Il Blog dei Tifosi - Dagli inferni al Paradiso
La stagione viola richiama Dante: smarrimento, cadute e una sola missione davanti a tutte, ritrovare punti e identità
Firenze è la città di Dante Alighieri, conosciuta nel mondo per essere stata il centro del Rinascimento, ma anche per la Divina Commedia. E, quest'anno, allora che la Fiorentina celebrerà ad agosto il suo Centenario, ha deciso di far vivere ai suoi tifosi tutto il cammino effettuato da Dante, dall'inferno, passando dal purgatorio, per arrivare al paradiso. Tutto il dilemma del tifoso sta nel fatto che dubita dell'esistenza stessa del paradiso simboleggiato dalla salvezza della Fiorentina, e magari dalla vittoria della Conference League. E infatti, non sta al tifoso (o al povero Cristiano) decidere cosa c'è in paradiso, e quando questo luogo di pace e felicità sarà raggiunto.
La Fiorentina, come lo sappiamo, non è una squadra come le altre. È forte, è importante, ha una lunga storia, però non vince il campionato da sessant'anni, quasi un'eternità. La maggior parte dei tifosi viola non si ricorda più cosa significa vincere dominando tutte le altre squadre. E per lo più, la Fiorentina ha una dimensione mistica abbastanza predominante nella sua storia moderna, riuscendo troppo spesso a generare situazioni dove terra e cielo si toccano. Nel caso del povero Davide Astori, il cielo ha avuto la meglio sulla terra, come anche nel caso del compianto Joe Barone, e del presidente Rocco Commisso. Invece nel caso di Edoardo Bove, la vita è stata più forte, lasciando però un grande vuoto e una nuvola di ghiaccio al suo posto in campo.
A fine novembre 2024, la Fiorentina di Raffaele Palladino aveva pensato di poter toccare le stelle, portando a Firenze una felicità e un'effervescenza calcistica quasi dimenticate. Tutti i giornali titolavano: «Sfida per il primo posto tra Fiorentina e Inter». E, infatti, quel primo dicembre, la perdita sportiva di Bove fu per la squadra come perdere un'ala in mezzo ad un volo. Se Bove non avesse avuto questo malore, la Fiorentina sarebbe probabilmente andata in Champions League, e Raffaele Palladino sarebbe ancora a Firenze.
Quindi i tifosi della Fiorentina hanno avuto molte occasioni di studiare, da un punto di vista calcistico, l'affresco poetico di Dante Alighieri. Ogni volta che pensavamo quasi di toccare il paradiso, ogni volta che vedevamo nella distanza il volto sorridente di Beatrice, una nebbia fitta calava e un vento gelido soffiava, facendoci ripiombare nel purgatorio. E, questa stagione, siamo addirittura caduti negli inferni. Al plurale, perché sono molteplici. E ogni volta che si vede la luce, un tulipano viola, una fenice che rinasce, un veliero che gonfia le vele, ci diciamo tutti che quest'incubo è finito. E invece, quattro partite dopo, la squadra ricade in un'altro posto sperduto di questo reame oscuro, e ci ritroviamo di nuovo a ricercare la luce, e a chiederci perfino se questa luce esiste, o no.
Il dubbio mentale è il peggiore. Quando siamo negli inferni, non abbiamo più nessuna certezza, nessuna ancora di salvataggio, nessun isolotto dove prendere rifugio. I gufi volano nel cielo, cantando notizie sempre più buie, vere, inventate, non sappiamo neanche. Il povero tifoso si sente annaspare, annegare, assalito dai più crudeli dubbi.
Un ciclo di partite decisive aspetta la Fiorentina. Il Parma e il Rakow al Franchi, poi la Cremonese e di nuovo il Rakow in trasferta. Se questi giocatori vogliono avere una chance di farsi perdonare e di non essere ricordati come la peggior squadra che non abbia mai indossato la maglia viola, devono scuotersi. Devono cercare di vincere ogni gara di campionato, e quando è impossibile vincere, almeno pareggiare. E, contrariamente a ciò che molti dicono e pensano, i giocatori devono fare il possibile per passare il turno e andare avanti in Conference League. Sono i giovani e quelli che giocano il meno che devono giocare in questa competizione, con lo stesso spirito che la squadra ha avuto nella gara d’andata contro lo Jagiellonia, vinta tre a zero. Bisogna dimenticare il calcio champagne.
