Il Sognatore Viola - La fine di un sogno
L’eliminazione col Crystal Palace pesa come un fallimento: ora servono punti, un progetto chiaro e scelte forti
L’eliminazione della Fiorentina ai quarti di finale di Conference League rappresenta la fine di un sogno. Il silenzio dopo questa eliminazione è surreale, e assomiglia un po’ al silenzio che regna su Beirut da quando l’accordo per un cessate il fuoco è entrato in vigore (la stessa notte della partita contro il Crystal Palace).
La mente ha bisogno di un po’ di tempo per capire che non ci sarà gloria alla fine di questa stagione, trascorsa per gran parte negli inferni che tanto somigliano a quelli descritti da Dante nella Divina Commedia. Ogni tifoso sognava, in segreto, di ritrovare la via verso il Paradiso, di vincere questo trofeo atteso da un quarto di secolo, nell’anno del Centenario. I più ottimisti tra di noi pensavano che, avendo provato così tanta sofferenza, i giocatori avrebbero trovato una forza inaspettata dentro di loro per compiere questa impresa.
E, purtroppo, non è stato così. La Fiorentina è scesa in campo a Londra senza questa grinta e questa garra che sono necessarie per vincere. Non c’entra niente con i valori tecnici. Mancavano giocatori importanti, come Kean e Parisi, tuttavia non è una scusa. La squadra sapeva (o avrebbe dovuto sapere) che, dopo una stagione così orribile, era necessario scendere in campo come leoni affamati per farsi perdonare. Purtroppo sono stati gli inglesi a dimostrare di avere più voglia di guadagnarsi questa semifinale (storica per loro), anche se ovviamente possiamo dire che la Fiorentina è stata leggermente sfortunata in questo doppio confronto (il rigore ingenuo causato da Dodô, la traversa di Fabbian…), e che nella partita di ritorno, al Franchi, i gigliati non hanno sfigurato, chiudendo questo ciclo europeo durato quattro anni con una vittoria (almeno una piccola consolazione, che non cancella l’amarezza che proviamo).
La Fiorentina non giocherà in Europa l’anno prossimo, e questo è un fallimento sportivo, considerando le ambizioni di inizio stagione. A volte ci sono squadre che vincono competizioni europee (come il Tottenham la scorsa stagione) finendo nei bassifondi della classifica, a ridosso della zona retrocessione. Fino al doppio confronto contro il Crystal Palace, la Fiorentina poteva ancora sperare di andare avanti in Conference League, di vincere questa coppa, qualificandosi per l’Europa League, cosa che avrebbe interamente cambiato il giudizio negativo su questa stagione. Non è una cosa rara che una squadra che va fino in fondo a una competizione europea perda punti (anche molti punti) in campionato.
Quindi, al di là del fatto che la Fiorentina dovrà sfoltire la sua rosa senza il doppio impegno, potrebbe, in teoria, concentrare tutte le sue forze sul campionato la prossima stagione, senza questa perdita di energia legata al fatto di giocare ogni tre giorni. A me, tifoso viola all'estero, devo dire che le competizioni europee piacciono molto, perché sono un modo per confrontarsi con altri campionati, viaggiare, farsi conoscere, e anche costruire una mentalità vincente. Però siamo costretti a confrontarci con la realtà dei fatti, ed è meglio vedere il bicchiere mezzo pieno: ci sarà l’opportunità, la stagione prossima, di lottare per l’Europa che conta in campionato. Le stagioni storte sono capitate al Napoli, al Milan, e l’anno dopo, senza il doppio impegno, hanno fatto molto meglio.
La squadra deve ovviamente essere migliorata: sarà molto complicato gestire tutti questi giocatori che non hanno convinto, o che rientrano da prestiti, e trovare l’allenatore giusto. Tenere Vanoli, dandogli una chance di lavorare dall’inizio della stagione allenando una squadra che punta all’Europa? Trovare un altro allenatore disposto ad allenare la Fiorentina, che non è qualificata a nessuna competizione europea? Bisogna a tutti i costi evitare un “Pioli bis”, un allenatore scelto perché piace alla stampa e ai tifosi, perché è un nome importante, ma che poi non riesce a farsi capire dalla squadra. A me gli allenatori troppo stagionati non piacciono, e per questa ragione non credo che Sarri farebbe al caso nostro. Gasperini e Farioli sono nomi che mi intrigano, anche se non penso che verranno alla Fiorentina. Fabio Grosso non mi entusiasma: una cosa è ottenere risultati con il Sassuolo, un’altra con la Fiorentina. È vero che il Sassuolo ha disputato un campionato dignitoso, ma non vedo niente di trascendentale. Gasperini, ad esempio, portava squadre che avrebbero dovuto lottare per la salvezza al quarto o quinto posto in classifica (il Genoa, la sua prima Atalanta…).
