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Gerarchie da ri-scrivere. Fiorentina molto indietro ai nastri di partenza, ma ci sono spiragli in cui infilarsi

Otto/nove realtà almeno, sulla carta, partiranno avanti alla Fiorentina. Paratici deve ricostruire le ambizioni viola

Tra i principali argomenti del malumore della piazza viola, come più o meno ribadito anche dai recenti comunicati del tifo, c’è sicuramente il fatto che nelle gerarchie del calcio italiano la Fiorentina sia ormai scivolata indietro come raramente era accaduto nella sua storia. Magari sì, in maniera estemporanea è successo. D’altronde si può sbagliare una stagione, ma solo se quegli errori ti porteranno poi a risalire in maniera rapida e importante in quella successiva. In pratica, il discorso del ‘flat’ di Paratici. Il problema della Fiorentina della gestione Commisso, invece, è stato l’essere via via scavalcato da realtà che poi, davanti, ci sono rimaste in maniera costante. 

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GERARCHIE. Il novero dei club che hanno vinto almeno un trofeo si è allargato notevolmente, così come quello di chi è entrato nel circuito virtuoso della Champions e/o in quello dell’Europa League. La Fiorentina, invece, non vince nulla dal gol di Vanoli al Parma nel 2001, non fa l’Europa League dal 2017 e, nonostante i proclami con cui era arrivato Rocco Commisso nel 2019, ha perso ulteriori posizioni nelle gerarchie del calcio italiano. Ai nastri di partenza della prossima Serie A, sulla carta, la Fiorentina partirà indietro come raramente le è successo. Sicuramente dietro a Inter, Napoli, Como, Roma, Juventus, Atalanta, probabilmente a Milan, Lazio e Bologna. Da vedere cosa farà l’ambizioso e ricco Venezia, che a livello di investimenti promette di inserirsi nella media-borghesia del calcio italiano. Otto/nove realtà almeno, dunque, sulla carta partiranno avanti. Poi c’è il campo, con di mezzo un mercato che potrà/dovrà ricalibrare le asticelle. 

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LE ALTRE. Ci saranno insidie, non solo per la Fiorentina. Il Bologna ripartirà con una guida tecnica nuova, con Tedesco che ha preso il posto di Italiano in panchina, che non ha mai allenato in Italia. Probabilmente cambierà molto a livello di mercato. L’Atalanta dovrà disputare la Conference provando a vincerla, per quanto Sarri abbia come priorità il ritornare in Champions coi bergamaschi. L’impatto della Champions sul Como sarà tutto da vedere. La Lazio è ripartita da Gattuso, ma non ha soldi per fare il mercato. La Roma farà la Champions, mentre il Milan è alle prese con un caos societario senza precedenti. La Juve non sta meglio, con una rivoluzione societaria il cui impatto sarà tutto da verificare. Il binomio Allegri-Napoli non dà garanzie com’era quello con Conte. 

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RI-SCRIVERE. Ci sono, dunque, degli spiragli in cui una Fiorentina che riparte dall’accoppiata Grosso-Paratici può/deve inserirsi. Non ci sarà la Conference, per cui il neo tecnico viola potrà lavorare con a disposizione la ‘settimana tipo’, senza dover tornare al venerdì e disperdere energie in un torneo che, negli ultimi quattro anni, ha visto la Fiorentina non riuscire mai ad imporsi. Il ‘manifesto’ di Paratici è stato chiaro: Fiorentina duratura e competitiva. Cioè, una risalita che non si annuncia immediata, ma nemmeno transitoria, in cui si getteranno le basi per ri-scrivere le gerarchie di una Serie A in cui la Fiorentina è scivolata troppo indietro, in modo costante, non riuscendo mai a fare quel gradino che le è sempre mancato per questo o quel motivo. Il passato insegna che dalle macerie si può ricostruire qualcosa d’importante, come fece Pradè nel primo Montella e nel primo Italiano. Ora tocca a Paratici, quantomeno provarci. C’è da ricostruire non solo la Fiorentina, ma anche l’ambizione di questo club e di questa piazza. 


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