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Moggi: «È una riedizione di Calciopoli. Vogliono fare le scarpe a Marotta, come fecero con me»

L'ex dirigente della Juventus sul terremoto che sta travolgendo il calcio italiano e la sua classe arbitrale negli ultimi giorni

«Vogliono fare le scarpe a Marotta, perché è il più bravo. Fecero lo stesso con me». Parole di Luciano Moggi, nell'intervista rilasciata a Libero nell'edizione in edicola stamani. La frase nasce all'interno di una riflessione sull'inchiesta che rischia di travolgere nuovamente il calcio italiano: «Siamo alla riedizione di Calciopoli, c’è qualcuno che vuole mettersi in evidenza indagando sul calcio. Da Calciopoli non è uscito niente: c’è stato un pm, Narducci, che ha detto che ho chiuso un arbitro in uno spogliatoio. Ha scambiato una battuta con un sequestro di persona: ma dai, su!».

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La difesa di Moggi nei confronti del presidente dell'Inter deriva dalle analogie che l'ex direttore generale della Juventus intravede tra lo scandalo Calciopoli del 2006 e la situazione attuale: «Sa la differenza che c'è tra me e Marotta? La differenza che c'è tra Calciopoli e il caos di questi giorni è che Marotta ha una società alle spalle». Moggi fa sostanzialmente intendere di essere stato estromesso dal calcio poiché non tutelato dai vertici della Juventus di 20 anni fa, a differenza di quanto invece starebbe succedendo al numero uno del club neroazzurro.

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«Marotta è uno che sa costruire le squadre - prosegue -, conosce a memoria il calcio, è uno che sa dirigere, viene osannato. In questo calcio mediocre, distrutto nel 2006, i presidenti e i dirigenti capaci si contano sulle dita di una mano, le cito De Laurentiis e Percassi. E poi mi scusi: che interesse avrei, io, a difendere l’Inter?».

Secondo Moggi, nel calcio italiano sarebbe allora in atto uno scontro fra vari gruppi di potere, ognuno con l'obiettivo di primeggiare sugli altri: «Di sicuro c'è un'aria particolare, si respira qualcosa come ai miei tempi. Prima di tutto devono eleggere il presidente federale, quindi c'è uno scontro tra diversi gruppi di interesse. Poi si ricorda quando volevano far fuori i designatori, Bergamo e Pairetto, perché erano in carica da troppi anni?».

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