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CorSport - Fiorentina, solo un morso. Poi al Franchi c'è solo il Como

Il vantaggio di Piccoli in apertura illude i viola, che vengono poi rimontati dalla squadra di Fabregas, dominante a tratti

Prima il campionato, ha deciso Paolo Vanoli. Rivoluzionando la squadra al pensiero del Napoli, da incontrare sabato al Maradona. Così la Fiorentina è uscita naturalmente e logicamente dalla Coppa Italia, scrive il Corriere dello Sport - Stadio. Va avanti il Como, che sfiderà il Napoli ai quarti, al termine di una partita che i due allenatori hanno interpretato appunto da Coppa Italia: un intermezzo dentro questioni più grandi. Sicuramente per la squadra viola, che archivia l’ottava sconfitta al Franchi dall’inizio della stagione, sommando le tre competizioni. Così, non per dire.

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LE SCELTE. Vanoli ne cambiava otto rispetto al Cagliari (Dodo fuori per una contusione alla coscia destra, Mandragora per lombalgia), faceva debuttare l’esterno sinistro venezuelano Balbo classe 2006, rimetteva Christensen tra i pali a distanza di quasi ventuno mesi (5 maggio 2024) dall’ultima volta in viola del portiere danese, schierava titolare Fazzini che non giocava dal 27 novembre in Conference League contro l’Aek e si affidava ancora al 4-1-4-1 con Ndour a fare Fagioli ovviamente a modo suo. Fabregas, invece, ne proponeva cinque differenti rispetto alla formazione di partenza con il Torino, dando ampia libertà di scelta ai suoi per leggere lo spartito del 4-3-3 meno classico che si può.

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BOTTA E RISPOSTA. Il frullato di nuovi giovava subito alla Fiorentina, che partiva meglio e più incisiva per colpire i lariani nei loro possibili punti deboli, cioè il possesso palla (65 per cento nei 45 minuti iniziali) anche se impreciso e la disposizione imperfetta in fase difensiva con la squadra sbilanciata in avanti. E proprio così Balbo impegnava Butez in uscita (4’), poi Piccoli segnava l’1-0 sull’assist di Fabbian con un tiro in corsa approfittando della marcatura larga di Ramon. Non era finita qui, perché Fazzini al 13’ impegnava il portiere francese con un rasoterra dal limite. Solo che il Como è il Como e non deroga mai dai principi di gioco trasmessi da Fabregas e così continuava ad avanzare e ad avvicinarsi all’area viola, ma gli ci voleva una palla inattiva per infilarsi in uno dei punti deboli in questo caso della Fiorentina e per pareggiare: Douvikas deviava sul palo l’angolo di Da Cunha, Ranieri e Diego Carlos si negavano a vicenda la ribattuta e allora era Sergio Roberto ad arrivarci per primo su Fortini e a infilare Christensen. Venti minuti frenetici di una gara che il pari del Como però aveva il potere di placare.

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SOLO IL COMO. La ripresa invece iniziava nel segno degli uomini di Fabregas, che disegnavano calcio sul terreno del Franchi, senza comunque la necessaria profondità, e la colpa della Fiorentina era duplice: non ripartiva più verso la porta di Butez e concedeva troppe verticalizzazioni. Che, provando e riprovando col suo palleggio d’autore, operava il sorpasso (15’): cross di Smolcic, respinta maldestra e di Fortini, sinistro forte di Paz che era anche vincente perché passava tra braccia e pancia di Christensen come si dice davvero non impeccabile. La reazione della formazione di Vanoli? Non pervenuta, nonostante Fagioli, Gudmundsson e Gosens tutti insieme dentro per cercare di dare peso e qualità, ma la qualità non la abbassava di certo Fabregas facendo entrare Addai e Perrone, e così copione e trama rimanevano gli stessi. Quelle che mancavano erano le occasioni da gol di qua e di là, ma al Como andava bene: controllava e al quarto minuto di recupero suggellava la vittoria con la rete in contropiede di Morata sull’assist di Kuhn.


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