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Ranieri: "La Fiorentina ha cambiato allenatore, ma serve tempo per fare una squadra"

L'ex tecnico che ha allenato anche la Fiorentina ha parlato del campionato cominciato da poche giornate con tante novità

Claudio Ranieri ha parlato a la Repubblica del suo presente, lontano dai campi di calcio, e della Serie A appena cominciata con tante novità anche sulle panchine. Di seguito alcuni passaggi della sua intervista Ha tempo e voglia di guardare il calcio o si sta disintossicando?

«Seguo, guardo, vedo tutto. Noi allenatori siamo malati». Ha visto qualcosa di interessante? «Più di tutto mi è piaciuto, e molto, il Parma. Si vede che sono tre o quattro anni che hanno un progetto su cui lavorano, ed è un bel vedere.

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Davanti sono notevoli, Bernabé è un gran bell’organizzatore di gioco. Pecchia ha messo in piedi una squadra davvero divertente. Complimenti». Che altro? «L’Inter è l’Inter. Thiago Motta sembra che abbia subito preso la Juve per il verso giusto e in più deve ancora buttare nella mischia tutti i pezzi grossi.

Mi sta piacendo molto il Toro di Vanoli, squadra verticale come poche, e aspetto il Napoli, perché Conte se non arriva primo arriva secondo, specie se non deve fare le coppe. In queste tre giornate però non abbiamo visto molto di vero: sono anni che sostengo che il mercato non possa durare così a lungo, è assurdo che gli allenatori debbano lavorare per settimane in uno spogliatoio che sembra un aeroporto, con gente che viene e gente che va.

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Un tecnico dovrebbe cominciare la preparazione dicendo ai giocatori: siamo una squadra, andiamo. Ma non può. E non c’è mai tempo, perché i tifosi vogliono che si vincano pure le amichevoli. È un bel problema specie per chi ha cambiato guida tecnica, come Milan, Fiorentina o Bologna, che giocoforza devono aspettare che le nuove proposte si consolidino.

Per fare una squadra ci vuole tempo». Inter, Juventus, Parma, Fiorentina, Napoli sono pezzi del suo passato, Roma e Cagliari anche pezzi di cuore. De Rossi rischia qualcosa ad allenare la squadra che ama, la passione può compromettere la lucidità?

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«No, anche la Roma è una squadra nuova, ha dovuto aggiustare molto, ma De Rossi ha già dimostrato di saper essere una guida e in campo mette le idee, non il cuore o la pancia. E comunque la partecipazione emotiva aiuta. Io ho girato molto e oltre alla Roma, che è la mia squadra da bambino, nel cuore porto il Cagliari, e Cagliari: ho amato e amo tutto di quella squadra e questo amore mi ha aiutato in questi ultimi due anni, perché nessuno più di chi ama vuole il bene dell’amato».

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