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Il Sognatore Viola - Le ultime due prima di giudicare l'operato di Vanoli

La salvezza è stata raggiunta con due giornate d’anticipo, ma “battete la Juventus” diventa per Erik l’ultima occasione per ritrovare orgoglio e sorrisi

È stata una stagione orrenda e disastrosa, senza nessun dubbio. E la partita contro il Genoa è stata altrettanto brutta, con la differenza che nella prima parte di stagione la Fiorentina di Pioli l’avrebbe persa, mentre ora l’abbiamo pareggiata. Per la semplice ragione che, da quando Vanoli ha iniziato ad allenare la squadra, ha martellato sull’importanza dei mattoncini, dei piccoli passi, e ha dovuto fare un grande lavoro psicologico sui giocatori per insegnare loro a non buttare via i pareggi. Infatti, con Pioli, e nelle prime partite con Vanoli, quando la Fiorentina si accorgeva di non poter vincere, si scioglieva, incassando puntualmente il gol della sconfitta.

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Nel calcio è importante ricordarsi del passato per analizzare il presente e immaginare il futuro. A dicembre 2025, molti tifosi e analisti pensavano che la Fiorentina sarebbe retrocessa, perché nessuna squadra si era mai salvata senza aver vinto una sola partita nelle prime quindici giornate di campionato e soprattutto perché la Viola non sembrava in grado di proporre alcuna idea di calcio.

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Sarebbe quindi ingiusto e sbagliato minimizzare il valore dell’impresa compiuta da Vanoli: è innegabile che la sua squadra giochi un calcio abbastanza brutto, tuttavia l’ha ereditata in una situazione catastrofica, sia da un punto di vista mentale sia fisico. E a quelli che dicono che De Rossi ha fatto meglio al Genoa, rispondo che non è così scontato giudicare. L’obiettivo del Genoa era la salvezza a inizio campionato; quello della Fiorentina era qualificarsi in Europa League o in Champions League. È molto più facile lottare per la salvezza in una squadra “programmata” per farlo, con una tifoseria che sa che quella è la sua dimensione.

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Chiudete gli occhi un attimo e immaginate di essere giocatori della Fiorentina in campo. Il vostro conto in banca è pieno di milioni, siete giovani, belli, ammirati. E, all’improvviso, c’è un granello di sabbia nel meccanismo che blocca tutto, e vi ritrovate ultimi, mentre il vostro allenatore aveva lasciato intendere che eravate una squadra forte. I tifosi vi urlano dagli spalti: «Se retrocedete vi faremo un c*** così», oppure «Tirate fuori le p*****». E, onestamente, volete reagire, volete accontentare la gente, però non sapete come farlo, perché correte in modo disorganizzato e frenetico, e vi muovete come solisti impauriti e non da squadra. E la situazione inizia a precipitare sempre di più. Pensavate di essere nella culla del Rinascimento, dell’arte e della cultura, e invece scoprite allibiti che i tifosi sono inferociti contro di voi, e che nulla e nessuno può proteggervi dalla loro rabbia e dai loro insulti. Mettetevi nei loro panni! E soprattutto mettetevi al posto di Vanoli, che ha dovuto battagliare con questi giocatori che non sapevano più come comportarsi in campo, perché la Fiorentina era diventata una barzelletta in tutta Italia, battendo record negativo dopo record negativo.

E, proseguendo con la stessa metafora: tutte le altre squadre conoscono le vostre difficoltà, i vostri punti deboli, le vostre paure, e sanno esattamente cosa fare per vincere contro la Fiorentina. E poi, nel pre e post partita, i loro dirigenti fanno dichiarazioni al miele dicendo che ovviamente la Fiorentina è fuori dalla lotta per non retrocedere, e che è di un’altra categoria, mentre voi vi sentite impotenti e presi in giro, perché, sconfitta dopo sconfitta, avete finito per capire, con vostro grande orrore, che non era vero.

È Vanoli che è riuscito a far metabolizzare ai giocatori questo concetto: purtroppo, la Fiorentina avrebbe dovuto sudarsi la salvezza fino alla fine del campionato. E ora la missione è finalmente stata compiuta, con due giornate d’anticipo. Siamo delusi? Molto, ovviamente. Amareggiati? Tantissimo. Però c’è anche molto sollievo, perché poteva andare molto peggio.

Vanoli probabilmente se ne andrà a fine stagione. I fischi dei tifosi sono giusti e comprensibili, considerando le brutte prestazioni della squadra, che non rispecchiano affatto la storia centenaria della Fiorentina. Tuttavia, io credo che le cose siano sempre più complesse di quello che sembrano. A volte basta cambiare un giocatore in una squadra per trasformarla. E, prima di dare un giudizio definitivo su questo gruppo e su questo allenatore, vorrei aspettare le ultime due partite, contro la Juventus e contro l’Atalanta, che giocheremo per la prima volta senza pressione e senza quella tremenda paura che prova chi non è abituato a lottare per non retrocedere.

Andrò controcorrente e dirò che la prossima partita, contro la Juventus, è la partita dell’anno. La Juventus ha mille stimoli, perché vuole andare in Champions League la prossima stagione, e giocherà con la stessa rabbia agonistica della Roma. La Fiorentina, in teoria, non ha più nessuno stimolo, ma è anche liberata, per la prima volta, dalle sue paure e dal diktat di Vanoli, che aveva imposto ai giocatori di cercare innanzitutto di non perdere, perché nella lotta salvezza ogni punto conta. Una squadra che gioca per non perdere, con le gambe che tremano di paura, non sa più divertirsi. E l’essenza del calcio, e del bel calcio, è proprio il divertimento condiviso tra giocatori e tifosi. La Fiorentina è diventata per un girone intero una squadra piatta, ancora piena di paura, che giocava non per divertirsi o divertire, ma per salvare la propria pelle. Vivendo in Libano, conosco questo sentimento di non essere “desiderati” in questo mondo, pur avendo, obiettivamente, molte qualità e conoscenze da offrire. Quindi capisco ciò che i nostri giocatori hanno sentito, dovendo mettere da parte le loro doti per badare al sodo, alla sopravvivenza.

Quindi dico alla squadra e a Vanoli: battete la Juventus, a Torino, e dimostrate che valete di più rispetto a ciò che avete mostrato finora. È inutile spiegarvi l’enorme rivalità che c’è tra la Fiorentina e la Juventus, e l’unico modo per riportare un piccolo sorriso nel cuore dei fiorentini sarebbe espugnare l’Allianz Stadium.

Erik Vincenti Zakhia è uno scrittore, poeta, ingegnere, esperto di permacultura e attivista per la pace, oltre che un tifoso della Fiorentina. Ha 34 anni, ed abita ad Amchit, in Libano, con la sua famiglia (tutti tifosi viola)

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