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Il codice Grosso: come funziona il Sassuolo che arriva al Franchi

Struttura, meccanismi e uomini chiave di una squadra difficile da leggere… e da affrontare

Fabio Grosso non è un allenatore di sistema. O meglio: è un allenatore che del sistema fa un mezzo, non un fine. Il Sassuolo che ha costruito in questa stagione rispecchia fedelmente questa filosofia - una squadra che sa cosa vuole fare con e senza palla, capace di adattarsi senza perdere il filo conduttore del proprio gioco. Per inquadrarlo nel panorama italiano, è più vicino alla mentalità tattica di Vincenzo Italiano che a quella di Paolo Vanoli, ma senza il dogmatismo posizionale che ha caratterizzato certi cicli del tecnico di Karlsruhe. Flessibilità come tratto identitario, dunque, non come assenza di idee.

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COSTRUZIONE. La costruzione parte dal basso, con il coinvolgimento diretto dei difensori centrali Idzes e Muharemovic (ottimo in palleggio) e del mediano Matic. I terzini garantiscono ampiezza (soprattutto lo scozzese Doig, forte in progressione), mentre il palleggio ha l’obiettivo di risalire il campo con ordine, senza rinunciare alla possibilità di verticalizzare rapidamente quando si aprono spazi. Lo sviluppo offensivo si concentra molto sugli esterni Lauriente e Berardi (squalificato domenica), veri punti di riferimento del sistema. A questo si aggiungono gli inserimenti delle mezzali, come il norvegese Thorsvedt, ex obiettivo di gennaio, o Konè, che ha messo a segno 6 reti in stagione. Grosso predilige uomini che a centrocampo siano in grado di coprire quanto più spazio possibile, e che siano più efficaci nelle due fasi che vistosi. Non c’è la ricerca di un calcio estetico e fortemente posizionale che permetta alla squadra di dominare con il palleggio, ma conoscendo i limiti tecnici dei suoi Grosso ha costruito una squadra diretta, perfezionando i movimenti dei suoi nelle transizioni rapide e favorendo le loro qualità in 1 contro 1.

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DIFESA. In fase difensiva, invece, si nota una riaggressione immediata ma non esasperata: se il primo pressing viene superato, il Sassuolo si ricompatta in un blocco medio, evitando di abbassarsi troppo. Proprio la fase difensiva rappresenta uno degli aspetti più interessanti del lavoro di Grosso. La squadra adotta un sistema ibrido, basato su marcature a zona ma con frequenti uscite a uomo in funzione delle situazioni di gioco. Questo approccio consente una maggiore adattabilità, soprattutto contro avversari che occupano in modo dinamico gli spazi tra le linee. I difensori possono accorciare in avanti seguendo il riferimento diretto, mentre il resto della squadra mantiene una struttura ordinata. La flessibilità è forse il tratto distintivo più evidente. Il passaggio da un sistema all’altro non comporta cambiamenti radicali nei principi di gioco, ma piuttosto una diversa distribuzione dei compiti tra i giocatori.

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Nel complesso, il Sassuolo di Fabio Grosso si presenta come una squadra moderna ma non estremista, capace di alternare controllo e profondità. Se dovesse essere la scelta di Paratici e Commisso jr. a giugno, dovranno essere pronti a fornire al tecnico nuove opzioni, soprattutto sulle fasce, per esaltare i meccanismi di risalita veloce del campo che Grosso impiega. Intanto, la sfida di domenica ci dirà che Sassuolo arriverà a Firenze.


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