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Vite Viola - Il pagellone di fine anno

Da De Gea a Kean, passando per Parisi “Gareth Bale” e i lavori al Franchi: voti ironici e senza sconti alla stagione viola

Tre sono le persone che credo di avere odiato in vita mia.

1) Un tipo di Pisa che, nella sua pendente città, mi tamponò con la macchina e, approfittando della mia giovane età e della poca esperienza al volante (ero patentato da una settimana), mi fece credere che la colpa in realtà fosse per metà mia (che ero fermo in parcheggio, col motore spento). Gli chiesi di compilare il CID, mi disse che era di fretta. Gli chiesi il numero di telefono per ricontattarlo, me lo diede, gli feci uno squillo per lasciargli il mio, il telefono non suonò perché, a suo dire, in quel momento era scarico. E scarico è rimasto negli ultimi 10 anni, dal momento che non mi ha mai più risposto;

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2) Tom Henning Øvrebø, ex arbitro di calcio norvegese, nato a Oslo il 26 giugno 1966 e non morto (purtroppo aggiungo, se il direttore me lo concede) la sera del 17 febbraio 2010, appena dopo la fine di quel Bayern Monaco-Fiorentina in cui convalidò un gol di Klose, in posizione talmente irregolare che (non mi fate andare avanti che temo ripercussioni legali);

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3) Donatella Lombardi, professoressa di matematica al liceo scientifico di Follonica. La mia professoressa di matematica. Una persona dall’anima nera e cuore non conosce amore, e il cui vuoto esistenziale si riversava sugli altri tramite uno strumento di tortura ben oliato: le pagelle di fine anno. Negli anni ho temuto così tanto il suo giudizio in pagella (cardine decisivo per le sorti della mia estate, con lo stesso identico esito ad ogni scrutinio: “Rimandato a settembre”) che ad un certo punto, anche in questo caso, ho sperato in un suo improvviso decesso. Per farvi capire quanti accidenti le ho tirato, all’epoca promisi a Dio che se avesse sacrificato la vita di lei, per me avrebbe potuto anche risparmiare quella di Øvrebø.

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Trovo dunque paradossale ritrovarmi adesso, un decennio dopo, dall’altra parte della barricata, ovvero nella posizione di dover dare voti, per di più in una stagione in cui i rimandati a settembre sono molti e i bocciati anche di più. Quindi, ecco qua il pagellone (sommario) della Fiorentina 2025/2026:

DE GEA 6.5. Stagione dai due volti. Dopo che la scorsa stagione aveva regalato prestazioni memorabili ai tifosi e, soprattutto, ai fantallenatori (di notte ancora mi sogno quel +6 contro il Milan, con due rigori parati; poi mi sveglio sudato), quest’anno ci si aspettava il bis. Invece il buon David vive un’annata da fritto misto, con qualche cappellata, diverse belle (e decisive) parate, ed uscite che ricordano quelle di certi carcerati in libertà vigilata: senza ritorno. La sua eventuale partenza (e soprattutto chi nel caso lo sostituirebbe) ci dirà molto sulle ambizioni della società.

CHRISTENSEN. È un piacere averti rivisto ragazzo, a settembre non mi ricordavo neanche di averti ancora in squadra. Ti vedo bene.

LA FASE DIFENSIVA 5. (4, nella prima metà di stagione). Gli anni della gestione Italiano mi avevano fatto vivere con l’eterna ansia di poter prendere gol in qualsiasi momento della partita, visto che la difesa era sempre schierata sulla linea di centrocampo. Sempre, anche all’ultimo minuto di una finale di Conference. Nella prima parte di quest’anno la situazione è migliorata: nessun dubbio o ansia, si aveva infatti la certezza che ogni azione degli avversari si sarebbe tramutata in rete. Più pesante in termini di punti ma più benefico allo stress. Da marzo in poi, molto meglio soprattutto Pongracic e Ranieri, fallimentare Comuzzo (che infatti terrei, dal momento che la nostra storia ci insegna che se diamo via uno dopo una brutta stagione, quello va altrove a fare sfracelli). Dodò quest’anno ha fatto un downgrade, è scesa in campo la sua versione PES 2009: un unico binario di corsa e capacità di sterzare al momento giusto completamente dimenticata. A Gosens voglio sinceramente troppo bene per poter fiatare su di lui.

