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«Si può sbagliare la moglie, non il centravanti» cit. Paratici, guai a ripetere i disastri di Pradè

Tra i principali problemi degli ultimi anni della Fiorentina c’è stato lo scadente impatto dei numeri nove. Ora tocca a Paratici

«Si può sbagliare la moglie, ma non il centravanti», diceva sempre Pantaleo Corvino (chissà come lo direbbe Paratici nel suo slang internazionale). Concetto chiaro, anzi chiarissimo, perché «come gioca centravanti gioca squadra». Giustappunto, tra i principali problemi degli ultimi anni della Fiorentina c’è stato proprio lo scadente impatto dei numeri nove, mentre il miglior risultato è arrivato quando il centravanti ha fatto il suo dovere, cioè nella stagione 2024/25, quando Kean ha trascinato la squadra di Palladino a suon di reti, così come stava facendo Vlahovic nel primo semestre di Italiano. 

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PASSATO. Prima che le cose precipitassero con Daniele Pradè, il cruccio principale del dirigente romano era stato proprio l’aver troppo spesso sbagliato la scelta sui centravanti. Dalla cessione di Vlahovic in poi, l’unico attaccante che ha fatto la differenza è stato Kean (non che prima avessero fatto cose straordinarie Cutrone, Boateng e Kokorin). In principio furono Piatek e Cabral, poi Cabral, Jovic e Kouame, quindi Beltran, Nzola, Kouame e Belotti, fino a quando Pradè non prese Kean, salvo poi fare un altro enorme passo indietro con Piccoli. Facendo dei rapidi calcoli: 25+2 milioni spesi per Piccoli, Dzeko a zero ma con 3 milioni d’ingaggio, 15 per Cabral, 18 per Kean, 14 per Nzola, 20 circa per Beltran, soldi per i prestiti onerosi Piatek/Belotti/Jovic, 12 per Kouame, 5 per Kokorin etc. etc. Meglio fermarsi e dimenticare. A livello tecnico è stato un disastro epocale. A livello economico poco ci manca. Per fortuna, o per bravura di chi ci ha puntato, l’esplosione di Kean e la sua futura (o imminente) cessione, assieme ai soldi presi da Vlahovic, più quelli incassati per la rivendita di Cabral e i pochi che entreranno per Beltran, almeno il saldo entrate/uscite si rimetterà più o meno in pari. 

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PRESENTE. Quanto detto sopra è il passato, un rapido esempio che rende bene l’idea del tempo che la Fiorentina (e questa proprietà) ha perso. Ora contano presente e soprattutto futuro. Quest’estate sarà il primo vero banco di prova di Paratici, dopo la sessione di gennaio vissuta da remoto, dall’estero e senza sapere come fosse realmente la situazione al Viola Park. Molto si deciderà attorno alle decisioni sul nuovo numero nove che sarà messo a disposizione di Fabio Grosso. Per nuovo non s’intende per forza un giocatore diverso da quelli che ci sono adesso, cioè Kean e Piccoli, anche se cederli entrambi, incassare una cinquantina di milioni complessivi e prendere due attaccanti diversi potrebbe essere stuzzicante. Se Kean e Piccoli dovessero restare, infatti, servirebbe una rigenerazione mentale per entrambi (nel caso di Moise anche fisica). Se Kean avesse gli stimoli per ripetere quanto di buono fatto nella prima stagione a Firenze, ad esempio, potrebbe essere un ottimo punto di partenza, mentre toccherebbe a Grosso riuscire a trovare il modo di far rendere in maniera adeguata Piccoli (che non può essere così peggiore di Pinamonti, per esempio). Tutti gli scenari sono aperti sulla casella del numero nove, come su molte altre. 

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ESTERNI. Potrebbe dare una mano alla causa riuscire a reperire dal mercato esterni offensivi che abbiano tanti gol nelle gambe. Nella carriera da allenatore di Grosso, infatti, la differenza vera l’hanno fatta quasi sempre i due esterni offensivi, fin dai tempi della sua prima avventura da tecnico a Bari. Anche questo reparto è da rifare in toto (dopo che negli anni Pradè ha gettato al vento milioni e milioni anche su quella casella). E qui toccherà a Paratici, anche su indicazioni di Grosso. I nodi da sciogliere sono tanti, anzi tantissimi. Uno è più intricato degli altri, quello del nove. Perché si può sbagliare moglie, ma non il centravanti, appunto.


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