Mercato funzionale, ma a metà. Basterà per salvarsi? Ora Vanoli ci metta del suo
Il cambio modulo, cinque nuovi arrivi ma anche passi indietro preoccupanti nelle prestazioni. Rinnegato gran parte del mercato estivo
E' finito anche il calciomercato invernale 2025/2026. Mezza rivoluzione doveva essere, e mezza rivoluzione è stata. In primis con l'epurazione di quei giocatori che più di tutti avevano deluso le attese alla riprova del campo, non trovando ossigeno neanche dopo l'arrivo di Vanoli. Poi con l'inserimento di pedine funzionali al nuovo modulo tattico, ma senza andare a prendere alcuni elementi in grado di alzare in maniera netta il livello. Soprattutto in difesa e in mezzo al campo. Insomma, che la Fiorentina abbia sulla carta la rosa per salvarsi ci sta, ma che si possa stare tranquilli con questa squadra e con le operazioni effettuate a gennaio è tutto da verificare. Anche perché, ormai si è capito, la carta, le potenzialità e le prospettive per questa Fiorentina valgono zero. C'è da dimostrare sul campo, come non fatto fino ad ora, di meritare la permanenza in Serie A. E, perché no, magari non sfigurare in Conference.
ESTERNI. Andando con ordine, la Fiorentina si voleva rinforzare sulle fasce per il passaggio tattico dal 3-5-2 al 4-1-4-1, andando a coprire le mancanze (che errore non tenersi neanche mezza alternativa) lasciate in estate. Sono arrivati Solomon, che qualcosa ha già dimostrato (deve crescere fisicamente, ma almeno è uno che punta l'uomo e davanti si fa sentire), e Harrison, che invece nelle prime apparizioni ha lasciato molto a desiderare. Primi sprazzi, ma le impressioni non sono un granché sul conto dell'inglese. La sensazione è che Parisi ne giocherà molte sulla destra.
A CENTROCAMPO. In mezzo al campo dentro i due investimenti anche per il futuro, in caso di salvezza: Brescianini e Fabbian, mezz'ali di inserimento che garantiscono certe caratteristiche (proiezioni offensive) ma non altre (interdizione o sostanza in copertura). Se la Fiorentina rimarrà in Serie A, sborserà oltre 25 milioni per loro due. Via Sohm, in prestito con diritto di riscatto al Bologna dopo che era stato pagato 15 milioni in estate, interrotto il prestito di Nicolussi Caviglia, via anche Richardson. Niente da fare invece né per un vice Fagioli, né per un centrocampista più muscolare che poteva servire per battagliare in mezzo al campo. Mancanze non da poco, specie perché se c'è da lottare con il coltello tra i denti, o coprire spazi (spesso voragini), questa squadra ha dimostrato di avere poche risorse (e pochi attributi, se vogliamo).
UN DIFENSORE… TITOLARE O NO? Poi in extremis è arrivato Rugani, il difensore che anche numericamente mancava. Partiti Viti e Pablo Marì, la Fiorentina per giorni ha aspettato qualche occasione migliore (soprattutto Dragusin, che però non ha mai aperto realmente), poi è andata a chiudere per il centrale della Juventus. Un giocatore che può essere utile, se regge fisicamente, ma che a bocce ferme non alza la qualità di un reparto quasi sempre in difficoltà. Tanto che la stessa Fiorentina sperava di poter prendere altro, mentre il giocatore ha aperto al trasferimento solo dopo ore di riflessione. Si vedrà. Mentre è saltata l'idea di prendere un terzino destro: il Cagliari non ha aperto su Zappa, mentre è sfumato in extremis l'arrivo del classe 2005 Nedejkovic dall'Aston Villa (via Lipsia) essenzialmente per ‘colpa’ dei tedeschi che non volevano interrompere il prestito in essere. Insomma, la Fiorentina un terzino voleva prenderlo ma è rimasta senza.
