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Fiorentina torna la Conference: contro l'AEK occasione per crescere in autostima e qualità del gioco

La squadra di Vanoli deve sfruttare le minori pressioni che subisce in coppa per crescere nella qualità del gioco. Occasione per le seconde linee

Ancora poche ore e la Fiorentina tornerà a misurarsi con la Conference League. L’avevamo lasciata a Mainz, lo scorso 6 novembre, con Galloppa in panchina ad interim dopo le dimissioni di Pradè, l’esonero di Pioli e i giorni di grande incertezza dentro il Viola Park. Arrivò una sconfitta all’ultimo minuto. Il giorno successivo, l'ufficialità come nuovo allenatore gigliato, Vanoli ha affermato: «Non possiamo fare gli errori commessi in Coppa: dobbiamo capire che in una partita ci sono più partite. Non si può prendere gol al 91’».

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Un radicale cambio di mentalità sul quale il tecnico ha battuto fin dal primo giorno e che sta dando i suoi frutti. Se dal lato tecnico, infatti, la Fiorentina è una squadra con ancora enormi criticità, sotto l’aspetto del temperamento nelle ultime due partite qualcosa di buono si è visto. Soprattutto con la Juventus, con i viola che sono stati anche capaci di soffrire senza subire gol né occasioni particolarmente pericolose nell’ultimo quarto d’ora, quando la paura è affiorata nella mente di un gruppo ancora tremendamente insicuro.

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Ecco, quando ci si domanda se la Conference in un momento del genere sia uno spreco di energie oppure un’opportunità, una tesi a favore della seconda opzione riguarda proprio l’aspetto mentale della Fiorentina. Se è indiscutibile che, visto l'ultimo posto in classifica di Serie A, le energie principali debbano confluire nel campionato per evitare la retrocessione, è altrettanto vero che in Conference la Fiorentina può permettersi di giocare più ‘leggera’. Senza la pressione che inevitabilmente subisce nelle sfide di campionato.

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La classifica della league phase vede la squadra di Vanoli attualmente ottava: se le prime 8 posizioni – che significano due partite in meno a febbraio – sono un traguardo per il quale occorre lottare, il passaggio del turno sembra quasi impossibile da non centrare. La Fiorentina può cercare di sfruttare la competizione europea per accrescere la propria autostima e assorbire i principi tattici del nuovo allenatore, senza avere quel peso sopra la testa che l’ultimo posto in classifica inevitabilmente ti pone quando giochi le partite di Serie A.

La Conference è anche un’occasione per chi oggi parte in seconda fila nelle gerarchie. «Penso di aver dimostrato con i fatti che non guardo in faccia nessuno: chi mi dà tutto in allenamento ha la possibilità di giocare», ha detto ieri Vanoli in conferenza stampa. Stasera al Franchi il tecnico farà un discreto turnover: chi scende in campo ha la possibilità di mettersi in mostra e, in caso di prestazione positiva, guadagnarsi la riconferma da titolare anche nelle partite successive. In una rosa che ha fatto così poco in campionato, Kean e De Gea a parte, nessuno sembra indispensabile.

Di fronte ci sarà un AEK Atene pieno zeppo di vecchie conoscenze della Serie A: dai portieri Strakosha e Brignola al Tucu Pereyra, fino all’ex Cagliari Marin e all'ex Inter Joao Mario (quest’ultimo però non impiegabile stasera perché non in lista UEFA). Soprattutto, ci sarà Luka Jovic, che contro la sua ex squadra avrà motivazioni extra, visto che in maglia viola non ha ricordi particolarmente felici.

A prescindere da chi scenderà in campo, stasera Vanoli si aspetta di vedere un passo in avanti anche sotto l’aspetto della qualità del gioco. Bene che i concetti di umiltà e sacrificio facciano breccia nel gruppo, ma non basta: «Dobbiamo fare tutti il massimo, aggiungendoci non solo l'aspetto del cuore e del sacrificio, ma anche sull'aspetto tecnico-tattico», ha affermato ieri il tecnico della Fiorentina. E magari non sarebbe un'idea così strampalata tornare a vincere una partita, che anche in Conference non accade da più di un mese. Non c’è cura più efficace della vittoria per iniziare a risalire dal fondo.


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