La Fiorentina si accontenta di un punto a Lecce: salvezza più vicina, ma che stagione faticosa
Viola in balìa dei salentini per tutta la ripresa, ma il punticino vale un pezzo di salvezza
De Gea che perde tempo, al pari dei compagni, da prima di metà ripresa (sull'1-1). Piccoli e gli altri che si mettono a far passare i secondi alla bandierina nel finale. La Fiorentina prende alla lettera un vecchio detto del calcio, ossia "quando non riesci a vincere è bene non perdere", e allora vai con un punticino che vale un pezzetto di salvezza. I viola si accontentano del pari in quel di Lecce, restano a +8 sui salentini e sulla Cremonese ed escono indenni da una trasferta complicata al termine del ciclo di cinque partite nel giro di un paio di settimane.
FIATO CORTO. Anche perché la Fiorentina è arrivata col fiato corto ed energie ridotte ad un appuntamento potenzialmente pericoloso. Perdere a Lecce avrebbe significato davvero rimettere in discussione ciò che era stato conquistato contro la Lazio. Almeno nei confronti dei salentini, perché la Cremonese sarebbe restata a -7 e con un calendario complicato. Ecco il motivo per il quale tutti in casa viola si sono presi ben volentieri l'1-1 del Via del Mare. Ma è stata una partita brutta, difficile, in cui la squadra di Vanoli ci ha capito poco fin dall'inizio. O meglio, in cui l'intensità del Lecce ha spesso sopraffatto la staticità dei viola. Inizio complicato, poi quando il Lecce ha calato il ritmo ecco la giocata di Mandragora e il gol, bellissimo, di Harrison. Il primo mattone sembrava messo, se solo Piccoli avesse segnato poco dopo in scivolata...
CHE ANNATA FATICOSA. E invece, niente gol dell'ex (in pesante difficoltà anche stasera) e ripresa di sofferenza. Perché il Lecce ha ripreso a mordere, a correre, a puntare sulle fasce. Le accelerazioni di N'Dri, poi quelle di Banda. La corsa di Coulibaly, la fisicità di Gandelman e dell'impreciso Pierotti. La Fiorentina è andata in apnea per tutto questo. Quasi da non crederci, ma De Gea e compagni alla fine aspettavano quasi a gloria il triplice fischio. Sintomo, uno dei tanti, di una stagione decisamente faticosa. Soprattutto per chi si trova a guadare le partite fuori dal campo. Tante, ormai, le partite giocate così. Del resto, meglio di quelle viste fino a metà gennaio (quando la Fiorentina perdeva puntualmente o buttava via punti). Missione in parte compiuta, almeno nell'essere usciti indenni dal Salento.
SE QUESTO E' IL FUTURO… Però non si può non sottolineare un'altra partita fatta di mille errori tecnici, incapacità di giocare, sensazione di non saper come contrastare una squadra che pressa e corre. Il Lecce, che pressa e corre. La Fiorentina che perde tempo. Gudmundsson che non riesce a trovare mai la punta, Piccoli che non riesce a tenere un pallone (uno forse sì), Ndour che si perde l'uomo in marcatura. I cambi che non aggiungono niente all'ultimo terzo di gara. E così va bene questo 1-1, che avvicina la fine di un'annata tremendamente complicata. Che almeno da potenzialmente tragica (sempre in ambito sportivo) si sta trasformando in lento e faticoso arrivo al traguardo minimo. Comunque 12 punti nelle ultime 6 partite, 19 punti nelle ultime 10 da inizio febbraio. Le prestazioni, però... Lasciamo fare. «Dobbiamo spingere fino alla fine, pretendo tanto da me stesso e dai giocatori», ha sottolineato Vanoli, che ha rimandato ancora i discorsi sul suo futuro. Se il tecnico e tanti giocatori si giocano qualcosa nelle ultime 5 giornate, dovranno far vedere prove decisamente diverse da qui al 24 maggio.
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