FABIANO PARISI. 8. Gareth Bale. Per la trasformazione definitiva gli mancano solo i gol in rovesciata, la valutazione da 100 milioni e il set professionale di mazze da golf.

I CENTROCAMPISTI PROMOSSI. Bella (a tratti bellissima) stagione di Fagioli, al cui ho perdonato anche quell’intervista non concessa (LEGGI QUI), come se non fosse successo nulla. Gattuso gli fa un bel regalo non convocandolo per i playoff: Nicolò si ritrova non solo a non aver nessuna colpa in maglia azzurra, ma ha addirittura il piacere di poter gongolare dicendo «Se magari ci fossi stato io…», inestimabile. Mandragora si conferma centrocampista goleador, con certi gol talmente belli da farmi venire in mente Adrian Mutu (se un Dio esiste, stanotte perderò le dita dopo aver scritto questa frase): per la Fiorentina al momento è imprescindibile.

I CENTROCAMPISTI INSUFFICIENTI. Più che un’operazione di calciomercato, quello fra Sohm e Fabbian si rivela uno di quegli scambi fra prigionieri di guerra in cui dopo i capi di stato (in questo caso i ds) pensano «Forse era meglio lasciarlo morire laggiù…». Speravo molto di più in Brescianini, che, come tutti i giocatori passati sotto Gasperini, si rivela come le bacchette di Harry Potter: fedeli solo al loro mago preferito.

IL PHAZZO PHAZZINI 7. Ma con un soprannome così, come si fa a dargli l’insufficienza? Il Phazzo Phazzini… È da settembre che sta cosa mi fa ridere.

I LAVORI AL FRANCHI 4. Pare che l’appalto per i lavori sia stato vinto da Penelope, la moglie di Ulisse, che - come l’epica ci insegna - di notte sfaceva la tela che di giorni tesseva, non finendo così mai l’opera. Lo stesso metodo ha adottato con la Curva Fiesole.

HARRISON E SOLOMON 5,5. Arrivano a gennaio e fanno un girone di ritorno ok (qualcosina in meno in realtà). Sarò romantico, sarò nostalgico, ma rimpiango quando a gennaio si scambiava Cuadrado con Salah.

GUDMUNDSSON 5. L’anno scorso si diceva che non fosse concentrato a causa dei suoi problemi legali. Quest’anno fa pure meno, segno che forse la giustizia gli fa anche peggio.

KEAN 7. Ci regala il momento più alto della stagione viola: non la vittoria con la Juventus, ma il litigio con Pengwin. Sembrava l’inizio di una grande battaglia mediatica, purtroppo si è spenta sul nascere, a dimostrazione che quest’anno i tifosi della Fiorentina proprio non si dovevano divertire.

PICCOLI 30. Come i milioni per cui è stato pagato. Non li ha ripagati a suon di gol, ma a forza di impegno sì. Non che questo basti per fare il titolare in una squadra che punta all’Europa…

I TIFOSI CHE GIOCANO AI SACCHI E AL BOWLING DURANTE L'ULTIMA DI CAMPIONATO 10. Un solo rammarico: non averci pensato prima. Altro che i centri commerciali dentro gli stadi, il futuro è nato al Franchi. Sogno piste da bowling costruite lungo i bordi del campo: tanti punti in caso di strike ripetuti, partita data vinta se la palla colpisce i piedi di certi giocatori, raddrizzandoli e rendendoli i fenomeni che Firenze si merita.

Vite Viola 

Vite Violaè la rubrica umoristica di LaViola.it, firmata da Lorenzo Catalini. Da battitore libero e tifoso nevrotico, l’autore racconta con ironia non solo la Fiorentina in campo, ma tutto ciò che le ruota attorno: partite viste in posti improbabili, incontri bizzarri, speranze, dubbi e piccole ossessioni da tifoso. Una rubrica a metà fra racconto e articolo, che parla di quella faccenda serissima che è tifare Fiorentina, senza mai prendersi troppo sul serio.

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