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Vite Viola - Una viola da museo

La Fiorentina torna a Londra e riaffiora una storia assurda: la sparizione di Iličić e la scoperta al Madame Tussauds

Questa sera la Fiorentina scenderà in campo a Londra per affrontare il Crystal Palace, sfida valida per i quarti di finale della nostra ormai affezionatissima Conference League. La squadra viola torna quindi nella City, città dove ha giocato partite memorabili e creato ricordi indelebili, dal gol di Batistuta contro l’Arsenal a quello di Basanta contro il Tottenham. Proprio riguardo a quella indimenticabile partita con gli Spurs, vi presentiamo oggi un retroscena sconosciuto ai più.

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All’epoca in panchina c’era Vincenzo Montella. Ancora lontano dalle sue future avventure turche, l’Aereoplanino aveva al tempo un solo cruccio: Josip Iličić. O meglio, la velocità di Josip Iličić. A questo punto la maggior parte dei lettori potrebbe obiettare «Ad avercene oggi problemi così», e avrebbero anche ragione, fatto sta che a quei giorni Vincenzino non ci dormiva la notte. Ora, dire che Iličić fosse lento è riduttivo. Iličić non era lento: era contemplativo. Mentre gli altri giocatori correvano, lui rifletteva sul concetto stesso di corsa. Quando partiva in progressione, dava l’impressione che stesse aspettando qualcuno, forse se stesso.

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Affidabili fonti anonime raccontano che, in vista della trasferta londinese, Montella stesse provando ogni metodo. Durante le partitelle di allenamento lo intimava: «Josip, devi attaccare la profondità». Lui annuiva e l’attaccava anche, la profondità, ma non quella che voleva il mister, no, un’altra profondità, una tutta sua, altrove, probabilmente interiore. Poi gli mostrava video di contropiedi, e Josip li guardava come si guarda una gara di Formula 1, con rispetto e stupore, ma senza immedesimazione, come a chiedersi «ma come fanno questi ad andare così forte?». Si dice che l’allenatore chiese addirittura al presidente la costruzione di un tapis roulant portatile, da assemblare poi in ogni stadio in cui il giocatore sarebbe stato impiegato, ma la dirigenza gli fece capire che quei soldi non c’erano, già spesi per l’acquisto di Oleksandr Jakovenko.

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La situazione era di giorno in giorno sempre più preoccupante. Non solo Iličić non accelerava, ma addirittura rallentava. Ad ogni allenamento aggiungeva un secondo, poi due, poi interi minuti alle sue giocate. In filosofia si iniziò addirittura a riformulare il paradosso proposto da Zenone, mantenendo sì Achille (come nella versione originale) ma sostituendo alla tradizionale tartaruga il povero Josip. La situazione degenerò la mattina della partita: tutto il gruppo riunito, unico assente Iličić. Partì una ricerca capillare. Lo cercarono nelle stanze, nella hall, nei corridoi. Un membro dello staff giurò di averlo visto la sera prima mentre attraversava una porta girevole, «magari non ne è ancora uscito», ipotizzò. Il raggio si estese: magazzinieri viola vennero mandati alla ricerca dello sloveno in ogni angolo del regno di Sua Maestà, dal Canale della Manica al Nord della Scozia.

Erano ormai le 15 passate, e Montella, sconsolato, iniziava a rassegnarsi al fatto di rinunciare al suo attaccante per quella sera. Camminava malinconico in Marylebone Road quando si imbattè nell’ingresso del Madame Tussauds, il museo delle cere. Come guidato da un sesto senso, entrò, e si diresse con ironico passo svelto verso la zona sport. Lì scrutò tutte le statue: David Beckham, Cristiano Ronaldo, Mohamed Alì. Aveva quasi lasciato la stanza, quando il suo sguardo si posò su una particolare cera: stessa altezza, stessi capelli, addirittura stessa maglia viola addosso, ma soprattutto, stessa postura leggermente inclinata, quasi a suggerire un movimento, rimandato però a data da destinarsi. Solo, definitivamente immobile. L’etichetta sotto la statua recitava gelida: Josip Iličić.

Per qualche secondo nessuno parlò. Poi Montella si avvicinò, gli girò intorno, e provò a stabilire un contatto. «Josip», disse. Nessuna risposta. È difficile da spiegare a parole, ma al mister sembrava quasi che quella statua fosse ancor più immobile delle altre nella stanza. L’allenatore venne raggiunto dai suoi collaboratori. Uno propose di scaldarlo. Un altro di portarlo via così, schierarlo davanti e stare a vedere (del resto, abbiamo e avremmo poi avuto di peggio). Un terzo, più pragmatico: «Mister, già che ci siamo, si potrebbe provare con Beckham».

Dopo ore di diverbi, la decisione maturò senza essere annunciata. Iličić restò lì dov’era. Quando la sera la fu annunciata la formazione titolare, con lo sloveno assente, qualche tifoso mugugnò: «Questo è sempre infortunato». E quando Basanta insaccò la palla alle spalle di Lloris, con i tifosi a Firenze e sugli spalti impazziti, da qualche parte, in una sala climatizzata di Londra, il numero 72 sembrava finalmente perfettamente a suo agio con i tempi del mondo.

Vite Viola

“Vite Viola” è la rubrica umoristica di LaViola.it, curata da Lorenzo Catalini. Qui il comico gioca da battitore libero e da tifoso nevrotico, raccontando con ironia non tanto la Fiorentina in campo, quanto tutto ciò che le gira attorno: partite viste in posti improbabili, incontri bizzarri allo stadio e non, speranze, dubbi e piccole ossessioni da tifoso. E poi le grandi domande: «C’è vita su Marte? E, nel caso, se ne trovano di terzini decenti?». Una rubrica a metà fra racconto e articolo, su qualsiasi cosa riguardi quella faccenda serissima che è tifare Fiorentina, ma senza mai prendersi sul serio.


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