La Fiorentina deve giocare in modo pragmatico, difendendo con ordine, e cercando di segnare a ogni contropiede. Quest'anno tutti i problemi sono nati dalle incertezze di De Gea tra i pali, che non trasmette alla squadra la sicurezza necessaria, e dall'incapacità di Kean di segnare. Erano i nostri prodi cavalieri la scorsa stagione, tuttavia quest'anno c'è un velo oscuro che impedisce a loro (e a molti altri giocatori) di giocare al loro vero livello. Forse è un'esperienza collettiva che i giocatori della Fiorentina hanno deciso di fare, entrando nella realtà poetica degli inferni di Dante, scommettendo che ce l'avrebbero fatta ad uscirne. Però, in cammino, i giocatori si sono completamente persi, e con loro, la società. Perché ad esempio questa squadra non è stata mandata in ritiro da fine ottobre in poi? Il monte ingaggi è il settimo, quindi la Fiorentina dovrebbe essere intorno al settimo posto. Se è 16esima (o ultima come lo è stata a lungo) vuol dire che i giocatori stanno prendendo molti soldi per prestazioni molto al di sotto del loro livello. O i giocatori devono abbassarsi lo stipendio al livello dei giocatori di Pisa, Lecce e Cremonese, oppure devono scuotersi.
Basta uscite, concerti, sfilate, viaggi, finché la Fiorentina non torna almeno al settimo posto in campionato. La dirigenza avrebbe dovuto fare questo ragionamento parecchi mesi fa, dando una mano agli allenatori (Pioli, e poi Vanoli) facendo stare i giocatori in ritiro in modo abbastanza continuo. Il grande errore è stato accettare questa situazione, renderla normale, e mettersi a parlare di sfide salvezza cruciali (che puntualmente la Fiorentina perdeva, tranne contro il Pisa, e contro la Cremonese che era a quel momento a metà classifica). Quando in realtà ogni vittoria porta tre punti, che sia contro il Bologna, il Como, o il Pisa.
La Fiorentina è scesa in campo a Udine con la "Tabella Ferrari" in mano, sapendo che non era necessario vincere, perché non era uno spareggio salvezza. I giocatori si sono adeguati a un livello di mediocrità galattica. Se la Fiorentina fosse scesa in campo ad ogni partita con lo stesso spirito con il quale ha giocato contro il Como, sarebbe già in una posizione tranquilla di classifica.
Comunque, non serve a nulla recriminare il passato. Ora bisogna vincere contro il Parma, e se non si vince, bisogna mandare i giocatori in ritiro fino a fine stagione. Anzi, io li manderei in ritiro già da oggi (e l'avrei fatto anche tre mesi fa). Perché la squadra soffre del fatto di non essere squadra, di entrare talvolta con le gambe molli in campo, e di cali di concentrazione a fine partita. Queste sono cose che si possono correggere: la prova, la Fiorentina è stata capace di battere il Como che non perde da più di un mese.
E la Conference League deve essere l'obiettivo delle cosiddette seconde linee, e dei giovani, che devono dimostrare di essere all'altezza. Non devono scendere in campo per fare il post Instagram dopo. Oh no, devono scendere in campo come lo Jagiellonia l'ha fatto contro di noi al Franchi, correndo come dannati e sputando fuoco. Io farei giocare Braschi, e parecchi altri giovani. Vorrei vedere qualcuno di diverso da De Gea in porta. Però, prima di ogni partita di Conference League ci vuole un confronto tra società, allenatore e questi giocatori, chiedendo a loro di dare l'anima in campo, e di giocare come se fosse, ogni volta, la partita della loro vita.
Perché i vari Rubino, Amatucci, Harder non sbocciano più da noi? Per la semplice ragione che non hanno mai una chance di giocare, e quando entrano per una quindicina di minuti, sono timidi e impauriti. I giovani devono scendere in campo inferociti, ma qui la colpa è anche della mentalità della nostra società e del movimento calcistico italiano in generale.
Invece di andare a cercare Di Gregorio dalla Juventus ad esempio, perché non fare giocare Martinelli che ha stregato la porta della Sampdoria che incassava gol con la stessa facilità della Fiorentina prima? Perché non puntare con molta forza sui ragazzi della nostra Primavera? Imparare questo sarebbe un modo di salvare quest'annata, di mettersi alle spalle gli inferni, e di guardare al futuro con più ottimismo. I giocatori giovani mancano di personalità, fanno parte di questa generazione che vive per i social. Bisogna aiutarli, guidarli e farli giocare, chiedendo tantissimo da loro.
E devono tutti imparare a fare la vita da atleti (ed ecco perché stare in ritiro aiuterebbe tantissimo la Fiorentina). Sono pagati milioni per correre dietro ad un pallone. Beati loro! Però devono onorare questa fortuna e grazia che hanno. Altrimenti cadono in quei sette peccati descritti dalla Divina Commedia, e ripiombano negli inferni.
Per uscirne, ci vuole virtù. Da parte della squadra, della società, della stampa e dei tifosi. Solo quando tutti remeranno dalla stessa parte, si potrà di nuovo sognare di paradiso. E per farlo, ci vuole anche un po' di fede, anche quando i tempi sono bui.
di Erik Vincenti Zakhia
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