Le critiche a Vanoli e la difesa della società: avanti così. Ma in tre mesi non ha saputo migliorare due aspetti decisivi
La salvezza che si allontana, la lunga serie di occasioni perse: l'allenatore nel mirino dei tifosi, non della società. Da novembre sempre disattenzioni e scelte sbagliate
Un'altra settimana a leccarsi le ferite. A rimuginare per una vittoria che non è arrivata. La stagione va così, si è capito bene, ma rassegnarsi è dura. Eppure è sempre la solita Fiorentina. Non nel contenuto, ma in ciò che lascia al triplice fischio di ogni partita. E a proposito di fischi, anche i tifosi sono tornati a farsi sentire sabato al Franchi dopo il 2-2 contro il Torino. L'ennesima partita in cui sono stati buttati punti pesanti. Ben 22 da situazioni di vantaggio, di cui 10 nei minuti di recupero. La Fiorentina ha 18 punti all'attivo, facile capire dove potrebbe essere oggi con quei punti mancanti.
SOLITI ERRORI. Ma ovviamente non si tratta di sfortuna. Anzi. Dettagli che fanno la differenza perché sono macroscopici, non piccoli. Situazioni, letture, errori, disattenzioni, amnesie. Responsabilità un po' di tutti, perchè a turno tocca a tutti addormentarsi, fare il movimento sbagliato, lasciare l'avversario solo di colpire, commettere ingenuità. Chi più chi meno. Con la mano dell'allenatore. Vanoli è tornato nel mirino delle critiche dopo il pari contro Baroni. Se n'era un po' allontanato con alcuni risultati di inizio anno, e perché comunque questa Fiorentina, è necessario sottolinearlo, non è quella piena di niente, anzi vuota, vista fino almeno a metà dicembre. Ma con quei cambi contro il Torino ha agevolato il rientro in partita dei granata.
QUEI CAMBI. La squadra di Baroni dopo la rimonta viola da 0-1 a 2-1, sembrava fuori dalla partita. La Fiorentina aveva avuto il merito di reagire al classico svarione difensivo (di Dodo in particolare, altro classicone), di insistere, ribaltare la sfida. Con la mossa giusta anche dell'allenatore, per quanto abbastanza scontata, mettendo Harrison a destra con Solomon a sinistra dopo il forfait di Gudmundsson. Poi è successo il patatrac. Già Fabbian e Ndour (inizialmente secondo tabellone doveva uscire Fagioli, poi è stato cambiato Brescianini) erano entrati tutt'altro che bene, poi la scelta di inserire Ranieri per Solomon andandosi a mettere a cinque dietro. Ma era una linea a cinque 'falsa', con Dodo che usciva male sul primo esterno per limiti suoi (gli ultimi 10 minuti era praticamente fermo, e infatti i granata sfondavano sempre da quella parte) e per la mancata copertura di Fabbian. Spostato in teoria sulla corsia destra con Harrison a sinistra. Ecco l'altra grande pecca, aver aggiustato male il centrocampo. Non solo la difesa. Con Piccoli che poi o restava solo con 30 metri di niente alle spalle, o si abbassava anche lui per solidarietà sulla sua trequarti. Sulla fascia sinistra (la destra viola) il Torino ha iniziato a sfondare, Comuzzo era costretto a scivolare per coprire i buchi e da fermo è arrivata l'ennesima follia difensiva. Con Dodo a presidiare il niente, con Parisi dietro a Maripan e via dicendo.
