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CorSport – Kean per la ripartenza viola: «Lo vogliamo, ma non siamo padroni del nostro destino»

Paratici in conferenza ha dichiarato di puntare sul centravanti, ma in caso di offerte irrinunciabili potrebbe salutare

«C'è la volontà di costruire una Fiorentina competitiva e duratura», scrive il Corriere dello Sport - Stadio riportando le parole di Fabio Paratici nella conferenza stampa di ieri, che doveva essere di consuntivo e che è diventata per forza di cose di prospettiva. Il direttore sportivo ha parlato di voler costruire una Fiorentina di profilo nazionale e internazionale – non solo sotto l'aspetto tecnico, ma anche organizzativo-societario – chiedendo esplicitamente un atto di fiducia: «Se avverrà in un anno non lo so, ma in due ne sono convinto».

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TEMPO, LAVORO E PAZIENZA. Paratici ha troppa esperienza per andare oltre una visione d'insieme, e i tifosi che si aspettavano qualcosa di più invogliante dopo una stagione di pensieri cupi si sono dovuti accontentare di una lucida analisi del modo in cui bisogna fare calcio al Viola Park. «Esiste sempre una correlazione tra sogno e obiettivo e noi dobbiamo avvicinarli il più possibile tra loro», ha detto. Per realizzarlo «ci vogliono tempo, lavoro e pazienza. Io non racconto favole per promettere cose che non si possono verificare. Io racconto la costruzione di possibili fatti che a novembre, se si realizzano, possono far sognare i tifosi. Ho una mentalità molto competitiva: non accetto da me stesso d'arrivare ottavo per quattro anni di fila, quindi nemmeno dal mio club. Posso accettare di arrivare 14° per arrivare sesto, quarto, terzo l'anno successivo».

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FIDUCIA IN MOISE. Sul fronte Kean, il ds ha mantenuto la linea del realismo: «Stiamo parlando con Moise e il suo entourage. È un patrimonio del calcio italiano e della Fiorentina, poi io ci sono particolarmente affezionato: speriamo e vogliamo che sia il nostro centravanti. Però, come tutti i club tranne cinque o sei, non siamo completamente padroni del nostro destino in caso di offerte alla società e al diretto interessato: credo sia una risposta sincera e rispettosa nei confronti dei tifosi». Chiara anche la spiegazione sulla scelta di Grosso: «Siamo stati concentrati fino all'ultimo minuto dell'ultima giornata su Vanoli, che è stato bravissimo – ribadisco, bravissimo – a portarci fuori da una situazione complicata. Poi si è chiamati a prendere una decisione non su quello che è stato fatto, ma su quello che si potrà fare. Alla fine abbiamo scelto Grosso come unico profilo: non è il mio tecnico, ma della Fiorentina, scelto da tutti noi perché pensiamo sia la persona giusta. Un allenatore oggi deve non solo allenare – deve capire le esigenze del club, le difficoltà nel prendere un determinato calciatore, deve saper comunicare con l'interno e con l'esterno. Queste caratteristiche le abbiamo trovate in Grosso».

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