Vite Viola - Pantaleo e Yulijetta: una tragedia fiorentina
Aspettando la sfida con l’Hellas, riaffiora una vicenda viola fatta di colpi di scena, mercato e passioni finite malissimo
Smaltite le ansie azzurre per le qualificazioni ai prossimi Mondiali, sabato la nostra Fiorentina sarà impegnata in trasferta a Verona, avversaria dell’Hellas. Il mio bagaglio di conoscenze sul luogo è assai leggero; infatti, la città scaligera mi è nota esclusivamente per le seguenti faccende: aver fatto rinascere calcisticamente Luca Toni, mio primo grande amore; aver avuto come sindaco Flavio Tosi prima e Damiano Tommasi poi; essere stata luogo d’ambientazione del dramma probabilmente più celebre della storia del teatro, “Romeo e Giulietta”. Si sa che William Shakespere scelse Verona sia per il fascino rinascimentale ed esotico che l’Italia esercitava sull’Inghilterra di Elisabetta I, sia perché le lotte fra famiglie altolocate erano assai comuni nel Bel Paese dell’epoca, rendendolo perciò perfetto e credibile per essere il terreno di scontro fra Montecchi e Capuleti. Quello che in pochi sanno però, è che prima della definitiva versione del testo, messa in scena in ogni lingua e paese, il grande drammaturgo ne aveva scritta un’altra, mai messa in scena, ambientata non a Verona ma a Firenze, e intitolata “Pantaleo e Yulijetta”: ogni copia dell’opera è andata perduta, ma la redazione di LaViola.it è riuscita, con un importante lavoro filologico, a rinvenire un manoscritto originale contenente il soggetto della storia, che viene qui riproposta.
«Sotto il cielo del Ducato di Fiorenza, la città e la sua squadra son governate dalla casata dei Montecchi, subentrati ai Medici per la somma di trecento milioni di fiorini sonanti. Il rampollo Pantaleo, saggio e verace, consuma le ore con l’amico Valentino in nobili svaghi: il tiro con l’arco, la caccia e quel magico ludo noto come Football Manager. La virtù di Pantaleo in siffatta arte è sì eccelsa che la famiglia gli affida il governo dei gigliati. Egli si rivela fin da pria condottiero dallo sguardo d’aquila ma dal borsello d’esigua capienza, tormentato da due brame: la sacra Plusvalenza e i giocator dell'Est Europa.
Una sera, nell'agone della Primavera, s'affrontano i Viola e la Vecchia Signora. Pantaleo, celato da una maschera per non destar sospetto tra i nemici, scorge un prodigio: Yulijetta Capuletovic, fantasista serbo di grazia infinita, che nel calciare il cuoio par che danzi. È amore fatale. Pantaleo, vinto dal sentimento, s’intrufola nell’ostello bianconero e chiama il giovine, che s’affaccia al balcone: “Oh Pantaleo, Pantaleo, perché sei tu Pantaleo?”. Il ds risponde con giuramenti e clausole: “Disconosci il tuo sensale Ramadani e i tuoi colori. O se non vuoi, concedimi almeno un Gentleman Agreement” (tradotto fedelmente dall'oscuro dialetto pugliese dell'originale).
Quella notte medesima, allo scoccar del mercato, Fra’ Fabrizio da Romano consacra l’unione segreta: tre anni di contratto e una clausola rescissoria di cinquanta milioni. Ma la gioia è breve come un prestito secco. In Piazza della Signoria, il bieco Moggi, signore della Juventus, incrocia Valentino e tuona affinché l'accordo sia stracciato. Ne scaturisce una mischia furibonda: Valentino, derubato d'un obiettivo di mercato, stramazza al suolo. Pantaleo, accecato d'ira, vendica l'amico soffiando a Moggi un promettente esterno ceco, già rinominato ‘il nuovo Nedved’. Il Gran Messere della FIGC, furioso, emette il bando: Pantaleo è esiliato da Fiorenza verso le natìe terre salentine.
Intanto, a Torino bramano cedere Yulijetta al potente Emiro del PSG. Disperato, il serbo consulta Fra’ Fabrizio, che ordisce un piano folle: “Bevi questo infuso di radici balcaniche: ti darà sembianza di pubalgia cronica per due dì. Fallirai le visite mediche e l'Emiro fuggirà”. Yulijetta beve e, stremato dal dolore, cade in un sonno che pare agonia. Frattanto, il messo inviato a Lecce viene assalito presso Foggia da una banda di briganti guidata da un tal Miccoli. Pantaleo riceve sol la notizia della ‘morte calcistica’ del suo pupillo. Folle di dolore, egli galoppa verso Fiorenza e, vedendo Yulijetta immobile nel letto, firma un ferale contratto: un quinquennale con la Lazio del Principe Lotito, a zero budget e mercato sbarrato.
Al risveglio, Yulijetta vede il suo mentore ormai accasato altrove. Comprendendo che mai più giocherà per lui, decide di por fine ai suoi giorni sportivi e, con un colpo secco, si recide il legamento crociato. Mai ci fu storia più misera di quella di Pantaleo e del suo Yulijetta».
Nota a margine: in questa prima versione scritta da Shakespeare, Fiorentina e Juventus, davanti alle carriere (e ai bilanci) distrutti, firmano la pace, stringendo addirittura un gemellaggio. Capito che questo finale, troppo inverosimile, non stava in piedi, William traslò tutta la faccenda a Verona dando vita al “Romeo e Giulietta” che tutti conosciamo.
Vite Viola
“Vite Viola” è la nuova rubrica umoristica di LaViola.it, curata da Lorenzo Catalini. Qui il comico gioca da battitore libero e da tifoso nevrotico, raccontando con ironia non tanto la Fiorentina in campo, quanto tutto ciò che le gira attorno: partite viste in posti improbabili, incontri bizzarri allo stadio e non, speranze, dubbi e piccole ossessioni da tifoso. E poi le grandi domande: «C’è vita su Marte? E, nel caso, se ne trovano di terzini decenti?». Una rubrica a metà fra racconto e articolo, su qualsiasi cosa riguardi quella faccenda serissima che è tifare Fiorentina, ma senza mai prendersi sul serio.



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