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Il Sognatore Viola - Libano e Fiorentina, stessa anima: ribellarsi al potere

Dalle montagne dove le campane suonavano libere alla sfida col Crystal Palace: identità, coraggio e il senso profondo di essere viola

La tradizione di visitare sette chiese esiste in Libano, come in Italia, il Giovedì Santo, alcuni giorni prima di Pasqua. E, in un certo modo, la storia dei cristiani del Libano mi fa pensare a quella della Fiorentina. Lasciatemi spiegare perché…

Per secoli, l’Impero Ottomano ha controllato tutto il bacino orientale del Mar Mediterraneo, dai Balcani alla Turchia, passando per il Levante, fino all’Egitto e al Nord Africa. Gli Ottomani (che erano gli antenati dei Turchi) erano musulmani, come la maggioranza degli abitanti che vivevano in quell’impero. Le altre religioni, che erano minoranze (cristiani, ebrei…), potevano continuare a praticare la loro religione (con molta discrezione) a patto di pagare una tassa supplementare (la jizya). E, come potete intuire, quelle popolazioni avevano uno status inferiore (nonostante fossero più o meno tollerate).

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C’era però un posto specifico che rifiutava di sottomettersi a queste regole: il Libano. Si dice che nelle montagne del Libano le campane delle chiese suonassero liberamente. E i cristiani del Libano si permettevano persino di salire a cavallo e di indossare vestiti di colore verde (cose che altrove nell’Impero erano vietate, perché riservate ai musulmani).

Questo spirito di ribellione di fronte all’egemonia non vi ricorda qualcosa? Sì, proprio la Fiorentina che rifiuta di sottomettersi alle “odiate strisciate” (Juventus, Inter, Milan…). Non stiamo parlando della Fiorentina sciagurata di questa stagione, che finora è una delle peggiori squadre mai viste a Firenze. Sto piuttosto facendo riferimento a ciò che la Fiorentina dovrebbe essere e alla ragione per la quale tifiamo viola. Lo facciamo non perché ci piace vincere facilmente (infatti la Fiorentina ha vinto pochi trofei nella sua lunga storia), ma perché ci piace lottare contro quelli che hanno il potere e rifiutiamo di assoggettarci anche se non lottiamo alla pari. La nostra squadra ideale dovrebbe essere giovane e spavalda, non guardare in faccia a nessuno, continuare ad attaccare anche quando segna e ribaltare i pronostici contro le squadre più forti grazie alla grinta, alla passione, al coraggio e al senso di appartenenza.

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Questo discorso può sembrare utopico in questa stagione di pura sofferenza per noi tifosi viola. Tuttavia, non lo è. La Fiorentina festeggia il suo Centenario quest’anno e ora più che mai è importante definire cosa significa tifare per questi colori e lottare per questi valori. Perché forse Fabio Paratici, Joseph Commisso, Paolo Vanoli o qualche santo in Paradiso ci ascolteranno. E la nostra speranza è di ritrovare una squadra che ci assomiglia e che ci rappresenta in un futuro vicino. Si potrebbe già immaginare una Fiorentina più aggressiva, più spavalda, più consapevole contro il Crystal Palace, giovedì a Londra.

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Provate un attimo a immaginare le montagne del Libano (la cui vetta raggiunge i 3100 metri) coperte da migliaia di villaggi appollaiati sui monti, nascosti nelle vallate... Ognuno di questi borghi contiene le sue chiese e i propri santi, in terre che sono state cristiane per duemila anni. Metri di neve possono coprire i monti in inverno. Poi, man mano che la primavera riscalda la terra, le foreste di cedri, di pini e di querce colorano molte di queste montagne di verde.

Contrariamente a ciò che successe in Europa durante il Medioevo, non vi fu traccia di Inquisizione nelle montagne del Libano. Essendoci così tante comunità diverse intorno (musulmani sunniti e sciiti, drusi, ortodossi, armeni, siriaci, ebrei, alawiti…), i cristiani del Libano rimasero aperti agli altri, offrendo rifugio nelle loro montagne a tutti quelli che erano vittime di persecuzione attraverso i secoli, fino all’epoca moderna. Sono questi valori di pace e di tolleranza che fanno la bellezza e la peculiarità di questo posto.

Quando la Juventus scippò in modo ingiusto (e irregolare) lo scudetto alla Fiorentina nel 1982, i fiorentini decisero che era meglio arrivare secondi che essere ladri. Proporrei di estendere e ampliare questo concetto nel 2026. La Fiorentina fa parte delle tre squadre che schierano il maggior numero di giocatori italiani in campo in Serie A. Inoltre, parecchi di questi giocatori provengono dal suo settore giovanile.