UN ATTEGGIAMENTO CHE NON CAMBIA. «Non è una questione di messaggi sbagliati, ma è l'atteggiamento. A cinque ti dovevi mettere perché loro per recuperare hanno iniziato a mettere dentro Duvan, altri saltatori, alzavano centrocampisti e difensori», ha risposto Vanoli in conferenza a chi gli chiedeva dei cambi. Già, l'atteggiamento, quello che nelle situazioni di potenziale pericolo la Fiorentina non ha mai migliorato da inizio stagione. E' il primo aspetto su cui il tecnico non è riuscito a fare breccia. «Le responsabilità è giusto che se le prenda l'allenatore sulle cose che non abbiamo migliorato ancora, cioè sul prendere gol. Se siamo lì, abbiamo dei difetti. Sennò saremmo usciti prima. Dobbiamo rimanere tutti positivi, stare sul pezzo. Fino all'ultima partita il campionato è questo. Ma non guardare le tante cose positive in questo momento sarebbe uno sbaglio, darci una bastonata da soli». Concetto apprezzabile, e ci mancherebbe. Di cose a cui aggrapparsi ora ce ne sono, e meno male. Ma tutto viene poi vanificato da una fase difensiva spesso folle, anche per scelte o per mancata capacità di trasmettere concetti giusti dell'allenatore. Perché la condizione fisica è migliorata, e va bene. La qualità del gioco a tratti si vede (meglio di prima, ma ci voleva poco), la capacità di reagire c'è (spesso troppo tardi, ma vabbè), la produzione offensiva è migliorata, la squadra ha un minimo di senso. Ma dopo tre mesi questa Fiorentina commette sempre gli stessi errori. E non una partita sì e una no, tutte le partite. Inconcepibile.
SENZA CONTROMISURE. È questa la cosa più grave. Perchè lodevole, anche qui, la voglia di fare un calcio propositivo (in teoria), di non fare catenaccio, di giocare «perché siamo a Firenze e bisogna giocare a calcio». Giusto, bello. Però se devi salvarti devi trovare contromisure. Portare magari un giocatore in meno in su in certi momenti. Non andare a Napoli a fare uomo contro uomo pressando alto, non lasciarti l'uno contro uno con il Cagliari. Ma solo per restare alle ultime settimane, la lista è lunghissima. Vanoli ha preso la squadra a inizio novembre, in tre mesi non è riuscito a mettere a posto la difesa. La società gli ha dato una mano tardiva sul mercato, va bene, ma quella, per l'allenatore, doveva essere una priorità per una squadra che deve salvarsi. Anche perché teoricamente (sempre teoricamente) davanti qualcuno per crearti qualcosa ce l'avresti. Ma dietro, se non ci lavori e non trovi correttivi, è dura. In tre mesi con Vanoli la Fiorentina ha incassato in campionato 22 gol in 14 partite, media 1,6 a gara. Nelle coppe 6 gol in 4 gare, siamo lì. Durissima, così, vincere le partite e fare punti. Con Pioli, in mezzo al nulla che faceva quella squadra, i gol presi erano stati 16 in 10 partite di campionato. Media sempre 1,6. Ma non servivano i numeri a dimostrare la tesi di partenza. E meno male che Vanoli, allievo di Conte e vero 'martello' dello spogliatoio, doveva curare la fase difensiva. È migliorata semmai quella offensiva, si vede nelle prestazioni prima che nei numeri (20 gol fatti in 14 gare di campionato, erano stati 7 con Pioli nelle prime 10).
AVANTI COSI'. Se i tifosi dopo il Torino hanno puntato il dito sul tecnico, la società invece ha ribadito fiducia e forza all'allenatore. Lo aveva fatto il nuovo presidente Giuseppe Commisso, che nel primo discorso pubblico aveva detto che «Vanoli ha cambiato la situazione. Ha portato nuova energia, chiarezza e identità al gruppo». Ha dato ancor più sostegno Fabio Paratici, portando la metafora del Re Leone per supportare l'allenatore di fronte a tutti. Idea ovviamente non cambiata dopo il Torino, anche se è chiaro che l'amarezza abbia coinvolto tutti. Ecco, il nuovo ds sarà un uomo importante anche in questi mesi. Non c'è solo il mercato, finalmente un uomo di calcio e di spessore, riconosciuto dal gruppo per esperienza e competenza, potrà stare a fianco di mister e squadra, sostenere e spronare. Servirà tanto. Così come serviranno pazienza e sangue freddo. La salvezza nel weekend si è ancora allontanata per la vittoria del Lecce, anche se con un passettino Cremonese e Genoa (distanti comunque ancora 5 punti) sono state avvicinate. Ma la Fiorentina deve badare soprattutto a se stessa, senza tante tabelle. Questa squadra non può farle. Non riesce a farle. Perché ha dimostrato, una volta di più contro il Torino, di essere tutt'altro che affidabile.



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