Il Sognatore Viola - Anche noi dobbiamo fare un po’ di autocritica
Dalla ferita di Beirut alla corsa viola: contestazione, paura e rinascita. Ora servono punti, equilibrio e fiducia in Vanoli
Uno dei peggiori ricordi della mia vita è il 4 agosto 2020. Ero in macchina, con la mia famiglia. Avevamo appena sorpassato il porto di Beirut. E poi, all’improvviso, una doppia esplosione… il suono più forte e terribile che abbia mai sentito. E, nel giro di pochi secondi, la nostra visione è letteralmente cambiata. Ciò che era una città piena di macchine, di gente e di vita è diventato un posto fantasma dove i cocci di vetro piovevano dai palazzi devastati dal soffio dell’esplosione.
E lì, in quell’istante preciso, camminando sui cocci di vetro che per miracolo non ci avevano feriti, in mezzo a quartieri interi che erano stati devastati (incluso il nostro appartamento), ho capito tutta la follia dell’essere umano, e questa capacità di distruggere che sonnecchia in ognuno di noi.
E, in questa stagione molto negativa sportivamente parlando per la Fiorentina, ho rivisto il riflesso di quella capacità di distruggere che ognuno ha in sé. Quando i tifosi contestavano i giocatori, che non erano più capaci di fare tre passaggi di fila, ho capito che sarebbe stato molto, ma molto difficile, uscire da quella situazione e lasciare alle nostre spalle la zona retrocessione. Il non-gioco della Fiorentina e le sconfitte in serie facevano infuriare i tifosi, e la loro rabbia e i loro fischi rendevano i giocatori ancora più paurosi, impacciati e scarsi.
È quando la Fiorentina aveva 6 punti in classifica, ultimissima e staccata di 3 punti dal diciannovesimo posto, che ho preso la decisione di iniziare a scrivere per incoraggiare la squadra del mio cuore e dare un po’ di serenità ai tifosi e all’ambiente viola. Avendo conosciuto il vero inferno, in Libano, riuscivo ancora a vedere la strada nel purgatorio oscuro dove la Viola era finita, quando in molti credevano che la Fiorentina sarebbe retrocessa.
Non fraintendetemi: finché la Fiorentina non avrà raggiunto i 40 punti, non sarà fuori pericolo. E bisogna cercare di fare questi punti al più presto, per poter coltivare il sogno della Conference, di questa piccola porta luminosa che ci porterebbe su un isolotto felice vicino al Paradiso.
Però bisogna anche ringraziare Vanoli per ciò che è riuscito a fare: trasformare una squadra quasi morta in una squadra che si batte, che corre, che lotta e crea occasioni, e che tiene alla sua vita e crede nei suoi sogni. E, per rispetto, bisogna anche lasciare Vanoli lavorare tranquillamente fino a fine stagione, tirando le somme alla fine.
Desidero aprire un altro capitolo delicato, ed è quello della famiglia Commisso, a cui la Fiorentina appartiene. C’è una parte dei tifosi che si augura che Joseph Commisso venda la Fiorentina, perché sostiene che i risultati sportivi non siano stati all’altezza degli investimenti. E se il povero Rocco Commisso, che era più presente di suo figlio (e che ora tifa per la Fiorentina da lassù), non ce l’ha fatta, pensano che Joseph non ce la farà di sicuro. Questo non riflette la mia opinione, ma il pensiero di una parte dei fiorentini.
Nessuno sa come le cose andranno, e se la volontà della famiglia Commisso sia di tenere o di vendere la società. Però, con la mia esperienza, mi chiedo: siamo sicuri che i prossimi proprietari della Fiorentina sarebbero migliori? A volte il cambiamento porta a un miglioramento. Però c’è anche il seme della distruzione in noi, e, a volere troppo, possiamo perdere tutto quello che abbiamo.
Adesso, se fosse da rifare, quanti tifosi viola contesterebbero la Fiorentina di Palladino che aveva appena conquistato il sesto posto in campionato?