RIMASTI. Un mercato sostanzialmente a saldo zero, come ci si aspettava, senza acuti in grado di alzare il coefficiente di personalità e di qualità della squadra. Funzionale a metà, quindi: da una parte sono stati piazzati i giocatori che non rientravano nel progetto, va bene, dall'altra chi si aspettava trattative scoppiettanti è rimasto deluso. Anche perché la Fiorentina non ha proprio questo grande appeal al momento, è normale. E se la vicenda Kouame si è chiusa con il giallo (ufficiale al Verona, anzi no, contratti non validi), ma succede se ti riduci all'ultimo minuto, alla fine è rimasto anche Fortini: niente rilancio della Roma, ora la partita si sposta sul rinnovo che sarà fondamentale per garantirgli un futuro in viola. Mentre Gosens già aveva allontanato ogni ipotesi di cessione, nonostante il muro non eretto dalla società sul suo conto (come in estate).
RINNEGATO IL MERCATO ESTIVO. Una sessione in cui ha evidentemente lavorato sottotraccia anche Fabio Paratici, insieme a Roberto Goretti. Il lavoro del prossimo ex Tottenham, da mercoledì, sarà non solo di programmazione per il futuro, ma anche di supporto quotidiano sul campo al Viola Park. Una figura dirigenziale importante, un punto di riferimento calcistico di spessore che tante volte è mancato negli ultimi mesi (ma anche andando indietro nel tempo). Resta il fatto che, comprendendo anche Rugani al discorso fatto sopra, la Fiorentina ha già ipotecato una trentina di milioni di spesa in caso di auspicata salvezza. Non pochi. Mentre di fatto è stato rinnegato quasi in toto il mercato estivo: Dzeko, Sohm, Nicolussi Caviglia, Viti subito fuori, sono rimasti Fazzini (respinto il tentativo del Bologna, è finalmente rientrato dopo oltre 2 mesi ai box) e Piccoli (che tra l'altro non poteva trasferirsi altrove perché aveva già giocato anche con il Cagliari in coppa ad inizio stagione). Oltre a un Lamptey sul quale pendono diversi interrogativi fisici.
TOCCA AL MISTER. Ora toccherà anche a Vanoli. Non perché questa sia una rosa perfetta, ma perché ha avuto una voce chiara per indirizzare partenze e nuovi arrivi. Dal punto di vista tecnico e tattico. Ha ripetuto, anche nelle ultime settimane, di volere una squadra che arrivi a salvarsi attraverso il gioco, e il mercato è andato di conseguenza. Deve metterci del suo, soprattutto, perché finora non è riuscito a tirare fuori la Fiorentina dalle sabbie mobili. Ha traballato dopo i due soli punti nelle prime cinque uscite di campionato, poi sembrava riuscito ad aver trovato un senso alla sua squadra con 11 punti in 6 partite tra l'Udinese e Bologna. Ma proprio quando si pensava di poter tirare su la testa, ecco la tripla mazzata in una settimana tra Cagliari, Como e Napoli. Sconfitte diverse, ma segnali similari: altro che fuori dalla crisi, questa squadra – tra presunzione, confusione tattica, errori cronici, approcci disastrosi e atteggiamenti irritanti – deve ancora dimostrare tanto e tanto ancora. E l'allenatore, in questo, ha le sue ovvie responsabilità. Basta sentire le sue dichiarazioni, oltre alle prove del campo.
IN 40 GIORNI. Insomma, ora si tira una linea: con questi c'è da salvarsi. Si può fare, ma c'è da pedalare. Chi c'era deve dare di più, chi è arrivato deve calarsi in fretta nella situazione, chi guida la truppa deve trasmettere concetti chiari e giusti. E chi sta fuori dal campo (la società) deve supportare al meglio una squadra troppo fragile per essere lasciata sola. Nei prossimi 40 giorni la Fiorentina si gioca tantissimo, e capirà se dovrà lottare punto a punto fino alle ultime giornate o se saprà tirarsi fuori in anticipo dalle sabbie mobili. Torino, Pisa e Parma in casa, Como, Udinese e Cremonese fuori, con in mezzo il playoff con lo Jagiellonia. Da qui al 15 marzo l'imperativo è trovare un modo per far punti negli scontri diretti e contro le medio-piccole, impresa riuscita pochissime volte fin qui (la Fiorentina è la peggiore del campionato in entrambi i casi). Ma se il trend rimarrà quello avuto fin qui, evitare la retrocessione sarà durissima.



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