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Da Balbo a Kouadio, i giovani di Vanoli. Braschi spera in un'altra chance

Il risentimento del tecnico per il "polverone" post-Sassuolo. Dalle giovanili azzurre ai ragazzi che hanno giocato in viola

Se n'è parlato tanto, in questi giorni. Paolo Vanoli e il mancato ingresso del giovane Braschi contro il Sassuolo. Senza Kean e Piccoli, con Gudmundsson adattato a falso nove. Ma il tecnico, che pure aveva fatto scaldare l'attaccante classe 2006, ha preferito dare fiducia all'islandese che stava facendo cose discrete. E lo stesso probabilmente farà, almeno dall'inizio, a Roma. Ancora fuori Kean, Piccoli in forte dubbio. Ma il canovaccio di partenza dovrebbe essere il solito, con il 10 ancora davanti.

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IN FASCIA. Vanoli si è a dir poco risentito per il "polverone" post Sassuolo. Anche perché in campo dall'inizio, contro i neroverdi, c'era un altro classe 2006, Balbo, al quale ha dato tanta fiducia negli ultimi tempi. «Io credo molto nei giovani. Non so quanti allenatori avrebbero fatto giocare Balbo nelle partite importanti o decisive. Si sta allenando con noi, sta facendo benissimo in Primavera. Sono veramente contento. Oggi non avrei avuto nessun problema a mettere dentro Braschi, ma Gud stava facendo bene e gli mancava solo il gol», ha spiegato domenica scorsa. Già, Balbo è uno dei ragazzi che si stanno mettendo in mostra durante la sua gestione in viola. In un contesto complicato, inevitabilmente, dalla lunga rincorsa in campionato. Per il nazionale venezuelano 8 presenze per 282 minuti con Vanoli. Un po' acerbo forse, ma grande corsa e tanta determinazione.

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GLI ALTRI GIOVANI. Braschi, invece, spera in un'altra chance. Dopo il finale contro il Rakow in Conference che gli ha fatto raccogliere applausi con anche un buon impatto sul match. Tra i 2006 il più utilizzato da Vanoli è stato Niccolò Fortini, 18 presenze con 812' giocati. L'esterno si è destreggiato soprattutto come terzino, ma dopo un impatto iniziale interessante ha via via commesso anche errori importanti. Normale per un giovane, specie nel momento più complicato della stagione. Tant'è che Vanoli si è affidato a Fortini soprattutto in Conference (6 partite su 6 prima dello stop fisico), mentre in campionato è rimasto più volte a guardare le corse di Dodo. Anche se le ultime 9 partite le ha saltate per infortunio. Sei invece le presenze per Kouadio, altro 2006, tra difesa e fascia destra, per 159'. E se Puzzoli ha assaporato l'esordio in maglia viola nel finale di Londra contro il Crystal Palace, anche Martinelli aveva avuto un'occasione nella sconfitta europea a Losanna. Comuzzo, classe 2005, non ha sempre sfruttato l'occasione nelle 27 partite giocate, mente uno dei (grandi) meriti di Vanoli è la valorizzazione del 2004 Ndour, con 32 presenze condite da qualche ottima prova, 4 gol e 1 assist.

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PRIMA DEI VIOLA. Su Vanoli c'è da ricordare anche il percorso da allenatore. Partito proprio nelle giovanili dell'Italia, dove tra Under 18 e Under 19 ha cresciuto i vari Barella, Dimarco, Meret, Locatelli, ma anche Pessina, Cutrone, Luperto e Giuseppe Pezzella. A Venezia puntò forte sul 21enne americano Busio, tra i più utilizzati con 63 presenze (7 gol e 5 assist), ma anche sul coetaneo Ellertsson (55 presenze) e su Tessmann (67 partite giocate), giocatori non del vivaio ma da "sgrezzare". A Torino invece aveva puntato tanto sul 19enne Njie (anche in granata aveva spesso problemi di attaccanti), autore di 17 presenze con Vanoli, oltre a dare ampio spazio in regia al 21enne Gineitis (31 presenze). Erano state invece 16 le presenze per il 21enne terzino Dembele, 5 per il 19enne Percium, oltre a manciate di minuti per i giovanissimi Cacciamani, Gabellini, Dellavalle e Ciammaglichella.


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