È ovvio che i tifosi della Fiorentina più anziani, che hanno conosciuto l’epoca in cui la Viola lottava spesso per i primissimi posti in classifica, siano più esigenti e insoddisfatti del rendimento della squadra negli ultimi anni; e un settimo posto, o un sesto posto, non possono certamente essere considerati un’impresa. E, nonostante io sia più giovane, sono d’accordo con quest’ultimo punto (arrivare quarti sarebbe bellissimo, e per parlare di un’impresa, bisogna arrivare secondi, o addirittura vincere lo Scudetto). Però i tempi sono cambiati, il calcio è cambiato (diventando molto più fisico), le annate storte possono capitare, e la Fiorentina non gioca da sola: ci sono altre diciannove squadre che ci tengono a fare bene. Quindi bisogna anche sapersi “accontentare” di un sesto o di un ottavo posto, senza criticare troppo duramente la squadra, cercando anche di capire il contesto. Da quattro anni, la Fiorentina partecipa ogni anno alla Conference League, giocando in media 14 o 16 partite in più rispetto a molte altre squadre di Serie A. Questo ha ovviamente un impatto sul rendimento della squadra in campionato. Quando giochi in modo quasi sistematico contro squadre più fresche che hanno tutta la settimana per studiarti, c’è il rischio concreto di fare alcuni passi falsi di troppo (come successo alla Fiorentina di Palladino e a quella di Italiano).
La contestazione alla fine dello scorso campionato ha portato la Fiorentina a voler provare ad accontentare stampa e tifosi, tenendo tutti i suoi migliori giocatori (raddoppiando anche lo stipendio ad alcuni di loro) e assumendo Stefano Pioli, un allenatore navigato ed esperto. E sappiamo tutti com’è andata…
Quindi, secondo me, non è solo la società a dover imparare dai propri errori (di aver seguito gli umori della piazza e di aver mal costruito la rosa a inizio campionato). Tutti quanti, tifosi, giornalisti, esperti, devono cercare di imparare a esprimere la critica in modo più costruttivo, e anche al momento più opportuno.
Gli errori di aver criticato in modo eccessivo Italiano prima, e Palladino poi (e giocatori come Kayode), non devono essere ripetuti con Vanoli e con Joseph Commisso… Se la volontà di Joseph è di onorare la memoria di suo padre, cercando di costruire una Fiorentina competitiva, bisogna semplicemente sostenerlo. E, se Vanoli riesce a fare un buon finale di campionato, la sua permanenza potrebbe essere un’ottima soluzione per la prossima stagione, piuttosto che portare un altro “profeta” di calcio, che forse non saprà farsi capire dai giocatori, che, come riflettono le parole di De Gea, provano stima e gratitudine per Vanoli. Bisogna a tutti i costi evitare un Pioli-bis.
Sarà che sono un idealista, e che abito troppo lontano da Firenze, e che ascolto un po’ troppo i miei sogni, però ero uno degli unici che credeva fermamente alla salvezza quando la Fiorentina aveva solo 6 punti in classifica. E, avendo visto quanto l’essere umano può essere distruttivo, diffido dei cambiamenti. Immaginate di avere una proprietà che possiede altre squadre in Europa. Immaginate se un giorno, in futuro, la Fiorentina si qualifica in Champions League, ma l’altra squadra che la nostra ipotetica futura proprietà possiede è anch’essa qualificata in Champions League (come successo con il Crystal Palace quest’anno, che è stato retrocesso dall’Europa League alla Conference League; qualcosa che rischia di succedere anche alla Roma durante la prossima stagione). Come vi sentireste?
Comunque, bisogna ora concentrarsi sul presente. Sperare che l’Italia si qualifichi ai Mondiali battendo la Bosnia (LEGGI QUI); e, soprattutto, fare punti contro il Verona per allontanarsi dalla zona retrocessione, e giocare una partita solida in Inghilterra, contro il Crystal Palace. I tifosi della Fiorentina meritano di avere qualche soddisfazione in questo finale di stagione, dopo tutta la sofferenza che hanno attraversato. L’importante è rimanere positivi, e incoraggiare questa squadra che ha deciso di lottare nonostante i suoi limiti, superando le sue paure.
E non ci resta che sperare nel Miracolo del Centenario…
Erik Vincenti Zakhia è uno scrittore, poeta, ingegnere, esperto di permacultura e attivista per la pace, oltre che un tifoso della Fiorentina. Ha 34 anni, ed abita ad Amchit, in Libano, con la sua famiglia (tutti tifosi viola)


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