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Corriere della Sera - Antognoni: «Ho detto addio alla proprietà, non ai tifosi»

Le parole del 10: «Rifiutai la Juve per amore. Se Baggio avesse fatto lo stesso…»

In una lunga intervista concessa al Corriere della Sera, Giancarlo Antognoni si racconta, parlando di passato e di ricordi, soprattutto legati alla maglia viola e alla Nazionale.

Antognoni parla dei suoi due più grandi rimpianti: «Il secondo è non aver disputato la finale del Mondiale ’82. Il rigore che tirò Cabrini (sbagliando) doveva essere mio, Bearzot me lo aveva detto chiaro . Il primo è quello di non aver mai vinto lo scudetto con la Fiorentina».

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VECCHIA E NUOVA PROPRIETÀ. Poi si sofferma sul rapporto con l’attuale proprietà: «Ho detto addio alla proprietà, non ai tifosi. Che ancora oggi mi fermano per strada e mi salutano al bar». E su Cecchi Gori: «Ne ho tanti, belli e brutti. Quando era presidente mi chiese di licenziare l’allenatore Terim. Io ero contrario. Lui non mi lasciò scelta, così me ne andai. Ma oggi quando vado a Roma spesso lo vado a trovare, vive da solo». E ancora: «In tribuna ogni volta come minimo a quei tempi c’era Naomi Campbell. Una volta a Los Angeles litigò con Rita (Rusic, ndr), mi venne a prendere con la macchina, voleva andare a Beverly Hills. Poi si accorse che non conosceva le strade e allora rientrò a casa, chiese alla colf di farci da guida».

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RETROSCENA AGNELLI. Nel 1980 alla presidenza della Fiorentina arriva il conte Flavio Pontello: «Definì Gianni Agnelli il “metalmeccanico di Torino”». L’Avvocato lo corteggiò con grazia insistente: «Ci fu un approccio particolarmente chiaro proprio alla vigilia della finale dei Mondiali ’82. Peraltro io ero pure infortunato e mesto, ma lui non si scompose. Si avvicinò a me e mi disse: “Caro Antognoni, mi spiega perché lei è l’unico giocatore al mondo al quale non interessa indossare la maglia della Juve?”».

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«”Ho ascoltato il cuore”, gli risposi». E aggiunge: «Non è più tempo di bandiere purtroppo. Oggi un giocatore è proprietario di sé stesso, mentre hanno acquistato valore cose come il marketing, i diritti tv, i social. E poi essere una bandiera vuol dire rinunciare a delle opportunità, sia di vittoria che di guadagno. Per molti non ne vale la pena».

INCIDENTE. Antognoni ricorda anche il 22 novembre 1981, una data che porta brutti ricordi: «In effetti, in un certo senso andò così. Il cuore si è fermato per qualche secondo. Il portiere avversario, Silvano Martina, mi venne addosso e all’improvviso io non vidi più nulla. Una corsa all’ospedale Careggi, la sala operatoria. Quello che ricordo sono gli occhi verdi di Rita, mia moglie, quando mi risvegliai. “Mi riconosci?”, mi disse. E si mise a piangere per la gioia».

BAGGIO. «Ci siamo dati il cambio nella Fiorentina: io ero ormai alla fine della carriera, lui in ascesa. Il suo addio, quando passò alla Juve, fu doloroso e pieno di problemi. In cuor mio, magari avrei voluto che Robi fosse venuto a chiedermi un parere».

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