Tra (mancata) riconoscenza e scelte drastiche. La bandiera Gosens e un addio con strappo
Lo stipendio alto, la condizione fisica e motivi tattici. L'amaro saluto di un uomo che ha sempre dato tutto
Un post ricco di gratitudine ma anche tanta amarezza. Un finale che non avrebbe voluto. Non così. Robin Gosens avrebbe voluto restare alla Fiorentina. Ma il campione e l'uomo si vedono anche in questi momenti. Nessuna polemica negli ultimi giorni, quando gli era stato comunicato che non avrebbe fatto parte della nuova Fiorentina. Addirittura neanche convocato per il ritiro. Una scelta forte da parte di Paratici e Grosso. Anche perché al Viola Park ce ne sono diversi, di giocatori che difficilmente saranno confermati entro settembre. Ma non il tedesco, tra i leader e tra i capitani dell'ultimo biennio.
Ufficiale la sua cessione allo Schalke 04. Club per il quale tifa fin da bambino. Ma l'addio alla Fiorentina fa male. Un addio con strappo. «Oggi si chiude un capitolo che non pensavo si sarebbe chiuso – ha scritto Gosens sui social -. Non cosi, non in questo modo e nemmeno con queste dinamiche. Arriva inaspettato, ed è proprio per questo così doloroso. Negli ultimi giorni ho passato molto tempo a riflettere, perché il nostro cuore è molto legato a questa città e a questa società. Sono andato ad allenarmi senza creare caos e ancora sto provando a capire cosa è successo in così poco tempo. La drastica decisione di escludermi dalla rosa mi ha colpito profondamente, perché credo che questa storia avrebbe meritato una fine diversa».
Del resto, lo aveva detto anche nell'ultima conferenza di maggio: «Ho ancora voglia di ripagare qualcosa». L'ultima stagione ha segnato tutti. Anche il tedesco, che a gennaio aveva ricevuto una ricca proposta dal Nottingham Forest. «Non potevo andarmene in quella situazione. Non potevo farlo come giocatore e come uomo». Valori importanti, dimostrati in campo e fuori. Come quando recuperava prima da infortuni che parevano pesanti, come quando ha fatto da chioccia per i giovani compagni. Parole mai banali, una sensibilità profonda. E un attaccamento vero per questi colori. Anche quando la condizione fisica non era ottimale, non ha mai mollato. Magari ha commesso errori tecnici, come tutti. Ma mai tirando indietro la gamba. Anzi. Per questo tanti tifosi lo stanno salutando in queste ore con tanto affetto. Riportando alla mente anche altri addii del passato di giocatori che rappresentavano punti di riferimento a 360°. Da Borja Valero a Dainelli e Jorgensen, qualcuno sta citando anche Torreira.
Ma scelte forti erano state annunciate, e scelte forti sono arrivate. «Le società vogliono giustamente identificazione, riconoscenza, rispetto e impegno, questo però, vale anche viceversa», ha continuato Gosens. «Io credo di aver sempre dato tutto questo. Avrei voluto tanto lottare per il mio posto. Ma lottare ha senso solo se esiste una possibilità di vincere». La Fiorentina da quella parte voleva cambiare. Sia per lo stipendio (quasi 2 milioni a stagione netti, circa 3,7 lordi), sia per la tenuta fisica, sia per motivi tattici, visto che il tedesco ha sempre dato il meglio di sé da esterno a tutta fascia piuttosto che da terzino. Nell'ottica anche di ringiovanimento della rosa. Da Valdepenas a Oso, fino a Ruggeri, in arrivo profili dall'età media molto più bassa. Decisioni legittime, ripartire dopo un'annata come la scorsa presuppone anche una rottura che vedrà con grandi probabilità altre partenze importanti. Restano le 77 presenze in maglia viola di Gosens, autentico protagonista dell'ultimo biennio. Dodici i gol, da quello appena arrivato contro il Monza a quelli contro Juve, Milan e Lazio e alla doppietta contro il Betis. Tredici gli assist. Un fattore spesso importante negli inserimenti in corsa o su palla inattiva. «Da parte mia, me ne vado solo con gratitudine. Gratitudine per il tempo intenso e bellissimo trascorso in questa società, in questa città incredibile. E me ne vado con la consapevolezza di aver lasciato qui la mia vita e il mio cuore, in ogni singolo secondo». Buona fortuna, Robin.


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