Addio Curva Fiesole: prima muro contro il vento, poi fortino della Fiorentina
L'ultima gara nella storica curva che la prossima stagione sarà chiusa e alla riapertura sarà completamente nuova e attaccata al campo
La prima particolarità è già nel nome. Non Sud o Nord come nella maggior parte degli stadi italiani, non una gloria calcistica del passato. Semplicemente curva Fiesole, come la sorella maggiore di Firenze che si trova alle sue spalle, sulla collina che domina Campo di Marte e da cui, d’inverno, scende forte la tramontana.
Scrive il Corriere Fiorentino. Già perché in questa storia anche questo dettaglio meteorologico ha avuto un ruolo. Si deve infatti (anche) al vento la nascita della curva per come la conosciamo oggi. È l’inizio estate del 1932 e la Fiorentina ha già disputato il suo primo campionato al Franchi (l’allora stadio Giovanni Berta), ma solo davanti a due file parallele di spalti: la tribuna con la sua avveniristica pensilina e la Maratona a cui manca ancora la Torre.
Il campionato che ha visto i viola finire al quarto posto ha però fatto emergere un problema: le due sole tribune favoriscono l’incanalarsi del vento che già prende velocità scendendo da Fiesole rendendo difficoltoso lo svolgersi del gioco e molto disagevole assistere alle partite.
Serve una barriera e viene deciso di completare il progetto di Nervi chiudendo lo stadio con la costruzione delle due curve. L’ultima a essere eretta è la Fiesole.
Nata come scudo dal vento e diventata, negli anni, quello della Fiorentina
Oggi contro il Napoli, a 92 anni dalla sua inaugurazione nel dicembre del 1932, sarà l’ultima volta dell’attuale curva Fiesole divenuta dagli Anni 70 con la formazione dei primi gruppi ultras l’emblema e il fortino della tifoseria viola.
Resteranno le foto, alcune bellissime e suggestive come quella che Stefano Borgonovo teneva appesa sul suo letto durante la sua battaglia contro la Sla e che immortalava la storica coreografia dei monumenti per «salutare» la prima volta di Roberto Baggio a Firenze con la maglia della Juventus.
Disegni e messaggi che si sono susseguiti negli anni dai richiami alle radici della città e al calcio storico. Da giugno le ruspe prenderanno il posto degli striscioni, delle bandiere e delle sciarpe per portare la Fiesole nel calcio del Duemila, con la tanto agognata copertura e gli spalti più vicini, a picco sul campo.
Sarà anche più piccola di capienza, non più i 12 mila attuali ma circa 9 mila posti tutti a sedere. Una nuova vita per un luogo che ha visto passare generazioni di tifosi viola, ognuno con la propria zona preferita dove ritrovare quasi sempre gli stessi «compagni di curva» con cui condividere l’abbraccio per un gol segnato o polemiche e invettive per uno incassato.
Cambierà la Fiesole e non solo esteticamente. Quell’aria un po’ da autogestione (o da porto franco in alcuni casi meno edificanti) è destinata probabilmente a dissolversi insieme alla polvere e ai calcinacci del maxi cantiere.
Il calcio cambia, gli stadi pure e con loro si modifica anche il modo di andare e vivere una partita allo stadio
Servono spalti confortevoli, costruiti per vivere nel migliore dei modi l’evento sportivo più che il suo contorno. E in curva Fiesole non si è mai andati certo «solo» per vedere la partita. Anzi. Per essere sicuri di un gol sotto la curva Ferrovia è sempre bene aspettare che la rete si muova certificando il verdetto.
Figuriamoci poi un fuorigioco: in Fiesole si va a «sensazione» (ovviamente a favore dei viola) con buona pace del Var. Eppure, nonostante tutto, è sempre stato quello il settore più ambito. Negli Anni 90, ad esempio, quando al Franchi si contavano 35 mila abbonamenti, la curva Fiesole era praticamente inaccessibile per chi non poteva contare sulla prelazione.
Restava solo, ma aveva il sapore del ripiego, la sorella minore e un po’ bistrattata, quella curva Ferrovia che ora può prendersi la sua «rivincita». Sarà lì che dal prossimo campionato troveranno posto tifosi esuli. Da lì potranno vedere la nuova Fiesole che nasce.
Nuova nell’aspetto ma con tanta storia da portarci dentro.
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