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Centrocampo di qualità e un equilibrio da trovare. La partita sugli esterni per alzare l'asticella

Grosso ha in testa un calcio offensivo e propositivo, ma deve cercare anche equilibri fondamentali. Paratici chiamato a stingere il cerchio davanti

Atta, Fagioli, Oulai. Un trio destinato a recitare, potenzialmente, un ruolo da protagonista in Serie A. Un calcio ambizioso, quello nella testa di Grosso e Paratici. Ricerca della qualità, giocare avanti il pallone, inserimenti e transizioni veloci. Concetti ripetuti sul campo e fatti trapelare anche al di fuori dal mister. Prime settimane di lavoro insieme, con oltre un mese di mercato da affrontare. Ma chiaramente aver investito una sessantina di milioni là in mezzo ha alzato il tasso tecnico in maniera importante.

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FANTASIA ED EQUILIBRI. In un reparto nel quale c'è anche Ndour, che dovrà confermare la propria crescita. Uno che ha dimostrato di vedere la porta e di sapersi inserire, ma che deve migliorare ancora nella sostanza e nella copertura del campo. E poi Mandragora, che parte spesso in sordina (specie per gli occhi dei tifosi) per poi risultare prezioso per i diversi allenatori (contro il QPR anche la fascia di capitano al braccio nella ripresa). Oltre a Brescianini e Fabbian, due che restano coinvolti nel progetto di Grosso in attesa di sviluppi di mercato. Ma è chiaro che sono proprio i tre di partenza ad accendere la fantasia della piazza ma anche di tecnico e direttore sportivo. Con alchimie da trovare, con soluzioni tattiche da affinare. Chi sarà deputato a fare il regista? Ci sarà un'alternanza e un movimento continuo a venirsi a prendere il pallone e negli inserimenti? Soprattutto, sapranno garantire copertura degli spazi e interdizione?

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SOLUZIONI DA TROVARE. Grosso lavora sul campo e studia soluzioni. Perché una mediana così ha grosse potenzialità, ma deve essere supportata dalla squadra e richiede il sacrificio di tutti. Alla ricerca di equilibri che diventano fondamentali nel calcio di oggi, per evitare ‘imbarcate’ o spazi larghi concessi agli avversari (come si è visto anche contro il QPR, pur tra i mille alibi del caso, o troppe volte l'anno scorso in altri contesti). Facile richiamare alla memoria il trio del primo Montella (Pizarro, Borja Valero e Aquilani), ma era un calcio diverso. Così come guardare ad alcuni grandi club europei che dispensano calcio pur senza interditori puri in mezzo al campo. Si può fare, insomma, a patto che i meccanismi funzionino a dovere. Magari con un terzino più bloccato, come aveva lo stesso Grosso al Sassuolo (Valdepeñas, prossimo acquisto per la sinistra, ad esempio è uno che nelle giovanili del Real ha fatto spesso anche il centrale). Serviranno settimane di lavoro ma certamente l'idea di puntare forte sulla qualità è affascinante e ambiziosa.

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LE ALI PER VOLARE. Poi è evidente, tante delle prospettive della nuova Fiorentina passeranno dalla partita sugli esterni offensivi. Ruoli fondamentali per il 4-3-3 di Grosso. Se tutti gli altri reparti hanno visto rinforzi, laddove c'era necessità anche numerica per ora è tutto fermo. Seguendo la linea solcata per i primi arrivi, evidentemente Paratici sta aspettando il momento giusto per aggredire obiettivi importanti. E del resto diversi nomi, da Mastantuono a Bakayoko fino a Lang (e attenzione a Soulé, che Paratici prese alla Juve e ora può avere meno spazio alla Roma), vanno in questa direzione. Il tecnico per ora ha adattato quel che aveva, da Gudmundsson a Jimenez, ma aspetta novità a breve. La volontà, secondo quanto trapela, è di portare a casa almeno due giocatori di alto livello (in stile Dragusin, Atta e Oulai). Ma Paratici sa che lì davanti passa tanto delle ambizioni viola. Aspettando anche i movimenti su Kean e dell'eventuale sostituto.

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