Il Sognatore Viola - Perché conviene ai fiorentini tifare per l’Italia
Tra la “profezia” del Libano, il legame con la Fiorentina e il caso Kean, riaffiora una domanda: posso tornare a tifare Italia?
Come sapete, sono nato (e vivo tuttora) in Libano. E qui c’è un detto, abbastanza particolare e bizzarro, che dice: «Ogni volta che c’è una guerra in Libano, l’Italia vince la Coppa del Mondo di calcio». È stranissimo, però è già successo due volte di seguito, nel 1982 e nel 2006.
È una cosa nota, perché nonostante il Libano non si sia mai qualificato ai Mondiali, tutti li guardano, e Beirut si riempie di bandiere del Brasile, della Germania, della Spagna, dell’Argentina, dell’Italia e della Francia durante la Coppa del Mondo. Per un periodo di un mese, tutte le divisioni politiche sono dimenticate. Tutto ciò che conta è vedere la “propria” squadra trionfare, e vedere le altre squadre “odiate” eliminate e ridicolizzate, se possibile.
I miei genitori non si interessavano molto al calcio, quindi ho scoperto l’esistenza della Fiorentina a quindici anni, intorno al 2006. Dal Libano era molto difficile seguire le partite, quindi le ascoltavo alla radio, oppure seguivo la diretta testuale su internet. Tifare per la Viola è stata una scelta personale. Vedendo il nome, il blasone e il colore del club, mi sono innamorato di questi colori, un po’ per caso. Non conoscevo nessuno che tifasse Fiorentina, tranne i miei, che hanno iniziato ad amare questa squadra incoraggiati da me, negli anni successivi.
Per noi, italiani all'estero, la cosa più importante era vedere l’Italia fare bella figura ai Mondiali, per evitare di essere presi in giro dagli altri: è per questa ragione che mio nonno guardava tutte le partite dell’Italia. E, infatti, la Coppa del Mondo del 2006 è la prima e unica che mi sono pienamente goduto, perché non conoscevo ancora bene la storia del campionato italiano, e quella delle rivalità tra le squadre. Per un breve momento, il mio cuore, ancora innocente, è stato azzurro. I gol di Luca Toni, le parate di Buffon, i lanci illuminanti di Pirlo, la grinta di Gattuso mi rendevano ugualmente felice, in quel giugno 2006.
Negli anni seguenti, ho imparato la storia della Fiorentina leggendo articoli online, e la cosa che mi piaceva di più era leggere i commenti sotto, per la semplice ragione che non avevo nessuno con cui parlare della mia passione sportiva per questi colori. Dall’inizio, mi sono fortemente identificato nella frase «meglio secondi che ladri» e in quest’idea che per la Fiorentina non è mai scontato vincere: anzi, vincere un campionato, o un trofeo, è un’impresa. Non mi è mai piaciuto “vincere facile”. Una vittoria difficile (e giusta) ha molto più valore.
Ed è così che ho scoperto che molti tifosi viola consideravano la Fiorentina la loro nazionale, e che non riuscivano a tifare per l’Italia calcistica. E, stranamente, con il tempo ho iniziato a provare la stessa cosa. La mia famiglia continua a fare il tifo per l’Italia, però per me ciò che conta veramente è la Fiorentina.
Tuttavia, a me piace l’idea di avere tanti giocatori italiani nella Fiorentina e, se in futuro la Nazionale fosse composta da un blocco di giocatori della Fiorentina, credo che ritroverei quel feeling perso con la squadra azzurra. E vorrebbe anche dire che la Fiorentina compete per le posizioni alte di classifica.
Era il sogno di Rocco Commisso creare una Fiorentina violazzurra e, infatti, capisco e apprezzo la sua visione, perché anche lui è cresciuto lontano dall’Italia, con la nostalgia del suo paese, e le prese in giro quotidiane degli altri.
In questo momento, però, c’è solamente un giocatore della Fiorentina convocato in Nazionale (Moise Kean) e mi viene da dire che, considerando la nostra posizione ancora molto delicata di classifica, è un bene. Preferisco evitare i rischi di infortuni, e che i giocatori rimangano concentrati sul raggiungere la salvezza al più presto, e sul cercare di andare avanti in Conference League.
Eppure sogniamo un attimo. Pensate che questa “profezia”, nota in Libano ma ignorata in Italia, possa avverarsi di nuovo? Purtroppo, c’è una guerra qui, di nuovo, e le due volte precedenti l’Italia, contro ogni attesa, vinse i Mondiali, da sfavorita. Per carità, non è affatto un ragionamento scientifico, però il calcio non è una scienza esatta. A volte è la squadra più forte che vince, e altre volte è quella più unita e fortunata.
