CorSport - Celeste Pin, il tormento di un altro dramma viola. Da quel "ladri" al legame con Firenze
Nove anni con la Fiorentina, è sempre rimasto legato a Firenze. Uomo buono, ha giocato con i grandi
L’assurdo che ti assale e ti sbrana con la potenza devastatrice di una notizia che non esiste, non può esistere. Quando ti arriva addosso esce un balbettìo, non una frase sensata. Non è possibile lo ripeti cento volte. Celeste Pin stava bene, o almeno era quello che sembrava.
Scherzava, rideva e così nascondeva il tormento che aveva dentro. L’ipotesi più terribile è che Celeste si sia tolto la vita e così ha tolto a Firenze la sua passione, il suo attaccamento alla maglia viola e il suo equilibrio da commentatore, scrive Alberto Polverosi sul Corriere dello Sport - Stadio.
CON I GRANDI. Ha giocato nove anni nella Fiorentina, dall’‘82 al ‘91. Arrivava dal Perugia, era stato Castagner a farlo debuttare in Serie A contro la Juventus. Aveva 18 anni. Nella Fiorentina ha raggiunto il punto più alto della sua carriera.
De Sisti seppe valorizzarlo creando una squadra armoniosa e spettacolare, quella dell’‘83-‘84, con due soli difensori, Pin e Contratto, il libero era Passarella che giocava quasi sempre davanti a loro due. Era un difensore leale, solido, dai modi perfino eleganti.
Ha marcato i più grandi centravanti degli anni Ottanta, quando in Italia gli attaccanti si chiamavano Platini, Altobelli, Pruzzo, Zico, Paolo Rossi, Maradona, Serena e Rummenigge. Ha giocato nella Fiorentina di Antognoni, Pecci, Graziani, Giovanni Galli, Roberto Baggio, Pioli, Daniel Bertoni, Massaro, Socrates, Oriali, Nicola Berti e Dunga, lo hanno allenato Picchio De Sisti, Agroppi, Bersellini, Eriksson, Giorgi e Lazaroni.
E’ passato al Verona nel ‘91, altri quattro anni, fra Serie A e B, con Pierino Fanna e più tardi Pippo Inzaghi, in panchina anche Liedholm, dopo Fascetti, e poi Reja e Bortolo Mutti. Ultima stagione a Siena, in C1, De Canio allenatore.
LADRI. C’era anche lui la notte della finale di Coppa Uefa persa dalla Fiorentina contro la Juve a Torino. Era uno dei più furiosi con l’arbitro Soriano Aladren che in quella partita ne combinò di tutti i colori. Celeste sbatacchiava la porta dello spogliatoio del vecchio Comunale urlando la sua rabbia: “Ho detto che loro sono dei ladri.
Casiraghi mi ha spinto prima di segnare”. E’ sempre stato tifoso della Fiorentina e da Firenze non si è mai mosso. Era un riferimento nelle trasmissioni sportive sulla Viola. Era pacato, attento a non urtare la sensibilità dei giocatori, come se fosse ancora uno di loro.
Era nato a San Martino di Colle Umberto, in provincia di Treviso, e nonostante i quarant’anni vissuti a Firenze non ha mai preso l’accento fiorentino, gli è sempre rimasta quella dolce cantilena veneta. Era impossibile non riconoscere la sua voce quando accendevi la radio.
Ha continuato nel calcio come responsabile dei settori giovanili di alcuni club fiorentini. Era sereno e invece era sereno in apparenza. Per un tempo chissà quanto lungo ha marcato e dominato il suo dolore come fosse un centravanti.
Ma alla fine, negli ultimi istanti di recupero, gli è scappato via. DRAMMA VIOLA. E’ un dramma anche per la Fiorentina, un dramma che ne ha risvegliati altri, quelli di Davide Astori e Joe Barone. Era stato compagno di squadra, anzi, di difesa, di Stefano Pioli che ieri, prima dell’allenamento, ha riunito la squadra in mezzo al campo per un lungo e doloroso minuto di silenzio.
Il viola era la sua pelle. Indossando la maglia della Fiorentina l’aveva seguita nelle due finali di Conference League. Non se ne staccava mai.
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