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Il Blog dei Tifosi - Sarri subito!

La proprietà deve ricordare la dimensione viola: lottare per il quinto posto e la Coppa Italia. Ora serve il coraggio di puntare su Sarri secondo Pierre Bayle

Ci si chiede spesso cosa la proprietà voglia fare della Fiorentina, quali siano le sue intenzioni, e si sta lì ad aspettare, oppure si risponde direttamente alla domanda in modo negativo, mostrando pessimismo. Io faccio fatica a pormi l’interrogativo, perché da tifoso viola so benissimo cosa deve fare la proprietà: è la nostra storia a dirlo. La Fiorentina è quinta nella classifica perpetua della Serie A. Il piazzamento più frequente dal 1945 a oggi è il quarto posto, ottenuto 11 volte; 10 volte siamo arrivati quinti, 10 volte sesti. Considerando i due scudetti e le 9 volte in cui ci siamo piazzati secondi e terzi, sono state 42 le edizioni della Serie A in cui siamo arrivati dal sesto posto in avanti, mentre 38 volte dal settimo posto in giù. La Fiorentina è fra le prime 7-8 squadre italiane per numero di competizioni vinte, nazionali e internazionali. In settant’anni di storia delle coppe riconosciute dalla UEFA abbiamo partecipato a 30 edizioni, vincendone una ma arrivando in semifinale dieci volte e in finale sei volte, di cui due negli ultimi quattro anni. 

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Questo significa che qualunque proprietà della Fiorentina ha quantomeno un obiettivo chiaro, di base: deve cercare di arrivare almeno quinta, per centrare la qualificazione all’Europa League, la competizione a cui abbiamo partecipato il maggior numero di volte, sedici. E visto che solo quattro squadre hanno vinto più Coppe Italia di noi, deve cercare di vincere quella competizione. Non è un obbligo centrare costantemente l’obiettivo, è un obbligo attrezzarsi per perseguirlo.

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Armata delle migliori intenzioni, una proprietà può riuscire o meno a ricollocare la squadra dove deve stare, ma credo che il ruolo dei tifosi non sia quello di aspettare una dichiarazione d’intenti, bensì di ricordare alla proprietà qual è il suo dovere, cosa deve fare della Fiorentina, e “aiutarla” a raggiungere l’obiettivo. L’aiuto può essere sotto forma di contestazione quando va tutto male, di supporto alla squadra quando, come quest’anno, si rischia la B, di sostegno convinto quando le cose vanno bene, ma anche di suggerimento quando abbiamo l’impressione che la dirigenza stia girando a vuoto. Si può arrivare anche alla contestazione massima, cioè alla richiesta di cessione, ma qui si entra in un campo difficile, perché, essendo anche un’azienda, è complicato imporne la vendita, mentre è vantaggio comune, per i tifosi e per la proprietà, che tutto proceda per il meglio, anche oltre le aspettative.

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In questo momento siamo in una fase interlocutoria. Insieme ai propositi del direttore sportivo già usciti a mezzo stampa riguardo all’avvicendamento degli staff che lavorano al Viola Park, il primo passo per la preparazione della prossima stagione è la scelta dell’allenatore. Il momento è favorevole alle voci, alle notizie più o meno attendibili, perché la squadra è salva e senza più obiettivi, per cui si attende solo la fine del campionato. Non arrivano buone notizie: allenatori “sondati” più o meno a casaccio, che hanno risposto negativamente, promesse della panchina, più o meno giovani, che aspetterebbero solo la chiamata. Per giunta sembrerebbe che all’interno della dirigenza ci sia una divergenza di opinioni, poiché la parte meno qualificata del gruppo dirigente vorrebbe la conferma di Vanoli. Vediamo quali sono le opzioni sul tavolo.

Premessa: tutti gli allenatori che abbiano ambizioni di carriera puntano a lavorare nel campionato più importante, in Premier League, o in squadre che giocano la Champions League, o almeno un’altra coppa europea. Conseguenza: nessun allenatore straniero verrà ad allenare una squadra che gioca nella squalificata Serie A dei nostri tempi ed è fuori dalle coppe. Conclusione: i presunti “sondaggi” di Paratici su allenatori stranieri, qualcuno per giunta di grande blasone, sono una perdita di tempo, un “provarci” tanto per provarci. Sondaggi fatti peraltro su figure molto diverse fra loro: dal vecchio allenatore “pragmatico” ai profeti del calcio moderno che devono scegliere la prossima squadra di Premier da allenare, segnale di idee poco chiare. C’è da augurarsi che siano state tutte invenzioni.

Non restano che gli allenatori italiani, i quali, se ambiziosi, o fanno parte dell’esigua minoranza dei De Zerbi e dei Farioli, che espatriano subito, oppure devono prima mostrarsi abili in Italia per sperare di ricevere la chiamata dall’estero. È il percorso che stanno facendo due che sono già stati alla Fiorentina: Italiano e Palladino venivano da squadre che lottavano per la salvezza e, dopo essere stati da noi, sono passati a squadre che hanno fatto le coppe europee a livello più alto della Conference League. Il prossimo passo per loro è l’approdo a squadre italiane più qualificate, per poi un giorno essere chiamati dall’estero. Ci riusciranno? Tanti auguri, ma intanto il profilo di allenatore che rappresentano è allo stadio successivo, superiore al nostro attuale status, per cui bisogna guardare più in basso.

