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Fiorentina, un pareggio che è come una sconfitta

Partita a scacchi tra Italiano e De Rossi. Bene i viola, che però nel finale sprecano tutto

Come scrive il Corriere Fiorentino, prendere il pareggio a partita praticamente finita è sempre un dolore enorme ma subirlo così, dopo aver avuto il rigore del 3-1, è un colpo veramente temendo. Un cazzotto in faccia ad una squadra che, a 20 secondi dalla fine, era a di nuovo a due punti dalla Champions e che invece, ora, è sempre lì.

A metà strada tra la possibilità di sognare qualcosa di enorme e l’incubo di restar fuori dall’Europa. Immerso nel tour de force (per numero e difficoltà degli impegni) più intenso della stagione, Vincenzo Italiano anche ieri ha dovuto in qualche modo arrangiarsi.

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Come da indicazioni della vigilia infatti, e nonostante fossero tutti e due tra i convocati, il mister in partenza ha dovuto rinunciare sia a Quarta che ad Arthur. L’unica piccola sorpresa quindi, è arrivata dall’esclusione di Barak.

Al suo posto Mandragora, in un centrocampo completato da Bonaventura e Maxime Lopez. Per il resto (appunto) tutto come previsto. Nico compreso. Uscito stravolto dal pantano di Budapest ma troppo importante per farne a meno in una gara così.

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Restava da capire il modulo, anche se tutto lasciava pensare all’ormai (quasi) classico 4-3-3 misto 4-1-4-1. È questa, la nuova frontiera. Una strada, quella del centrocampo mobile e capace di modificarsi in continuazione, che in questa serie A è stata tracciata dal Bologna e che Italiano pare aver sposato con convinzione.

L’avvio è stato come un match a scacchi. I giallorossi per esempio son partiti difendendo a tre, con Dybala che galleggiava pericolosamente tra le linee. Era quella per i viola la preoccupazione principale con Ranieri che molto spesso rompeva la linea per andarlo a prendere e Mandragora che scalava al suo posto.

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Già, Ranieri. Uno che magari a volte esagera con certi atteggiamenti ma che, sul campo, difficilmente tradisce. Anche quando c’è da far male nell’area avversaria. Un gol da centravanti vero quello dell’1-0. Il quinto in stagione, il secondo in campionato.

Un bel cazzotto, con la Fiorentina che ha avuto anche tre palle (una con Mandragora, una con Belotti ed una clamorosa con Sottil) per il colpo da ko. Più attenti, i viola, rispetto al solito. Quasi disposti ad aspettare, per poi ripartire.

Il difetto, in un primo tempo praticamente perfetto, è stato non chiuderla. Anche perché nel secondo tempo Italiano è dovuto ripartire senza Nico (esausto e già in dubbio alla vigilia), sostituito con Ikoné. E poi perché in certe gare, se perdoni, paghi.

E così è bastato perdersi una volta Dybala perché l’argentino ispirasse l’azione che ha portato all’1-1. Non solo. Era prevedibile infatti, che i viola calassero. Per tutto questo insomma, aver chiuso i primi 45’ con un solo gol di vantaggio è stato un peccato grave.

Quelli peggiori però, dovevano ancora arrivare. Il riferimento, va da sé, al rigore sbagliato da Biraghi dopo il 2-1 di Mandragora e alla dormita che, al 95’, ha permesso alla Roma di trovare un pareggio che per i viola, invece, è come una sconfitta.

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