Non si tratta affatto di essere chiusi agli stranieri (io stesso abito all’estero e sono per metà italiano). Lo scopo è tuttavia quello di immaginare un modello virtuoso e vincente di calcio e, soprattutto, di distinguersi dagli altri, rafforzando l’idea che la Fiorentina è una squadra unica e diversa, con valori forti. Questo concetto potrebbe anche incoraggiare nuovi amanti del calcio a fare il tifo per la Fiorentina (a patto di ottenere risultati), ampliando il nostro bacino d’utenza.

Andare a pescare un giocatore all’estero è un po’ come ordinare un pasto da un ristorante di “fast food” americano. Può essere una soluzione temporanea, che qualcuno può anche apprezzare di tanto in tanto. Però nulla vale la cucina di casa, che è più gustosa, salutare e autentica. I giocatori cresciuti al Viola Park devono essere il futuro, ma anche il presente della Fiorentina. Però, nell’educazione sportiva che ricevono, quei ragazzi devono anche imparare la storia della Fiorentina. L’idea di rappresentare questi colori e di diventare una bandiera del club deve diventare il loro più grande sogno, ma anche qualcosa di concreto e possibile, a patto di lavorare duramente.

Il Viola Park è come una cattedrale grandiosa, e qui siamo a un bivio. Nelle montagne del Libano, storicamente, non c’erano cattedrali ma chiese di dimensioni più modeste, perché quelle chiese potevano diventare come piccoli castelli in cui rifugiarsi. Una di queste chiese (che potete vedere nella foto che illustra questo articolo) è dedicata a San Giorgio ed è collocata ad Amchit, dove abito. Nella tradizione cristiana, San Giorgio uccide il drago. In questa Domenica di Pasqua, ho voluto portare anche un po’ di Fiorentina in questa chiesa che ha più di mille anni di storia, con la speranza che i giocatori della Viola si liberino progressivamente dalle loro paure, dai loro demoni, così da poter compiere l’impresa contro il Crystal Palace. Perché, chiaramente, passare il turno contro il Crystal Palace sarebbe una grande impresa. Nelle edizioni precedenti di Conference League, quando la Fiorentina aveva incontrato una squadra inglese (il West Ham) o spagnola (il Real Betis), aveva perso. Il campionato italiano è meno intenso di quello inglese e meno tecnico di quello spagnolo. Quindi la Fiorentina dovrà essere molto concentrata, determinata, grintosa e lucida per poter superare il Crystal Palace, che è una squadra forte, capace di vincere ben due trofei nel 2025.

San Giorgio di Amchit è collocata a quindici minuti di cammino dal mare ed è costruita su grotte che contengono un’antica cripta. Nel Medioevo, quando i pirati saraceni infestavano i mari, San Giorgio costituiva il primo rifugio sicuro per tutti quelli che abitavano la costa.

Ci si augura che chiunque giocherà in Conference riesca a costruire una rocca abbastanza solida per resistere alle scorribande degli inglesi. Paolo Vanoli dovrà superarsi per fare le scelte migliori, a cominciare dal portiere (Christensen, De Gea o Lezzerini?). Inoltre, lo scopo non deve essere solo quello di subire e resistere, ma anche di tenere la palla e attaccare. Se Dodô e Parisi non dovessero recuperare, perché non lanciare Trapani della Primavera nel suo ruolo naturale di terzino destro?

Non tutti i mali vengono per nuocere. La squalifica di Fagioli e quella di Gudmundsson permetteranno di schierare questi due giocatori chiave nelle partite contro il Crystal Palace. E chissà se il fatto di essersi fatto espellere non costituirà una svolta positiva nella stagione dell’islandese, come se il ghiaccio che impedisce al nostro numero 10 di esprimersi ai livelli di quando giocava nel Genoa potesse finalmente sciogliersi. Gudmundsson ha un grande tiro da lontano. Che tiri di più, invece di cercare passaggi inverosimili per i compagni. Questo giocatore può, e deve, fare la differenza.

L’ultima preghiera pasquale è ovviamente legata alla pace e alla giustizia. Che la pace torni, in Libano e in tutto il Medio Oriente, ma anche in Ucraina e in ogni posto martoriato da conflitti nel mondo. Nel 2026, non ci dovrebbero più essere guerre, per nessuna ragione.

E, per dare tutto il suo senso a questo parallelo, la Fiorentina deve cercare di vincere un trofeo per il suo Centenario, venticinque anni dopo l’ultimo trofeo vinto. La Fiorentina, come il Libano, è in debito con la fortuna e la buona sorte. Sarebbe il momento giusto per ricevere un piccolo aiuto dal destino.

Erik Vincenti Zakhia è uno scrittore, poeta, ingegnere, esperto di permacultura e attivista per la pace, oltre che un tifoso della Fiorentina. Ha 34 anni, ed abita ad Amchit, in Libano, con la sua famiglia (tutti tifosi viola)


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