Ma cosa troviamo in basso? Il profilo dei predecessori di Pioli sembra mancare in questo momento nel panorama della Serie A. Quali sono gli allenatori “emergenti” che hanno mostrato personalità, carisma, un gioco moderno e innovativo, tali da farli considerare nuovi astri della panchina? Mi pare che il nome di Grosso venga fuori solo in un confronto al ribasso. Quando prendemmo Montella, Italiano, Palladino, avevano dato prova di capacità e di caratteristiche interessanti, ma se penso alla partita contro il Sassuolo faccio fatica a ricordare qualcosa che rubi l’occhio. Magari un gran conoscitore di calcio potrebbe tirar fuori il coniglio dal cilindro e presentare a Firenze un allenatore che viene dalla Serie B. Da quando Antognoni andò a prendere Malesani sono passati quasi trent’anni… potrebbe essere tornato il momento per una mossa del genere? Sarebbe spendibile oggi la “carta Sousa”, cioè un allenatore proveniente da un campionato minore ma già molto evoluto professionalmente?

La dirigenza, prima ancora dei tifosi, sembrerebbe costretta ad accontentarsi di quello che c’è su piazza, ma c’è una variabile, un elemento nel meccanismo che invece spariglia del tutto queste considerazioni e può interrompere il loop degli allenatori emergenti della Fiorentina, questa volta con esito positivo, a differenza dell’ingaggio di Pioli. C’è un allenatore che da anni aspetta di venire a Firenze, un vecchio allenatore, non un allenatore vecchio, già profeta del bel calcio, che ha saputo adeguarsi con l’esperienza alle diverse situazioni senza perdere l’aspirazione a praticare un gioco bello oltre che efficace. Un allenatore che ha esperienza internazionale, che ha allenato dal Sansovino al Chelsea, vincendo un’Europa League e uno scudetto. Un allenatore abituato a gestire spogliatoi e situazioni complicate, ben al di sotto del nostro standard - 12 anni fra C e B - come ben al di sopra: Napoli, Chelsea, Juventus, la Champions League, il vertice della classifica. Un allenatore che sa cosa significa lavorare sotto la pressione di ambienti e dirigenze esigenti - Napoli, Juventus - e in contesti sgangherati e sotto contestazione perenne, con squadre devastate, come la Lazio. Un allenatore che ha visto il calcio dilettantistico e l’efficienza dell’oltremondo inglese.

Un allenatore che non a caso è da anni, e anche quest’anno, primo in classifica ogni qualvolta una pagina web rivolge ai tifosi viola la seguente domanda: chi vorreste voi come allenatore della Fiorentina? La risposta è sempre una sola, chiara e inequivocabile: Sarri! Maurizio Sarri! Sarri è l’uovo di Colombo, Sarri è l’allenatore giusto al momento giusto, quello che mai e poi mai prenderebbe in considerazione una squadra nelle nostre condizioni se l’approdo in tarda età al grande calcio, certe rudezze di carattere e un’immagine tutt’altro che glamour non gli avessero precluso la prosecuzione della carriera ad alti livelli.

Questa dirigenza deve avere il coraggio dell’ovvio, senza andare a cercare improbabili avventure: quello di prendere la soluzione che è lì, a portata di mano, e che aspetta solo di essere presa. E se questo coraggio non ce l’ha, devono essere i tifosi a darglielo. È necessaria una presa di posizione chiara e inequivocabile da parte della tifoseria, che dovrebbe esprimersi per indicare la strada a una dirigenza che parrebbe più disorientata di quanto l’ingaggio di un direttore come Paratici avesse fatto sperare. Una presa di posizione che ricordi alla dirigenza quale squadra sta dirigendo, qual è l’obiettivo minimo a cui è necessario aspirare.

Ci sono ancora da giocare due partite in casa prima della fine della stagione: è necessario sfruttarle per chiedere alla dirigenza di fare il suo dovere, cioè cercare di arrivare quinti e di vincere la Coppa Italia. Il che, nel momento attuale, significa cominciare con l’ingaggio di Maurizio Sarri. Va chiesto dalla curva, con cori e striscioni, va chiesto da ogni settore dello stadio, senza sosta per due domeniche. Dopodiché, se la dirigenza sceglierà di fare altrimenti e le cose dovessero andare bene, faremo complimenti e ringraziamenti, ma se le decisioni prese dovessero rivelarsi “incongrue”, non saranno stati i tifosi ad assecondare il ridimensionamento. Chiedere l’ingaggio di Sarri oggi significa dimostrare consapevolezza di noi stessi verso proprietà e dirigenza, e ricordare loro qual è “la nostra dimensione”: la Fiorentina deve tornare a lottare per i primi cinque posti. Diversamente, un approccio passivo asseconderebbe con rassegnazione il disorientamento della dirigenza e l’assenza della proprietà.

di Pierre Bayle

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