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Mourinho, non solo la Fiorentina. C'è anche la partita con la Procura federale

Il tecnico probabilmente salterà una partita in panchina, ma non quella contro la Fiorentina

In un clima da spy-story, ieri Josè Mourinho è stato ascoltato dal procuratore federale Giuseppe Chinè, dopo che due giorni fa era andato in scena l’incontro preparatorio con gli avvocati della società giallorossa (Daniele Muscarà e Antonio Conte), chiamata in causa per responsabilità oggettiva, scrive La Gazzetta dello Sport.

Da quello che filtra dalle stanze più nascoste del club e della Procura, comunque, dei risvolti positivi sembrano esserci stati. Non è un caso, infatti, che fino alle 16 di ieri non era stata prevista la consueta conferenza stampa della vigilia, che invece è stata ripristinata poco prima delle 20.

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Chinè e Mourinho hanno ripercorso le dichiarazioni sotto indagine, che riguardavano l’arbitro Marcenaro ( «non ha stabilità emozionale per queste partite») e Berardi («È troppo quello che fa per prendere in giro gli altri, per far prendere i gialli»).

A differenza di altre circostanze in cui Mourinho si è trovato nella bufera per delle sua affermazioni, stavolta la società giallorossa si è schierata al suo fianco, preparando un dossier per scagionare il proprio allenatore con altri episodi di critiche ai direttori di gara, e poi puntando anche alla non perfetta conoscenza dell’italiano da parte del tecnico.

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Non a caso Mou dopo la partita col Sassuolo – conclusa con un rigore a favore dei giallorossi e una espulsione ai danni dei neroverdi – aveva parlato in portoghese. La sensazione è che, per via della recidività dello Special One, un giudizio di prassi porterebbe al suo deferimento.

È possibile però che le parti, proprio grazie all’incontro di ieri (il secondo dopo il caso Serra), stiano cominciando a lavorare intorno all’ipotesi del patteggiamento, che difficilmente sarebbe superiore ai dieci giorni, consentendo così all’allenatore di saltare in pratica solo una partita e, nel contempo, di riaffermare il principio che quelle di Josè fossero delle dichiarazioni lesive.

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D’altronde, a termini di regolamento, le aggravanti non mancavano: dai rischi derivanti al giocatore avversario nel mirino delle critiche all’ordine pubblico, oltre che alle insinuazioni sul corretto svolgimento del match. Ma il faccia a faccia con Chinè potrebbe avere alleggerito la posizione del portoghese, che oggi ritroverà la parola.

Vedremo se in italiano o in portoghese...


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