Tutto dipenderà da questo finale di stagione. Se riusciamo a fare almeno dodici punti in queste sei partite che rimangono, considererei l’idea di tenere Vanoli, che conosce già la squadra e i limiti caratteriali e tecnici dei giocatori. Pensare che Paratici possa cambiare tutti i giocatori è del tutto utopico. E, se consideriamo l’andamento dei viola nel girone di ritorno, questa squadra, con l’aggiunta di alcuni giocatori funzionali e di personalità, potrebbe lottare per l’Europa che conta l’anno prossimo. Abbiamo bisogno di giocatori veloci, che saltino l’uomo, e di un attaccante che segni.
Se Moise Kean avesse giocato sui suoi livelli in questa stagione, saremmo stati a parlare di ben altro. Purtroppo ultimamente Kean ha fatto parlare di sé fuori dal campo, molto più che per i suoi exploit calcistici. Questa non è mai una cosa buona, poi il fatto di non essere venuto allo stadio a guardare la partita decisiva contro il Crystal Palace ha aggiunto un’altra ombra nel cuore dei tifosi. Molti chiedono la sua cessione. Ciò che possiamo dire con certezza è che la Fiorentina non può permettersi di giocare tutte le partite decisive senza il suo uomo simbolo (come successo questa stagione, ma anche nel finale della precedente). O Kean deve tornare a segnare gol su gol, oppure è meglio cederlo e prendere un attaccante più funzionale al progetto. Il fratello di Kean ha affermato che suo fratello ha bisogno di due, tre mesi per recuperare dal suo infortunio alla tibia. Noi, dall’esterno, non possiamo sapere come stiano davvero le cose. Se l’imprecisione sottoporta di Kean era legata ai problemi fisici trascinati durante gran parte della stagione (e non a problemi extra-calcistici e a mancanza di concentrazione), allora si potrebbe immaginare di recuperare Moise per l’anno prossimo, sognando che sia la stagione della sua consacrazione.
E ora c’è la sfida salvezza contro il Lecce, che è fondamentale. Il fatto di poter pareggiare permette alla Fiorentina di scendere in campo con più serenità, senza frenesia. Poi spetta a questi giocatori, e a questo allenatore, dimostrare che valgono ben più del quindicesimo posto attualmente occupato in campionato. Sarebbe molto importante vincere, per chiudere il discorso salvezza e continuare a risalire la classifica. La squadra deve anche riscattarsi dalla sconfitta contro il Lecce all’andata al Franchi, uno dei momenti più bui della stagione.
Per concludere, potete vedere nella foto che illustra questo articolo un cero che ho acceso a San Charbel, uno dei santi più venerati in Libano, vicino al vessillo della Fiorentina. Non avevo mai acceso un cero per chiedere al Cielo un “miracolo calcistico” prima; tuttavia, la vigilia della partita, ho avuto l’ispirazione di farlo, chiedendo la pace in Libano e nel mondo, e il passaggio del turno contro il Crystal Palace. Purtroppo la Fiorentina non ha creduto abbastanza nelle sue capacità di fare una remuntada che sarebbe stata epica e storica, e che avrebbe dato un senso a questa stagione.
Il santuario di San Charbel si trova ad Annaya, a circa mezz’ora di strada da Amchit, dove abito, a 1200 metri d’altitudine. In inverno Annaya e le foreste che circondano questo villaggio si coprono di neve, contribuendo all’incantesimo del luogo. La particolarità di San Charbel è che anche persone di altre religioni, come musulmani e drusi, vanno a visitare il suo monastero e a pregare sulla sua tomba, perché è conosciuto per aver fatto tantissimi miracoli (è stato canonizzato nel 1977 da Paolo VI) e la sua fama va ben al di là del Libano.
La guerra non ha mai un senso, e la violenza non può mai avere una giustificazione. Sono felice che questo accordo di cessate il fuoco sia stato trovato, e mi auguro che venga costruita una pace perenne. Il silenzio che viene dopo la guerra è strano, dolce e surreale allo stesso tempo. Per giorni e giorni si è vissuto in apnea. All’improvviso senti il rombo di un aereo, osi guardare verso il cielo, e vedi un semplice aereo di linea. Respiri di nuovo, osi quasi sorridere.
A volte anche quando un sogno finisce, se ne può nascondere un altro, forse ancora più bello.
Erik Vincenti Zakhia è uno scrittore, poeta, ingegnere, esperto di permacultura e attivista per la pace, oltre che un tifoso della Fiorentina. Ha 34 anni, ed abita ad Amchit, in Libano, con la sua famiglia (tutti tifosi viola)



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