Contano solo punti e proiezioni (teoriche)? L’eventuale conferma di Vanoli ricorda quella di Iachini
La situazione su chi sarà l’allenatore della prossima stagione della Fiorentina è in divenire. Tra matematica, punti e filosofie sul futuro
La situazione su chi sarà l’allenatore della prossima stagione della Fiorentina è ancora in divenire. Com’è logico che sia, visto che non è ancora stata raggiunta l’aritmetica salvezza.
CHANCE VANOLI. Che Vanoli abbia delle possibilità di restare sulla panchina della Fiorentina è ormai acclarato. Agli occhi della dirigenza viola, infatti, vengono attribuiti all’attuale allenatore tanti meriti. Non tanto l’aver portato una squadra che era in condizioni disperate alla salvezza, non ancora certificata ma ormai imminente, quanto per aver saputo ridare ad uno spogliatoio in cui volavano i cocci una scossa, una ritrovata unità e una forte dignità. Come terminerà questa stagione potrebbe indirizzare il futuro, della Fiorentina e di Vanoli.
MATEMATICA. Attenzione, la media punti e le proiezioni devono lasciare il tempo che trovano. Per quanto non sia un’opinione, anche la matematica va saputa interpretare. Che questa Fiorentina sia stata costruita male e allenata inizialmente peggio, questo è ormai assodato. Vanoli sta viaggiando con un ruolino da 1,39 punti a partita, ovvero una proiezione da 53 punti. In questa modesta Serie A, con quel punteggio si potrebbe arrivare noni o decimi, nulla di che, o meglio la mediocrità. Se si guarda solamente al ruolino del girone di ritorno il cammino di Vanoli varrebbe il settimo posto, a -2 da quello del Como e meglio anche di chi sta lottando per l’Europa che conta. Come li ha fatti questi punti? Con una mentalità chiara e contingente alla necessità del momento, senza grandi idee di gioco e badando sempre al sodo, provando a prendere più punti possibili e accontentandosi di pareggiare a Lecce, perdendo tempo sull’1-1, fornendo una prova qualitativamente bruttissima com’erano state quelle di Verona o col Pisa. Certo, ci sono state difficoltà, criticità, infortuni, l’aver dovuto rifare la preparazione atletica e aver dovuto dare una mentalità da squadra che deve lottare per salvarsi. Potendo iniziare una stagione da zero, magari incidendo sul mercato, cosa potrebbe fare Vanoli?
COME IACHINI. La domanda non ha risposte. L’anno scorso al Torino, con una rosa normale, fece un campionato da metà classifica, non certo esaltando per qualità di gioco ma neanche rischiando chissà cosa in ottica salvezza. Ed ecco che si torna al discorso della matematica, che non è un’opinione ma che va saputa interpretare. La Fiorentina di Iachini, ad esempio, fece un gran girone di ritorno, raggiungendo la salvezza e vincendo tante gare ‘inutili’ nel finale di stagione, oltre a qualche pareggio fatto di non gioco e barricate. Commisso spinse per la sua conferma, per poi esonerarlo dopo poche giornate nel campionato successivo perché iniziò l’annata con la stessa mentalità. Da lì le cose precipitarono. Il rischio che possa accadere lo stesso oggi c’è. I principi di gioco di Vanoli sono ideali per chi vuol fare una stagione intermedia, per chi deve iniziare a badare al sodo quando la situazione si mette male, come accadde con Iachini (a cui tutti vogliamo bene, sia chiaro, ma la sua storia dice questo).
PASSATO. Allegri parlerebbe di categorie. Ecco, proprio lui. Emblema di un calcio pratico, che funziona fino a un certo punto. Soprattutto se hai giocatori di un certo livello davanti, un centrocampo fisico che fa filtro ed ha qualità individuali, lavorando molto sulla solidità difensiva. Modello applicabile in questa Fiorentina? Impossibile. Troppi i limiti individuali di difensori, centrocampisti e attaccanti. Per fare qualcosa di più di un cammino mediocre, se non hai grandi giocatori a disposizione, servono idee, schemi e proposte che ti permettano di andare oltre. Senza riaprire la polemica sulle finali perse, Italiano fece ciò con Duncan, Venuti, Ikoné, Sottil , Cabral, Jovic (sì, ok, c’erano anche Torreira e Odriozola per un anno, Vlahovic per sei mesi, Nico che è stato più fuori che dentro), Terracciano etc. Eppure la sua prima Fiorentina viaggiava. (arrivò settima e fece 62 punti). Peccato che poi, da lì in avanti, non si ricordi un’operazione di mercato in entrata azzeccata. Ma questo è un altro discorso. A suo modo Palladino è stato molto lungimirante nel capire i limiti di tanti singoli di quella Fiorentina, esaltò Kean e sfruttò il miglior De Gea di sempre, facendo un calcio alla Allegri. Se avesse avuto una rosa più forte, come detto in precedenza, forse sarebbe arrivato anche più in alto. Peccato che non sia riuscito a dare un gioco diverso da quello che funzionava a meraviglia quando c’era da attendere e ripartire, ma che non ha mai funzionato se c’era da affrontare chi si chiudeva. E anche questo è un discorso legato al passato. Così come l’aver preso Pioli facendo un mercato folle, con una squadra che andava bene per il gioco di Palladino, senza essersi resi conto di tante cose che è meglio dimenticare.
FUTURO. Pensando all’oggi e al domani, la domanda vera non sta tanto nella scelta dell’allenatore o nella conferma di Vanoli, quanto cosa vuol fare la proprietà della Fiorentina. Il nome di Paratici è stato da subito visto come una garanzia. Abbiamo visto, però, che anche l’ex Tottenham e Juventus non è infallibile, anzi (Brescianini, Fabbian, Solomon, Rugani e Harrison sono lì a ricordarlo). C’è voglia di rilancio? C’è ambizione? O l’anno prossimo dovrà essere un altro anno di transizione? In quest’ultimo caso, infatti, andrebbe bene anche la conferma di Vanoli, che non ti porta rischi. L’usato sicuro. Ma…le premesse erano altre. Le promesse anche. Se poi, ci fosse la volontà di provare la scalata alle zone altissime della classifica, ovviamente non immediata ma con un progetto pluriennale, val bene ricordare quanto detto sopra: se sei la Fiorentina devi avere idee, proposte e schemi che ti permettano di andare oltre. Nel calcio di oggi, d’altronde, nella Fiorentina non ci sono i Rui Costa, Batistuta, Edmundo, Toldo e via discorrendo. Almeno per adesso.



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