a difesa del proprio percorso

Giovane o esperto, italiano o straniero, conferma o cambiamento: le settimane delle prime scelte. Palla a Paratici per aprire un nuovo corso

Un punto che vale un altro mattoncino per la salvezza, un pareggio che allunga la striscia positiva (di risultati) ma che non riscuote dalla paralisi di un'annata che da potenzialmente tragica si è trasformata in un lento avvicinarsi al traguardo finale. Anche per le scarse capacità delle rivali in questione. Lo 0-0 contro il Sassuolo, che a Vanoli è comunque piaciuto nella prestazione («Meritavamo i tre punti alla grande, abbiamo avuto tante occasioni, siamo stati dominanti»), tenendo presente le tante assenze, è un altro tassello che va ad aggiungersi al conto alla rovescia per arrivare al gong della stagione. Chiudere possibilmente bene, archiviare in fretta. Far tesoro degli errori, capire come la società vuole ripartire. E da chi vuole ripartire.

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IL DOPPIO SEGNALE. Temi che diventeranno presto d'attualità. Anche se manca ancora la matematica per la salvezza, con il club viola che ha fin qui allontanato ogni riferimento al futuro. Ma è chiaro che Firenze, piazza e tifoseria, abbia voglia di metter da parte in fretta una stagione che tutti avrebbero voluto evitare. E se in primis ci saranno da capire le linee guida che arriveranno dalla famiglia Commisso, sul tipo di impegno fisico ed economico che avrà il nuovo corso, a tener banco è la discussione sul futuro tecnico della squadra. Su chi sarà l'allenatore della ripartenza viola. Facendo cronaca, c'è da registrare una doppia candidatura – al momento indiretta, ci mancherebbe, ma neanche troppo velata – arrivata dagli ultimi due allenatori avversari passati dalla sala stampa del Franchi. Maurizio Sarri e Fabio Grosso. Non a caso due dei più chiacchierati per la prossima stagione.

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APPLAUSI DAI TIFOSI VIOLA. «L'accoglienza del Franchi per me è emozionante aveva detto Sarri, accolto da tante mani battenti due settimane fa per Fiorentina-Lazio –. Nell'anno in cui sono stato fermo è la tifoseria che mi è stata più vicino, forse perché sono cresciuto qui in piazza Alberti. Li ringrazierò sempre, anche se forse non avrò mai la fortuna di allenare la Fiorentina». Poi su Paratici: «Negli ultimi tempi erano più tesi, ma mi fa molto piacere che abbia speso delle parole per me». Un ammiccamento, in una stagione complicata per mille motivi anche per i biancocelesti, che è arrivato dopo tanti segnali lanciati negli anni scorsi. Sarri, insomma, non ha mai nascosto la suggestione di poter allenare la Fiorentina, e lo ha ribadito ancora una volta. Pur sapendo, sentendo l'aria che tira, che potrebbe rimanere un matrimonio mai celebrato.

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L'ORGOGLIO DI GROSSO. E' stata poi la volta di Grosso, domenica pomeriggio al Franchi. «Per me naturalmente è motivo d'orgoglio che in una società e in una piazza così importante girino certe voci, ma rispetto i colleghi e chi lavora all'interno della Fiorentina ha detto il tecnico del Sassuolo –. Sono una persona ambiziosa, mai arrivista. Mi piace sognare in grande. Firenze, la Fiorentina e questa società riscuotono tantissimi consensi. Sono orgoglioso, me lo chiedete e rispondo, ma sono rispettoso del mio club e delle persone che lavorano alla Fiorentina». Per Grosso, che a Reggio Emilia ha fatto un lavoro egregio per qualità del gioco, risultati e crescita dei singoli, Firenze rappresenterebbe uno step in avanti nella sua carriera. Conosce bene Paratici, ha idee interessanti, è ambizioso. Basterà per portarlo a Firenze? Vedremo. C'è da dire che la piazza al momento non sembra particolarmente scaldata da questa prospettiva. Anche perché, nella prospettiva di poter vivere una stagione che sia davvero quella del rilancio, il prossimo allenatore dovrebbe avere esperienza e spalle larghe per sopportare magari qualche passaggio a vuoto.

I PUNTI DI VANOLI. In tutto questo c'è Vanoli. Che, giustamente dal canto suo, difende il percorso fatto e spera di esser confermato sulla panchina viola. «Motivi per cui merito la conferma? Non devo spiegare niente, ci sono i fatti. Amo questa città, siamo vicini a un qualcosa di importante. Di bello. Spero di regalare il centenario alla grande, quando sono arrivato qui ricordo le parole dei tifosi e del Presidente. Sono orgoglioso, ma non sono io a decidere il mio futuro. Parlano i fatti», ha detto post-Sassuolo. Messaggio chiaro, volontà chiara. Lui rimarrebbe molto volentieri, per iniziare un percorso dall'inizio, senza la burrasca che ha dovuto affrontare da novembre. Le riflessioni sono in corso in seno alla società, senz'altro il tecnico ha tanti meriti perché sta portando la nave in porto nonostante tutto. Ma come già scritto su LaViola.it, basta una buona media punti per meritarsi la conferma? Oppure conta anche la qualità del gioco, gli schemi proposti in campo, l'identità di squadra, il rendimento dei singoli? Considerato però che tutto è condizionato, inevitabilmente, dal punto di partenza della sua avventura? Domande che scioglierà la società viola. E in particolare Fabio Paratici, a capo dell'area tecnica.

LA SFIDA DI PARATICI. Senz'altro ricevere un doppio endorsement da due allenatori, seppur diversi, come Sarri e Grosso, ancora tesserati con Lazio e Sassuolo, è un segnale da non sottovalutare. Vuol dire che la Fiorentina, nonostante una stagione disastrosa, ha ancora un appeal sia per chi ha frequentato anche livelli alti (l'ex Juve, Napoli e Chelsea), sia per chi ha voglia di emergere e non teme di restare invischiato nelle difficoltà che potrebbe avere la prossima stagione a Firenze. Ma qui si apre la grande sfida di Paratici. Ovvero rendere di nuovo attrattiva, magari con un respiro più internazionale, la Fiorentina. Fermo restando che dovrà essere in primis la proprietà a delineare i caratteri del prossimo futuro. Si vuole ricostruire su un progetto pluriennale? L'obiettivo sarà l'immediato ritorno in Europa? Magari in Europa League? Si punterà a qualcosa di più? Domande che restano tali in attesa di segnali da Oltreoceano. Poi la palla passerà a Paratici. Un dirigente esperto che ha contatti internazionali e uno status di un certo livello. A lui il compito di ricostruire sulle macerie (tecniche, economiche e nei rapporti con i tifosi) di un'annata complicatissima.


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