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Il Sognatore Viola - Dal Libano: Fiorentina, passa il turno contro il Rakow

Da Amchit a Beirut, tra guerra e paura, un tifoso viola chiede alla Fiorentina di battere il Rakow e continuare a far sognare chi vive nel conflitto

Avete mai pensato ai tifosi viola sparsi per il mondo? In quanti sono, e chi sono queste brave anime che tifano per una squadra che negli ultimi venticinque anni, un quarto di secolo, non ha mai vinto niente?

C’è un piccolo Paese, il Libano, che è poco meno della metà della Toscana, dove alcuni cuori viola vivono e soffrono per la Fiorentina. E, come sapete, il Libano è purtroppo un Paese che ha conosciuto la guerra parecchie volte negli ultimi decenni, anche in queste ultime due settimane. Secondo papa Giovanni Paolo II, «il Libano è, nella sua diversità e nella tolleranza reciproca delle varie religioni che ne compongono il mosaico, un messaggio di pace al mondo». E infatti i cedri del Libano erano già famosi nella Bibbia.

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Ma come si può, da Amchit (piccola cittadina sul mare) o da Beirut, fare il tifo per la Fiorentina quando cadono le bombe? Avete mai sentito il vostro cuore battere un po’ troppo velocemente, non perché gli attaccanti della Cremonese si avvicinano all’area di rigore di De Gea, ma perché sentite il rombo pesante dei bombardieri nel cielo? Avete mai avuto mal di testa, non dopo l’ennesima sconfitta della Fiorentina, ma perché c’è un drone che vola sopra la vostra città, giorno e notte?

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Ecco l’assurdità del mondo, e dell’essere umano. Ed ecco anche la bellezza del calcio, dello sport, che in fondo sono una forma di accettazione e di rispetto dell’altro. Infatti i Paesi in guerra non giocano partite di calcio insieme.

Nonostante la rivalità sportiva che esiste, alla fine i giocatori si stringono la mano. E per chi ha conosciuto la devastazione dei conflitti armati, questo momento di unità è molto importante. Dai tutto in campo, e poi accetti di vincere o perdere, perché ciò che conta, alla fine, è la bellezza di questo sport e la fortuna di poter calcare un campo d’erba, di ridere e sorridere, di essere acclamati o fischiati dal pubblico. Poco importa: è una grande fortuna poter giocare a calcio e seguire la squadra del proprio cuore dal vivo.

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Chi vi scrive abita in Libano, ad Amchit, che fortunatamente è una zona un po’ in disparte rispetto al conflitto. I cristiani del Libano sono neutrali in questa guerra e vogliono solo la pace, come molti altri libanesi di varie religioni. Anche Beirut, che viene colpita quotidianamente, è una grande città: la vita continua in alcuni quartieri, mentre altre parti di questa metropoli sono diventate rovine disabitate.

E la saggezza impone di non incolpare un lato o l’altro. Chi vi scrive è contrario a ogni forma di violenza. L’essere umano ha questa capacità di poter parlare, comunicare, dialogare: e perché non usarla? Perché usare le armi quando si può parlare, magari giocare una partita di calcio o di scacchi per sfogarsi, bere insieme un caffè o una limonata, decidendo di rispettarsi a vicenda nonostante le divergenze?

E nella miseria quotidiana di vivere in un Paese senza passato e senza avvenire - è così che ci si sente quando c’è una guerra, esiste solamente il momento presente - la Fiorentina ha la capacità di restituirci il sorriso, di farci gioire e di farci dimenticare tutto, almeno per un momento.

Chiedo ai giocatori e a Vanoli di fare del loro meglio per passare il turno contro il Rakow, di cercare di andare avanti in Conference League, di vincerla e di dedicare questo trofeo a tutti i fiorentini e a tutti i tifosi della Fiorentina, in Italia e nel mondo. Cari giocatori, se leggete questo articolo, pensate a noi che non abbiamo la vostra fortuna, e battetevi - in modi pacifici, sportivi e leali - per passare ai quarti di Conference e per salvarvi al più presto in campionato.

Il Rakow non va sottovalutato, e questo è anche un appello ai tifosi e ai giornalisti fiorentini. Bisogna rispettare l’avversario, perché ci sono sempre due squadre in campo. Non sono gli stipendi dei giocatori ad andare in campo. Sarà la squadra che correrà di più, che si impegnerà di più, che sarà la più efficace in difesa e la più concreta sottoporta a vincere. Quelli che dicono che la Fiorentina dovrebbe vincere 3-0 solo perché gioca contro una squadra polacca sbagliano. Gli avversari fanno sempre la partita della vita contro la Viola, perché per loro la Fiorentina è una big del calcio europeo.

Contro il Rakow, la Fiorentina, grazie al 2-1 dell’andata, può giocare in modo un po’ più tranquillo e accorto, senza scoprirsi troppo, cercando di colpire in contropiede. Bisognerà mantenere calma e lucidità, giocando una partita intelligente dall’inizio alla fine.

Sono favorevole all’idea di far giocare alcuni giovani e alcune cosiddette “seconde linee”, però Vanoli deve parlare con loro, chiedendo di scendere in campo con moltissima grinta e garra, e di dimostrare che meritano di indossare la maglia della Fiorentina. Conto anche su Christensen perché offra una prestazione di livello e riesca a blindare la sua porta.

Dal Libano, oltre alla pace e alla giustizia, abbiamo un solo desiderio in questo momento: cara Fiorentina, passa il turno contro il Rakow. Torna a farci sognare. Vinci un trofeo. I giocatori devono farlo per noi tifosi, e per loro stessi, per riscattarsi; per tornare a credere in sé stessi e dimostrare che in realtà non sono scarsi, ma che questa è stata un’annata molto sfortunata.

Erik Vincenti Zakhia è uno scrittore, poeta, ingegnere, esperto di permacultura e attivista per la pace, oltre che un tifoso della Fiorentina. Ha 34 anni, ed abita ad Amchit, in Libano, con la sua famiglia (tutti tifosi viola).


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