Dal 2014 l’Italia non partecipa alla Coppa del Mondo. Io credo che questa volta la Nazionale supererà il playoff e andrà ai Mondiali, per la semplice ragione che non c’è più il pericolo di sottovalutare gli avversari (quella è una pessima abitudine). Ormai, tutti i Paesi (e tutti i club, anche quelli con nomi poco conosciuti) meritano rispetto. Appunto, ci sono giocatori di quasi tutte le cittadinanze che militano nel campionato italiano e, quando tornano a giocare nelle rispettive nazionali, questi giocatori alzano il livello rendendo paesi come l’Armenia, la Georgia, la Bosnia o la Norvegia temibili.
In molti si lamentano che il campionato italiano è diventato più scarso. Il fatto di partecipare ai Mondiali contribuisce ad alzare il livello del nostro campionato, e a dare esperienza internazionale anche a giocatori di squadre che non giocano le coppe europee (come il Cagliari). Questo è un bene, per il nostro campionato e, di conseguenza, per la Fiorentina.
Moise Kean è stato una delusione per me, e per tutti noi, quest’anno. Ha segnato poco, pochissimo, sprecando molte occasioni nitide. Finisce spesso, troppo spesso, in fuorigioco (interrompendo buone azioni della squadra), pecca d’egoismo, e anche alcuni comportamenti in campo e fuori dal campo hanno destato perplessità. Una delle ragioni della crisi della Fiorentina è il fatto che Moise Kean abbia segnato molto meno rispetto allo scorso campionato.
Tuttavia, a me piace dare una seconda opportunità alle persone nella vita, soprattutto quando parliamo di ragazzi relativamente giovani e, nel caso di Kean, di un potenziale campione. Avevo letto le sue parole prima dell’inizio di questo (sciagurato) campionato, dove raccontava la sua esperienza del 2006: la gioia e l’euforia che aveva sentito durante la vittoria dei Mondiali, e la promessa che si era allora fatto di voler un giorno trascinare l’Italia e fare sognare migliaia di bambini. Essendo scrittore, mi piace capire la psicologia dell’essere umano dietro al giocatore. Non credo che Kean abbia fatto apposta a giocare male questa stagione, però sono sicuro che il pensiero del Mondiale lo abbia condizionato. Avete presente un fiume in piena bloccato da una diga? Il fiume simboleggia i gol che Kean si è tenuto dentro. All’improvviso Moise si metterà a segnare, a raffica. E, se succede, potrebbe trascinare l’Italia molto più lontano di quanto tutti si immaginino, perché Kean regge la pressione delle partite decisive meglio rispetto a Retegui.
Immagino già la vostra smorfia: e chissenefrega se Kean segna in Nazionale, è pagato per fare gol con la Fiorentina! Certo, e non lo giustifico affatto. Cerco solo di capire il perché della sua involuzione. Tuttavia, se Kean ricomincia a trasformare ogni palla in gol, è anche nell’interesse della Fiorentina, perché potremmo approfittare dei suoi gol in questo finale di stagione. E, a seconda della nostra posizione a fine campionato, e di ciò che succede ai Mondiali, venderlo a un buon prezzo, oppure tenerlo e ritrovare il vero Kean l’anno prossimo.
Ecco alcune ragioni valide per tifare la Nazionale! Non presumo affatto di avervi convinto, però ho piantato un seme. Vedremo se questo seme crescerà, o no. Penso che, se Kean trascinasse l’Italia ai quarti o in semifinale a suon di gol, sareste orgogliosi, malgrado voi stessi, che il centravanti della nazionale sia un giocatore della Fiorentina.
Sono ovviamente speculazioni, perché non sarà affatto scontato battere l’Irlanda del Nord. Tuttavia, è talvolta necessario proiettarsi in avanti, nel futuro, per fare scelte consapevoli nel presente. Quando si scrive un romanzo bisogna cercare di immaginare diversi scenari, e come le cose andranno a finire, in anticipo.
A voi la piuma. Tiferete o no per l’Italia, e cosa vi potrebbe far cambiare parere? Un gol decisivo di Kean in finale? (Fa bene alla salute sognare!) E, secondo voi, l’Italia si qualificherà o no ai Mondiali? E fin dove arriverà?
Erik Vincenti Zakhia è uno scrittore, poeta, ingegnere, esperto di permacultura e attivista per la pace, oltre che un tifoso della Fiorentina. Ha 34 anni, ed abita ad Amchit, in Libano, con la sua famiglia (tutti tifosi viola)


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