Vite Viola - In memoria della stagione 2025-2026
Una lunga lettera d’addio all’annata viola: pochi momenti felici, tanta noia e il desiderio di tornare presto a sognare
Quando muore un qualche personaggio noto al pubblico, i giornali scrivono quello che in gergo viene chiamato il 'coccodrillo', ossia l’articolo per commemorare la persona scomparsa. Quello che leggete è dunque il coccodrillo della stagione viola 2025-2026, non ancora spirata ufficialmente ma ormai attaccata alle macchine in attesa che, dopo l’incontro con l’Atalanta, le si stacchi la spina.
“Non si parla male dei morti” è un detto valido, soprattutto in pubblica piazza, anche per quelle persone che in vita non ci andavano proprio a genio. Nel caso della stagione 2025-2026 (pace all’anima sua), questa operazione risulta assai difficoltosa, ma ci proveremo lo stesso (ora che sto rileggendo l’articolo per correggerlo, mi rendo conto di non esserci riuscito, ndr). Cosa dire dunque di questa stagione sventurata?
La stagione 2025-2026 era nata più o meno con qualche buon auspicio, con grandi speranze e nobili ambizioni. Successiva alla buona (od ottima, o fallimentare, a seconda di chi ve lo dice) stagione precedente, quella dei 65 punti con Palladino in panchina, essa inizia col ritorno alla guida della squadra di Stefano Pioli. Scegliendo Firenze il neoallenatore rinuncia al faraonico contratto che percepiva nel campionato arabo. Voglia di tornare a competere in un calcio decente? Nostalgia della città più bella del mondo? Preveggenza sugli immediati sviluppi geo politici in Medio Oriente? Col senno del poi, probabilmente l’ultima è l’ipotesi più accreditata. Certo che un fischio lo potevi anche fare Ste’…
Pioli che peraltro, poco prima dell’inizio del campionato, si indispettisce con Allegri perché l’allenatore livornese, in conferenza stampa, non inserisce la Fiorentina fra le pretendenti alla corsa Champions League. Ci auguriamo che ci sia stato almeno un whatsappino di scuse, ma le probabilità sono poche.
Nel mercato estivo arriva una serie di giocatori interessanti: Dzeko, Nicolussi Caviglia e Sohm, tanto per dirne alcuni. Non sono andato a controllare i termini dei contratti, ma credo che la formula del trasferimento fosse, per tutti e tre, quella del “weekend lungo a Firenze”, dal momento che a gennaio sono già ripartiti tutti. Personalmente, ho iniziato a percepire qualche scricchiolio (ma mai avrei immaginato i 9 mesi successivi) a Reggio Emilia, preliminare di ritorno di Conference League contro gli ucraini del Polissya: vinta 3-2 ma con una fatica atroce e una condizione fisica da profughi di guerra. Quella mattina, peraltro, per non farmi mancare niente, ero andato a visitare il museo della Ferrari a Maranello: credo sia la prima volta nella storia in cui una persona riesce ad onorare nello stesso giorno due squadre per cui tifa, entrambe avare di soddisfazioni da anni.
Dopo un mese di campionato sono già tutti pentiti. Dopo due Pioli è esonerato. Dopo tre siamo praticamente in Serie B: i tifosi delle altre squadre gongolano e si sfregano le mani al pensiero di vederci giocare di sabato, quelli viola invece sviluppano strane perversioni e piccole manie, scavano morbosamente nei record negativi. “Nessuno si è mai salvato con così pochi punti a dicembre” diventa al tempo stesso sia uno spauracchio più che concreto, sia un motivo di sottile eccitazione, una sensazione simile a quando da bambini si avvicinava il dito ad un fiammifero acceso per vedere fin dove ci si poteva avvicinare alla fiamma prima di scottarsi.
