Pisa retrocesso, Corrado: «Abbiamo sottovalutato la Serie A. Il nostro errore...»
Le parole dell'amministratore delegato dei nerazzurri dopo la retrocessione
Pisa retrocesso dopo una sola stagione in Serie A. Dopo la sconfitta casalinga per 2-1 contro il Lecce, è stato l'ad Giovanni Corrado a parlare della stagione dei nerazzurri: «Tante volte ci siamo interrogati per cercare di capire cosa potesse mancarci: se fosse un problema di gol fatti, di tenuta difensiva, di scelte o di sostituzioni. In realtà, credo che ci sia mancata l'esperienza stessa della Serie A, la reale conoscenza della categoria. E non mi riferisco solo ai giocatori, perché questo gruppo ha dimostrato ancora oggi di essere formato da ragazzi veramente speciali. Credo che la città di Pisa debba essere orgogliosa di averli avuti qui, non solo per lo storico traguardo raggiunto l'anno scorso, ma per il grande attaccamento alla maglia che hanno sempre dimostrato. Purtroppo l'esperienza ci è mancata. Abbiamo pagato probabilmente un errore di valutazione commesso in estate: non abbiamo compreso appieno quali fossero le reali necessità per mantenere questa categoria. Inoltre, ci siamo scontrati con il problema del nostro 'appeal' sul mercato. Se in Serie B il progetto del Pisa rappresentava qualcosa di straordinario, in Serie A ci siamo scontrati con una realtà in cui la competizione nazionale ed europea è altissima. Queste sono dinamiche che riesci a capire fino in fondo solo vivendole sulla tua pelle. Il paradosso del calcio è che oggi retrocediamo, ma magari tra sedici mesi vedremo tanti di questi ragazzi giocare stabilmente in altre squadre di Serie A. E allora verrà spontaneo chiedersi: 'Ma come mai da noi, tutti insieme, non hanno funzionato?'. Purtroppo la risposta è che, a volte, certe alchimie e certi incastri semplicemente non funzionano. Il dato di fatto è che oggi retrocede una squadra neopromossa dalla Serie B, che agli occhi di molti sembrava la principale candidata alla retrocessione fin dal primissimo giorno. Noi abbiamo cercato in ogni modo di fare di tutto per provare a invertire questo pronostico, ma purtroppo non ce l'abbiamo fatta. Mi dispiace davvero molto. Nonostante l'amarezza di oggi, io credo fermamente che questo progetto abbia aperto degli spiragli e costruito basi solide che a Pisa non si erano mai viste. Sono convinto che tutto il lavoro fatto finora potrà portare questa società a ritrovare la Serie A, permettendole di affrontarla e mantenerla in maniera molto più stabile la prossima volta».
FUTURO. «Sapere che a Pisa sono dovuti passare dieci anni per assistere a una retrocessione non è un dato per nulla banale. Quando noi siamo arrivati a Pisa, la Serie B era un sogno e la Serie A era vista come un vero e proprio miraggio. Oggi, il solo fatto che retrocedere in B ci veda tutti così profondamente delusi e amareggiati, significa che in questi anni sono stati fatti dei passi in avanti enormi. Credo che il Pisa abbia alle spalle una proprietà forte e per certi versi unica in tutto il panorama calcistico italiano. Per questo motivo mi sento di dire che la piazza e i tifosi possono stare assolutamente sereni».
