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Viola con la testa già a Bruges. Poca lucidità e zero tiri nello specchio nella ripresa

Il Verona si porta a casa tre punti pesanti per la salvezza, la Fiorentina si ferma alle occasioni del primo tempo. Con di nuovo tanti errori

Finisce 2-1 tra Verona e Fiorentina ed è un risultato che avvicina i gialloblù alla salvezza e rallenta la corsa all’ottavo posto dei viola (che hanno sempre il recupero di Bergamo con l’Atalanta da mettere nel conto). La partita contava forse di più per la squadra di Baroni, non foss’altro che quella di Italiano aveva e ha in testa la semifinale di ritorno di Conference a Bruges.

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Hanno contato anche i singoli episodi che il Verona ha girato a proprio favore con il merito che gli va riconosciuto, la decisione del Var di non intervenire sul fallo di mano di Lazovic nell’azione del nuovo vantaggio Hellas e infine, somma non causale di fattori, le situazioni che viceversa la Fiorentina non ha sfruttato insieme a una ripresa disputata senza la lucidità necessaria per costruire azioni e occasioni.

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Così scrive Il Corriere dello Sport - Stadio. SVANTAGGIO E PAREGGIO. Perché la Fiorentina ha un bisogno quasi fisico di creare palle-gol, un po’ per neutralizzare la mancanza spesso di concretezza in fase realizzativa e un po’ per rimediare agli sbagli in quella difensiva, che tanto bene o male gli uni e gli altri sa di doverli affrontare.

E per i primi ieri al “Bentegodi” sono bastati dodici minuti, quando un lancio di cinquanta metri di Vinagre è arrivato fino in area dopo che Milenkovic aveva scelto che fosse così, ma quella che sembrava una faccenda comoda da sbrigarsi tra Christensen e Ranieri è diventata un rimpallo fatale di scelte di cui Noslin è stato bravo ad approfittarne, costringendo il portiere danese al surplus di errore causando il rigore.

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Minuto 13 e Lazovic dal dischetto ha portato avanti i suoi. E per qualche altro minuto il Verona ha creduto di poter approfittare di un naturale sbandamento degli avversari, ma la formazione viola ha questo modo quasi unico che le appartiene di venire fuori dai guai autoprovocati producendo palle-gol in serie quasi d'incanto.

Così la parata di Montipò sul colpo di testa di Barak (18’), il palo di Castrovilli (25’) e la respinta in uscita ancora di Montipò sul tiro alla figura di Ikonè (31') sono state le prove generali per il pareggio firmato dal numero 17 (non segnava dal 14 maggio 2023) con un gol pregevole per preparazione ed esecuzione sulla difesa passiva (troppo) dell’Hellas.

SCARSA REAZIONE. Nel caldo del “Bentegodi” e nella stanchezza mentale di una stagione usurante e col pensiero al Bruges, la Fiorentina non ha saputo ribattere al nuovo vantaggio del Verona, abbastanza casuale e con il carico di recriminazioni di parte viola, dopo che un pallone mal rinviato da Castrovilli, sbilanciato dall’ottimo recupero appena fatto, si è trasformato in ripartenza gialloblù: il cross di Duda, il tocco di mano di Lazovic, il rinvio quello sì sbagliato di Milenkovic intento già a segnalare il fallo dell’avversario e il destro sfonda-porta di Noslin quasi a mettere “paura” a Christensen, hanno confezionato il 2-1 per i gialloblù di Baroni.

Nonostante i trenta minuti che mancavano, e sarebbero stati trentotto col lungo recupero, e nonostante il tutti-dentro nel tentativo di rimonta affidato al mix tra 4-3-3 e 3-4-3 con Belotti, Nzola, Beltran, Kouame, Bonaventura, Barak, Mandragora (ora centrocampista, ora centrale dietro con Milenkovic spostato a destra) in campo, la Fiorentina ha messo insieme una sola (buona) occasione per pareggiare mentre il Verona ormai difendeva e basta: il sinistro alto di Nzola (38') consegnava i tre punti al Verona e trasportava i viola a Bruges.

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