Vite Viola - Cronaca da Foligno dello scontro salvezza
Un comico in viaggio cerca un televisore, trova il Circolo Tennis Foligno e si gode il 4-1 viola tra scene surreali e paura retrocessione
“Vite Viola” è la nuova rubrica umoristica di LaViola.it, curata da Lorenzo Catalini. Qui il comico gioca da battitore libero e da tifoso nevrotico, raccontando con ironia non tanto la Fiorentina in campo, quanto tutto ciò che le gira attorno: partite viste in posti improbabili, incontri bizzarri allo stadio e non, speranze, dubbi e piccole ossessioni da tifoso. E poi le grandi domande: «C’è vita su Marte? E, nel caso, se ne trovano di terzini decenti?». Una rubrica a metà fra racconto e articolo, su qualsiasi cosa riguardi quella faccenda serissima che è tifare Fiorentina, ma senza mai prendersi sul serio.
Il mio lavoro di comico mi porta sovente ad essere in viaggio. E quindi stasera sono a Foligno, e come ogni volta che mi allontano da casa, due cose ho premura di trovare: un posto dove dormire, e uno dove poter guardare la Fiorentina. Per il primo ho risolto, mi ospita uno dei soci del locale dove mi esibirò, un gentiluomo che gli autoctoni chiamano col soprannome di “Er Pantera”.
Chiedo consiglio su dove poter vedere Cremonese-Fiorentina al mio anfitrione, il quale mi propone non una ma due soluzioni, sconsigliandomele entrambe, con il seguente messaggio: «A) Circolo I Dardi: Circolo ludopatico di periferia, sala malconcia, maleducazione, urla e microcriminalità; B) Winner: enorme tavola calda industriale, si sta più tranquilli ma si sente forte tutto il peso della vita». Decido che sentire tutto il peso della vita è una punizione minore rispetto all’essere rapinato, e opto per lo Winner, che però trovo chiuso.
Vago per la città per circa un’ora, in cerca di uno schermo. Mancano ormai venti minuti al fischio d’inizio, e mi sto quasi rassegnando ad andare al Circolo I Dardi a perdere la mia innocenza, quando finalmente mi imbatto nel Circolo Tennis Foligno. Entro speranzoso che, come ogni tennis club che si rispetti, anche il Circolo Tennis Foligno abbia un televisore perennemente acceso sul canale sportivo, e così è.
La saletta principale è arredata, come da contratto, da trofei di tennis di piccole categorie, ma la scena se la prende di prepotenza una gigantografia di Jannick Sinner, che riempie totalmente una parete come un arazzo medioevale.
Inizia il match. Inutile dire che l’ansia per questa partita è tanta. «Firmerei per un pareggio», ha scritto oggi il mio amico Giampiero sul nostro gruppo whatsapp “Fiorentini Anonimi”, e forse sono d’accordo con lui. Siccome essere al 16 marzo a giocarsi la permanenza in Serie A in uno scontro diretto con la Cremonese mi pare già abbastanza deprimente, al 23’ decido che è il caso di viziarmi un po’ e darmi alla dolce vita, così chiedo alla barista se cortesemente può portarmi una schiaccina e un’Estathè al limone.
Un paio di minuti dopo torna e immediatamente scopro due suoi grandi talenti: portare l’ordine sbagliato, giacché mi porta una pizzetta e un sacrilego Estathè alla pesca, e passare davanti alla tv durante tutte le azioni importanti della partita, e infatti proprio in quel momento Parisi fa partire un destro ad incrociare che passa sotto le gambe del portiere Audero, portando in vantaggio la Viola.
La gioia per il gol è tale che, nella mia infinita misericordia, perdono la barista per il suo umanissimo errore. Purtroppo, il volume del televisore è tenuto a zero, e al posto della telecronaca mi devo sorbire le chiacchiere delle uniche altre persone sedute in sala, due ragazze che hanno scelto il bar del circolo tennis per vedersi e fare aperitivo, il che la dice lunga sull’offerta di locali che offre la movida folignate.
