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La testa calda di Ranieri infiamma anche il Franchi

Il difensore viola dimostra di possedere un nervosismo da limare, ma la sua foga in campo è un valore aggiunto

Una «testa calda», in senso buono, Luca Ranieri, scrive il Corriere Fiorentino. E per un paio di motivi. Sempre calda, inteso come pronta, se c’è da segnare un gol. Il difensore quasi 25enne uscito dal settore giovanile della Fiorentina, non solo è il capocannoniere di Conference con 3 gol (insieme a Beltran), ma ieri sera nel primo tempo ha segnato anche il suo secondo gol in Serie A in questa stagione.

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Pesantissimo, anche se reso amaro dal gol del 2-2 a tempo scaduto. Calcio d’angolo dalla destra di Maxime Lopez e incornata al volo sfuggendo alla marcatura di N’Dicka. E poi la solita esultanza tutto cuore a testimonianza dell’impegno che mette questo ragazzo ogni volta che scende in campo e l’orgoglio che prova a indossare la maglia viola.

Una «testa calda», dicevamo, anche per quello che è successo giovedì sera, ovvero il battibecco con Bonaventura pescato dalle telecamere e diventato oggetto di discussione. Anche perché Ranieri non era uscito benissimo dalla serata di Conference contro il Maccabi Haifa, insieme ai suoi colleghi di reparto che hanno subito tre reti da un avversario di livello inferiore, seppur sopra un campo impraticabile.

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In particolare, Italiano gli aveva rimproverato l’intervento su Khalaili che lo ha saltato secco ed è andato in porta in occasione del terzo gol degli israeliani. Il faccia a faccia con Bonaventura, giustamente, è stato archiviato come una semplice discussione di campo, niente che non si sia visto o che non succede spesso durante una partita.

Oltre al fatto che Luca è un ragazzo sanguigno, che ha lottato con tutte le forze per guadagnarsi un posto importante in prima squadra e che non esce mai dal campo senza aver dato tutto. E la foga, si sa, ogni tanto offusca la mente.

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Com’era successo contro la Roma all’andata, quando aveva urlato a Paredes di essere «un miracolato». Un nervosismo da limare, imparando a non farsi travolgere da quell’aggressività che invece sul terreno di gioco è uno dei suoi tratti caratteristici.

Soprattutto nei momenti in cui la lucidità viene meno. Tutti piccoli dettagli che lo separano da un ulteriore salto di qualità, che di certo è nelle sue corde. Una serata di riscatto, cercata con tutto se stesso, contro attaccanti avversari davvero forti come Lukaku e Dybala.

Quasi perfetta, pervia della deviazione sfortunata con cui ha sistemato involontariamente il pallone sulla testa di Aouar. E soprattutto per la beffa finale che toglie due punti pesantissimi.

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