ERRORI. «L'errore principale è stato quello di sopravvalutare la nostra squadra e il lavoro straordinario che avevamo fatto l'anno scorso. Eravamo convinti di avere tra le mani una realtà molto più pronta per affrontare la Serie A rispetto a quanto si è poi effettivamente rivelata sul campo. Il secondo grande errore, di pari passo, è stato quello di sottostimare il peso e le difficoltà di tutto il contesto della massima serie rispetto alla nostra dimensione. Eravamo abituati a un altro tipo di scenario e l'impatto con questa nuova realtà, evidentemente, ha richiesto un conto molto più alto di quello che ci aspettavamo. Per sei anni siamo stati abituati a essere la realtà 'straordinaria' della categoria in cui ci trovavamo. Poi c'è stato l'impatto violento con la Serie A, un campionato in cui ci siamo resi conto che tutto quello che noi avevamo da offrire era considerato semplicemente 'ordinario'. Questa è stata senza dubbio una nostra sottovalutazione importante. Ci tengo però a ribadire un aspetto fondamentale: la nostra fortuna è che, in mezzo a tutte le decisioni prese quest'anno, giuste o sbagliate che fossero, non è mai stata messa in pericolo la salute economico-finanziaria del club. Oggi abbiamo in rosa tanti ragazzi giovani di proprietà che garantiscono una continuità solida a questo progetto sportivo. Vi assicuro che non è un aspetto banale: se guardiamo agli ultimi dieci anni di calcio in Italia, abbiamo visto fin troppi casi in cui la perdita della categoria non è stata solo una semplice retrocessione sportiva, ma l'inizio di crisi societarie gravissime. Abbiamo visto fin troppi casi di club che hanno provato a barattare la propria stabilità economica pur di rincorrere disperatamente una salvezza».
EQUILIBRIO. «Nel calcio, per comprare esperienza a stagione in corso tante volte sei costretto a barattare la salute e la stabilità finanziaria della società. Ci sono operazioni che possono riuscire bene e altre meno; noi ci abbiamo provato e purtroppo non ha funzionato. Ma il punto è un altro: a gennaio, nella posizione di classifica in cui ci trovavamo noi, fare determinate scelte ti espone al rischio altissimo di riempirti la rosa di giocatori costosi che poi, l'anno successivo, non ti servono più o diventano un peso insostenibile. Se avessimo preso giocatori più esperti avremmo potuto avere qualche punto in più, ma se la mossa non avesse funzionato e fossimo retrocessi lo stesso l'anno prossimo avremmo dovuto affrontare problemi economici e gestionali infinitamente più grandi rispetto a quelli che, invece, avremo ripartendo da questi ragazzi giovani e di proprietà. E poi sul mercato, e in particolare quando cerchi l'esperienza, non sempre 'volere è potere'. Spesso si pensa che basti avere la volontà di prendere un giocatore per riuscirci, ma per una squadra come il Pisa, affacciatasi in Serie A per la prima volta dopo 34 anni e in lotta per non retrocedere, non sempre riesce a portare a casa un giocatore. Noi non ce lo saremmo mai immaginato un epilogo del genere, considerando quello che rappresenta il Pisa, l'importanza del nostro territorio e il calore di questa piazza. Però, quando sei lì a lottare e guardi in faccia la realtà della classifica, alla fine ti ritrovi quasi a doverti rispondere: 'Ma chi deve retrocedere, se non il Pisa?'. Allora cerchi di farti venire delle idee per colmare il divario, cerchi in ogni modo di compensare questo gap».
LA B. «A un certo punto bisognava guardarsi in faccia e dire: 'A questo livello siamo ancora troppo bassi per la Serie A'. Invece noi abbiamo immaginato di potercela fare. Probabilmente eravamo troppo lontani da quella che è la reale dimensione della massima serie. Ma nel momento in cui retrocedi con dei ragazzi del 2002, 2003, 2004 o 2005, hai comunque in mano dei patrimoni che ti danno la possibilità di garantire un percorso futuro e una stabilità alla società. Se la stessa cosa la fai con quattro o cinque giocatori di 30 anni, il discorso cambia radicalmente. In una piazza con la dimensione del Pisa, l'obiettivo strutturale deve essere chiaro: dobbiamo garantire la Serie B come categoria di stabilità assoluta e puntare a conquistare la Serie A il più spesso possibile. Questa è un'identità e una solidità che non dobbiamo mai perdere. Noi siamo entrati in società tra il 2016 e il 2017. Fate il conto di quante società di quella Serie B, che all'epoca era a 22 squadre, sono ancora a questi livelli. Tre. Noi, il Frosinone e il Verona. Tutte le altre, in questi dieci anni, o sono retrocesse in Serie C oppure sono direttamente fallite».


Lascia un commento