Alibi in via di esaurimento. Ora c’è bisogno di ritrovare prospettive ‘da Fiorentina’. Non c’è più tempo da perdere
Al via la vera era Paratici. La Fiorentina è attesa da un'estate in cui serve ri-trovare una dimensione consona alla sua storia
Sta per iniziare una nuova era alla Fiorentina. Non tanto quella di Grosso, che salvo sorprese sarà il neo tecnico viola, bensì quella di Paratici. Quella vera, viste le condizioni con cui si era dovuto muovere il ds a gennaio scorso (squadra ultima in classifica e lavoro a distanza). Paratici non è solamente un dirigente, ma un manager di livello top, arrivato nel momento in cui la Fiorentina pareva allo sbando e già nel baratro della B. In lui è stata riposta gran parte della speranza di un rilancio a stretto giro di posta da parte di tutta una piazza che aveva bisogno di tornare ad avere fiducia nel domani. Un domani vicino, non chissà quanto in là negli anni.
ALIBI. Non è un Dio e non fa miracoli, ovviamente. Lo si è visto subito col mercato invernale. Una sessione in cui c’erano grossi alibi, che adesso sono in via d’esaurimento. Ci sono tante difficoltà e nodi da sciogliere, sì. Su tutti c’è il tema delle ambizioni della proprietà. Cosa vuole fare la famiglia Commisso? Come potrà muoversi Paratici in questo contesto e in questa situazione? Ne capiremo di più dopo il viaggio in America da parte del ds e di Ferrari. Una cosa dev’essere chiara, come ha ribadito nelle scorse ore l’ACCVC: il tempo degli alibi sta per terminare. Altrove vincono ed entrano in Champions, c’è chi lo ha fatto investendo milioni e milioni e chi con programmazioni a lungo termine. Lo fanno realtà che fino all’arrivo di questa proprietà erano dietro (qualcuno molto dietro) nelle gerarchie del calcio italiano. Per un motivo o per l’altro, invece, da queste parti è sempre mancato quel proverbiale ‘uno per fare trentuno’. Anzi, sono più gli anni passati ad evitare la retrocessione che quelli in cui c’è stato di che sognare. Anche per questo l’arrivo di Paratici è stato visto come un motivo di svolta. La proprietà ha speso? Sì. Lo ha fatto bene? No. Ha cambiato le figure dirigenziali che hanno gettato valanghe di soldi? No. Per la proprietà transitiva, dunque, la proprietà non può essere esente da responsabilità. Al netto delle mille avversità che ci possono pure essere state (sicuramente nel caso della scomparsa di Barone e Commisso), da Paratici ci si attende che faccia miracoli. O meglio, miracoli rispetto ai disastri che si sono perpetrati negli ultimi anni, ma niente di più rispetto a quello che hanno fatto altri dirigenti in altri club (Sartori, Tony D’Amico, Marotta) e altre proprietà che hanno vinto almeno un trofeo (Napoli, Atalanta, Bologna, Lazio, Roma) o che sono andate in Champions (Como e le precedenti).
GROSSO. La scelta di Grosso non entusiasma, così come non lo farebbe la conferma di Vanoli. Non vennero fatti caroselli all’epoca dell’arrivo del primo Montella o di Italiano, mentre ci furono ovazioni di massa al ritorno di Pioli. L’allenatore sposta? Sì, più in negativo che in positivo, cioè non fa miracoli ma può fare danni. Almeno così raccontano gli addetti ai lavori. Vanoli è da applausi per quello che ha fatto. Era una missione molto difficile, non impossibile. Non ha fatto un miracolo, giusto per ribadire il concetto. Ha dato una mentalità da piccola ad una squadra che si credeva grande, ma che non riusciva a reinventarsi piccola quando aveva bisogno di fare punti, anche pochi per volta, per salvarsi. Nell’immediato futuro serve altro. Come si risalgono le gerarchie? O con giocatori forti, o con idee di calcio moderne e funzionali.
TEMPO. Non c’è molto tempo da perdere. Non ce n’è più. La Fiorentina non può essere quella che festeggia se arriva settima o ottava. Il problema è che ad arrivare lì ha fatto dei miracoli (in questo caso sì), ma ha speso più di squadre che con meno soldi sono entrate nel circuito virtuoso della Champions o hanno vinto almeno un trofeo. Serve un gran lavoro di Paratici, sì. Adesso serve anche (e soprattutto) chiarezza da parte della proprietà. Perché Paratici è un dirigente, non un Dio. Anche se, rispetto a come sono stati buttati tanti milioni nel recente passato, sarebbe un’impresa fare peggio. La missione è chiara: ri-dare prospettive che siano ‘da Fiorentina’.
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