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Prandelli: «Centenario, dovremmo partecipare tutti. Fiducia a Paratici, il tifoso deve sognare»

Le parole dell'ex allenatore viola: «La Fiorentina è dei tifosi, le proprietà passano. Nel 2005...»

Cesare Prandelli, ex allenatore della Fiorentina, ha parlato da Villa Bardini a In Toscana nell'ambito dell'iniziativa “Solo per la maglia” per il Centenario. Ecco le sue parole: «Io ho fatto un po' difficoltà i primi 6-7 mesi, per la mentalità… Faccio fatica ancora a capire se c'è una polemica, una provocazione o solo un modo per interagire. Il momento più importante è stato quando una sera, a novembre, vidi un programma sull'alluvione di Firenze e l'interlocutore quando parlava io mi immedesimavo nella cittadinanza. Ironia assoluta, capacità di aggregare. Si raccontava che Firenze si sentiva abbandonata, ma quando arrivò un camion di politici e si fermò i fiorentini si misero a spingerlo. Poi mi sono documentato anche sulla solidarietà, è una delle città più importanti del mondo da questo punto di vista. Come la storia del lumicino, qualcosa di meraviglioso. Da lì nasce la volontà di rimanere a Firenze, mi sento a casa».

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LA RISALITA. «Devi avere anche la fortuna di rapportare la tua vita professionale anche con i risultati. L'anno straordinario fu quando fummo penalizzati, da -19 e poi -15, siamo arrivati in Europa League, abbiamo recuperato tutti i punti perché si era creata un'alchimia incredibile tra piazza, squadra e società. Un'annata da ricordare non solo per i punti, ma per i rapporti con i giocatori, che si sentirono coinvolti. Eravamo alla presentazione in estate, eravamo prima in Serie B, poi in A con -19. Io presento la squadra, ero solo, i tifosi mi dicono: “Che fai?”. “Io rimango, ma datemi un giorno perché devo avere la possibilità di andare avanti con i miei giocatori”. E loro mi hanno detto che c'erano, da lì è nato tutto».

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FIDUCIA. «Essendo tifoso penso già da oggi alla prossima stagione, che sarà meravigliosa, che dobbiamo puntare al quarto posto. Firenze è così, ti coinvolge, non puoi pensare solo a salvarti. E' stata un'ultima stagione difficile e impegnativa, ma abbiamo due-tre persone al comando. Paratici, Ferrari e la famiglia Commisso. Diamo fiducia, tempo a Paratici per formare il suo gruppo di lavoro. Serve fiducia, sono persone di calcio e per bene. Io magari ho delle idee magari non diverse, ma discutibili, per la programmazione. Ma sono persone serie, e il tifoso quando lo vede sogna. Il tifoso fiorentino deve necessariamente sognare di vincere qualcosa».

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RAPPORTI. «Con chi c'è stato in quegli anni ogni tanto ci sentiamo, organizziamo qualcosa. L'ultima occasione è stata il compleanno di Frey, con Mutu e Dainelli. Ci sono bellissimi ricordi, inerenti a situazioni non di campo, ma fuori campo. Sono stato molto legato a Martin Jorgensen, giocatore fondamentale che in quel momento non volevano né Fiorentina né Udinese. Alle buste fu preso per un euro mi sembra. Io dissi che poteva per me essere un jolly, sono stati infatti cinque anni straordinari, ha giocato in ogni ruolo. E' stato capitano magari non con la fascia ma nei fatti».

I FIORENTINI. «Nel 2005, parlando con Ciccio Rialti, dissi che la squadra era nuova e ci voleva un po' di tempo. Dissi che ci sarebbero voluti due mesi di lavoro per giudicare e vedere la squadra. Infatti giocammo in coppa Italia una brutta partita, Rialti mi chiama e mi dice: “Eh avevi detto che ci sarebbero voluti due mesi”. Ma due mesi sarebbero scaduti il sabato successivo. Poi contro la Samp facemmo una bella gara. Uscendo dopo la partita, in mezzo ai tifosi, sentivo che dicevano “Oh finalmente abbiamo visto i triangoli”. Quello mi rimase impresso».

FESTA PER IL CENTENARIO. «Dovremmo tutti partecipare, ma tutti. Si sono succedute tante società, ma società e giocatori vanno e vengono. La Fiorentina è di Firenze e dei tifosi. Tutti devono essere orgogliosi di partecipare alla festa».

BANDIERE ROMANTICHE. «Negli ultimi anni ci sono molte proprietà che non hanno una storia italiana, ma diversa. Hanno una mentalità diversa. Noi coccoliamo i nostri idoli, i personaggi che hanno rappresentato la nostra maglia, cultura e storia. Le nuove proprietà vorrebbero scrivere loro la storia, che è anche bello ma bisogna sempre ricordarsi da dove sei partito, dove sei. Se la città vive il calcio come Firenze. Se uno supera l'esame Firenze può andare ovunque».


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