Il Sognatore Viola - La metamorfosi della Fiorentina: dal Meazza al Franchi
Dal crollo contro l’Inter alla prova di maturità al Franchi: la squadra di Vanoli ora lotta, resiste e vede la salvezza più vicina
Quando c’è una guerra si può piangere, si può supplicare, si può urlare, però gli aerei e i cannoni non ti sentono. Sono macchine d’acciaio, potenti, velocissime, che tolgono ogni contatto tra quello che uccide e quelli che muoiono. È quasi come un videogioco: l’avversario, “l’odiato nemico”, è lì, e i vari soldati o combattenti devono solo sparare, senza farsi domande. Quelli che uccidono non vedono nemmeno il viso di quelli che, qualche istante dopo, lasciano questo mondo per sempre.
La Fiorentina di Stefano Pioli mi dava l’impressione di essere una città costantemente bombardata, senza nessun tipo di difesa antiaerea, senza nemmeno un sistema d’allarme o di sirene, un po’ come Beirut.
La gara d’andata contro l’Inter, al Meazza, persa 3-0 a fine ottobre 2025, era la definizione perfetta di quella Fiorentina interamente in balia dell’avversario, senza mordente, capace di far venire le palpitazioni anche ai tifosi più calmi.
Gli avversari della Fiorentina arrivavano in area di rigore con una facilità disarmante, prendendo come facile bersaglio la porta difesa da De Gea. I giocatori viola non sapevano nemmeno cosa fare, come reagire, un po’ come civili intrappolati in mezzo a un conflitto armato. Erano in campo, però non c’erano: era come se giocare a calcio toccasse solo agli altri, agli avversari. I giocatori viola erano prigionieri di un veliero sovrastato da una terribile tempesta, senza nemmeno sapere come governarlo per riportarlo in acque più tranquille.
Il grande merito di Paolo Vanoli è stato quello di aver fatto capire poco a poco ai giocatori come lottare da squadra, come posizionarsi in campo, insegnando loro il senso del verbo resistere. Quando non puoi dominare l’avversario, la cosa più importante è non cedere e non arrendersi, mantenendo calma e lucidità.
Nel pareggio con l’Inter al Franchi si è vista la metamorfosi della Fiorentina: non più un’accozzaglia di giocatori timorosi e spaesati come a inizio stagione, ma una squadra unita, resiliente, capace di incassare un gol dopo 45 secondi di gioco senza sciogliersi, contro la capolista. L’Inter era più fresca, aveva avuto tutta la settimana per preparare la partita, essendo uscita dalla Champions League dopo aver preso sottogamba il Bodo/Glimt, facendo vergognare tutto il movimento calcistico italiano. La Fiorentina veniva invece da cinque partite in due settimane, da una faticosa trasferta in Polonia e dal passaggio del turno di Conference League contro il Rakow, avendo scelto di onorare l’impegno europeo malgrado una stagione molto travagliata. E, nonostante tutto, i viola avrebbero anche potuto vincere la partita, rendendosi pericolosi più dell’Inter in diverse occasioni.
Certo, Vanoli ha anche commesso errori, ma quale allenatore non ne avrebbe commessi, soprattutto in una situazione così delicata? Le somme si tireranno alla fine del campionato. Infatti la Fiorentina ha solamente due punti di margine sul Lecce e sulla Cremonese, e i passi falsi sono assolutamente da evitare. La prossima partita dopo la sosta sarà contro il Verona, e sarà un’altra sfida salvezza delicatissima.
Quindi è giusto complimentarsi con la squadra, però bisogna anche evitare di entusiasmarsi e rilassarsi troppo, come successo dopo la vittoria contro il Bologna e quella contro il Pisa. La strada verso la salvezza è ancora faticosa e, per essere tranquilli, bisogna al più presto superare i 40 punti. Bisogna anche cercare di continuare il percorso europeo il più a lungo possibile, perché solo la vittoria della Conference League, impresa molto difficile, potrebbe cancellare tutti i mesi di frustrazione, rabbia e paura che i tifosi della Fiorentina hanno vissuto, presi in giro da tutto il resto dell’Italia calcistica.
Le metafore usate da Fabio Paratici, quella del carro armato e dell’elmetto da indossare, acquistano tutto il loro senso, anche se mi fanno rabbrividire. Quelli che sono nati dalla parte “sbagliata” del mondo, in Libano nel mio caso, hanno una certa sensibilità verso quelle parole, che non si riferiscono a eventi remoti vissuti dai nonni o dai bisnonni, ma a qualcosa di concreto e attuale. Alla violenza che purtroppo alcune regioni del mondo ancora conoscono, quando nel 2026 l’essere umano dovrebbe essere abbastanza maturo e colto per saper instaurare una pace globale tra tutte le nazioni e i popoli.
Comunque, la Fiorentina sta piano piano facendo sue le parole di Paratici. La speranza è che questa lezione sia utile non solo nel presente, ma anche nella prossima stagione. Proviamo a sognare per un attimo: se la Fiorentina iniziasse con questo piglio il prossimo campionato, con qualche correzione nel mercato estivo, potrebbe far vivere ai tifosi una stagione molto più positiva ed entusiasmante rispetto a quella attuale.
In realtà, la porta del Paradiso potrebbe trovarsi a Lipsia, in Germania, dove si svolgerà la finale di Conference League. Se la Fiorentina giocherà ogni partita con lo stesso spirito mostrato contro il Bologna, il Como, la Cremonese e l’Inter, potrebbe anche rivelarsi capace di superare ostacoli molto ostici, come il Crystal Palace.
Tuttavia bisogna pensare a una partita alla volta: la prossima gara è contro il Verona, e va vinta a tutti i costi. E, se sarà impossibile vincerla, non bisognerà assolutamente perderla. Però quella gara va vinta. Guadagnare punti sulla zona retrocessione permetterebbe alla Fiorentina di giocare i quarti di finale di Conference League con più serenità e fiducia, autorizzando anche i tifosi a sognare un po’ e a scrollarsi di dosso tutte le paure accumulate durante questa stagione.
Perché i tifosi della Fiorentina hanno, anche loro, vissuto parecchi mesi di “bombardamenti” contro la squadra del loro cuore, assistendo impotenti al suo naufragio sugli scogli del fondo classifica. Tanta negatività regnava a Firenze che in molti non credevano più alla salvezza, alimentando a loro volta la paura dei giocatori.
Se la Fiorentina continua a giocare come contro l’Inter e la Cremonese, si salverà.
E, un giorno, le guerre si fermeranno anche nei posti dove sangue e lacrime ora scorrono. Un giorno la pace trionferà, e ci sarà una nuova primavera. Per il mondo e per la Fiorentina.
Erik Vincenti Zakhia è uno scrittore, poeta, ingegnere, esperto di permacultura e attivista per la pace, oltre che un tifoso della Fiorentina. Ha 34 anni, ed abita ad Amchit, in Libano, con la sua famiglia (tutti tifosi viola)



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