L’accostamento fra la partita e il loro chiacchiericcio crea nella mia testa un effetto straniante, associazioni fra immagini e parole che oserei definire dadaiste: siamo al minuto 32 ad esempio, quando Gosens va in profondità da Piccoli, il quale tocca deliziosamente col sinistro, siglando l’importantissima rete del raddoppio; il tutto avviene mentre una delle ragazze racconta bellamente all’altra di come un paio di sere prima, dopo un’occasionale avventura di una notte passata a casa di uno sconosciuto, abbia pensato bene di rubare il portafogli al povero malcapitato prima di uscire dall’appartamento. Racconto oltraggioso, ma che almeno chiarisce il perché le due si siano date appuntamento proprio al circolo tennis, luogo lontano da orecchie indiscrete.
Il primo tempo finisce nel migliore dei modi, 0-2 per noi. Sono moderatamente più tranquillo che ad inizio gara, ma senza esagerare, quest’anno ahimè non si sa mai. Cerco di ricordarmi quando è stata l’ultima volta che siamo andati all’intervallo sopra di due gol, e sono indeciso se si tratti di Bologna-Fiorentina, o se bisogna tornare ai tempi del Granducato.
L’inizio del secondo tempo vede le prime sostituzioni: Grassi e Okereke prendono il posto di Bondo e Thorsby, mentre due vecchietti avvinazzati prendono posto al tavolo delle ragazze. Appena capiscono che tifo Fiorentina, contorto come sono dall’ansia per il match, iniziano a sfottermi per la difficile stagione che sta vivendo la squadra. «Il prossimo anno vi tocca la Serie B», gongolano, buttando giù d’un fiato quello che sarà il primo di una lunga serie di Cinzano.
Chiedo loro per quale squadra tifino, e mi rispondo che sono per il Foligno; «E in che serie gioca?» – domando, scoprendo che il club milita in Serie D. Cerco di formulare una rispostina sagace da far inghiottire ai due, ma proprio in quel momento la barista porta loro il bis di vermouth e, con tempismo chirurgico, mi oscura lo schermo nel mentre che Dodo compie quella che è a mani basse la miglior azione della sua vita: parte in contropiede, fa scivolare Floriani, con una finta salta l’ex Maleh (un caro saluto) e firma il gol del 0-3.
Esulto in faccia ai vecchietti, e finalmente inizio ad avere una respirazione normale. Un pensiero innocente mi sfiora il cervello: «Questi tre punti li portiamo a casa». Come sapete, amici viola, queste sono osservazioni che un tifoso della Fiorentina non può permettersi mai, neanche nell’intimità del suo inconscio. E infatti, otto minuti più tardi, Okereke, servito da Ceccherini, appoggia alle spalle di De Gea la rete del 1-3.
Non so se per ironia della sorte oppure se lo faccia di proposito, ma quella della Cremonese è l’unica marcatura che riesco a vedere in maniera pulita, senza che la barista mi passi davanti.
Paura. Panico. Terrore. Queste le emozioni che provo in quel momento, troppo abituato a subire beffe quando la vittoria sembra ad un passo. Al 59’ Parisi mette a dura prova il mio cuore: Audero sbaglia un controllo e il nostro Fabiano per poco non riesce ad approfittarne e a rubargli la sfera. Minuto 69, altro rischio di scompenso cardiaco: Grassi si inserisce bene da dietro, ma poi sbaglia il tocco sotto rete, che finisce alto.
È però al minuto successivo, il 70’, che sia a Cremona che a Foligno la serata raggiunge il suo apice: nella città dei violini, Brescianini la tocca di tacco, Piccoli prolunga e Albert Gudmundsson («Santo Dio, era ora», direbbe Sandro Ciotti) fa partire un destro a girare che gonfia la rete dei grigiorossi e sigla il poker; contemporaneamente, al Circolo Tennis Foligno, è entrato un venditore ambulante, il cui outfit consta di una corona hawaiana, occhialoni giallo fluo, e in mano un microfono da karaoke con cui il ragazzo intona, se così si può dire, le note di “Anima mia” dei Cugini di Campagna.
Ubriacato dalla rete della sicurezza, spendo €5 (comunque contrattati) e mi aggiudico il microfono, al quale imposto il volume al massimo e, nel silenzio del circolo, urlo: «E allora diciamolo tutti insieme! Tutti insieme! 4 punti di vantaggio sulla zona retrocessione! (…) 4 punti di vantaggio sulla zona retrocessione! Abbracciamoci forte, e vogliamoci tanto bene!».



Lascia un commento