La stagione 2025-2026 (ah, quasi dimenticavo: quella del Centenario) aveva un carattere forte, duro a morire, e non era fra i suoi piani il finire con una retrocessione. Va via Pradè. Vanno via gli acquisti estivi di Pradè. Va via qualsiasi cosa abbia a che fare con Pradè (“fesserie”, dicono alcuni, secondo cui il vecchio ds rimane in circolazione, zona Viola Park). Da Londra arriva Paratici, e con lui Solomon, Harrison e Pilar Fogliati. Soprattutto (già da un po’ prima, ma senza far accorgere della differenza) arriva Vanoli che, “Santo Dio era ora!”, un bel giorno sacrifica la difesa a tre e si inventa la mossa che (se così si può dire) dà una qualche svolta al modo di giocare della Fiorentina: Parisi esterno alto.
Lo riscrivo, perché questa cosa va tramandata ai posteri ed è bene che non ci siano fraintendimenti: Parisi esterno alto, un cambio di ruolo che ha riportato alla mente degli appassionati il momento in cui Gareth Bale, da terzino del Tottenham, divenne un’ala da 100 milioni (P.S. In bocca al lupo a Fabiano per il recupero dell’infortunio: è stato sicuramente il giocatore che quest’anno più ha sudato per la maglia). La Fiorentina si riprende, poi no, poi sì. Alla fine, i punti arrivano; il gioco no; l’impegno dei giocatori? Sni, a sprazzi, sicuramente più da alcuni che da altri. I tifosi continuano ad andare al Franchi, eroicamente, perché la noia vissuta quest’anno durante certe partite ha trasceso l’aspetto sportivo e si è fatta condizione esistenziale. Non che non ci fosse mai capitato di vedere la squadra in stagioni difficoltose, o di vederla salvarsi nelle ultime giornate, ma quest’anno è stato diverso: è stato vuoto (nella stagione 2011/2012 per esempio, anche quella semi drammatica, c’era almeno stata l’azzuffata fra Delio Rossi e Ljajic ad intrattenerci un po’).
Neanche ci è toccato di giocare la finale di Conference League, alla quale ormai ci eravamo abituati come ad un’intramontabile tradizione familiare, e qui forse dobbiamo rendere merito ai nostri giocatori che, in un momento di lucidità e gentilezza, hanno ben capito che l’avrebbero probabilmente persa (seconda tradizione) e ci hanno risparmiato la delusione. L’unica gioia della stagione, arrivata la scorsa domenica come il colpo di reni di un wrestler al tappeto, è stata la vittoria allo Stadium contro la Juventus, che compromette non poco la possibilità dei bianconeri di qualificarsi alla prossima Champions. Ho goduto eh, perché ho goduto, ma comunque con quell’amarezza data dal fatto che, contrariamente al bon ton, le disgrazie altrui (specie quelle dei gobbi) fanno sempre piacere, ma ne procurano assai meno se non accompagnate da qualche gioia autoprodotta.
Cara stagione 2025-2026, siamo all’ultimo, indolore saluto. Non ti offendere, ma non ci mancherai. Abbiamo vissuto assai pochi momenti piacevoli insieme, siamo partiti con piede sbagliato e abbiamo sempre tenuto due passi diversi: noi a sognare cambi di ritmo e bel gioco, tu ad arrancare stancamente, come un esploratore che ha perso la via. Possano le stagioni a te successive imparare prendere esempio ed imparare dai tuoi errori, e tornare a far stare la squadra nelle posizioni che merita, cosicché i tifosi della Fiorentina possano ogni domenica gioire in un Franchi striato di viola, traboccante d’entusiasmo e, se non è chiedere troppo, finalmente ristrutturato.
Vite Viola
“Vite Viola” è la rubrica umoristica di LaViola.it, firmata da Lorenzo Catalini. Da battitore libero e tifoso nevrotico, l’autore racconta con ironia non solo la Fiorentina in campo, ma tutto ciò che le ruota attorno: partite viste in posti improbabili, incontri bizzarri, speranze, dubbi e piccole ossessioni da tifoso. Una rubrica a metà fra racconto e articolo, che parla di quella faccenda serissima che è tifare Fiorentina, senza mai prendersi troppo sul serio.



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