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Prandelli, Montella, Sousa. La storia si ripete, ma stavolta la società non scansa le critiche

Cesare Prandelli, Vincenzo Montella, Paulo Sousa. La storia che si ripete è cronaca. Lasciarsi con una stretta di mano e senza una lunga e pregressa scia di polemiche è impossibile dalle parti di Firenze. Lo strascico dell’addio dell’ex ct durò mesi.

Dal “Prandelli dica che non va alla Juve” di marchio Diego Della Valle, ai comunicati astiosi pre-addio di Montella. Il tutto fino alla lenta e dura separazione con Paulo Sousa che è ormai dietro l’angolo. Che avvenga domani o a giugno, poco cambia.

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La strada è segnata. Nel mezzo le tante frecciate arrivate da chi sedeva e siede in panchina, più o meno dirette. E le contromosse pubbliche o private dei vertici societari. La storia si è ripetuta anche a questa tornata. Ma stavolta le cose sembrano aver preso una piega differente.

“Una squadra non si rinforza attraverso le cessioni” – “Futuro? Dobbiamo prima capire cosa vogliamo fare” ecc. targate Montella. “Il vero colpo di mercato lo ha fatto chi ha preso Savic” – “le omelette con le uova che si hanno” – “con i giocatori che ho a disposizione” etc, targate Sousa.

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Impossibile non trovarvi delle somiglianze. Assonanze e similitudini che stavolta hanno portato il tifo viola a prendere le parti, sostanzialmente, di nessuno. Una sorta di tutti contro tutti che si è venuto a creare piuttosto preoccupante.

Tifosi che contestano l’allenatore, tifosi che contestano la società, e tifosi che contestano gli altri tifosi che contestano. E giocattolo completamente sfasciato.

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Non è la prima volta che accade. Ma stavolta qualcosa è cambiato.

La parte avversa alla società cresce sempre più. Ed anche questa è cronaca. Se Sousa, come Prandelli e Montella sia chiaro, avevano le loro colpe per scelte sbagliate o partite sbagliate, stavolta i principali obiettivi della contestazione viola sono proprio i proprietari della Fiorentina.

Perché agli occhi di una buona fetta dei tifosi se si è arrivati a tale situazione la colpa principale è di chi ha operato scelte gestionali piuttosto opinabili. Ovvero la società. O meglio, i Della Valle.

Se Prandelli era passato da filo-juventino con gli incontri con la società bianconera per lasciare Firenze denunciati più volte da parte della proprietà stessa, e Montella ci aveva messo del suo con le dichiarazioni post Siviglia ad agevolare tale meccanismo di scarica responsabilità, questa volta non è andata proprio così.

Colpe di Sousa? Tante. Alcune inspiegabili. Come alcune formazioni e scelte a gara in corso. Ma non tutte. Anzi. Da Corvino ai Della Valle, passando per Cognigni. Sul banco degli imputati ci sono finiti tutti coloro che in qualche maniera, nei cicli precedenti, erano riusciti a scampare le critiche seppur con qualche diffidenza che mai è stata spazzata via davvero.

Ricordarsi cori pro Della Valle, infatti, è impresa ardua. Costruttive o meno, stavolta, le critiche ci sono. Ed anche pesanti. Impossibile ignorarle. O far buon viso a cattiva sorte. Se gli striscioni o i cori anti-proprietà che nella gestione DV erano arrivati in piccole pillole sono stati poi messi a tacere dalle ripartenze varie, l'ambiente viola a questo giro è spaccato in maniera pressoché inguaribile.

E trovare la soluzione a questo male appare cosa ardua, e lunga.

La storia si è ripetuta. La speranza è che possa esserci l’happy ending, ovvero la ripartenza di un ciclo ad alti livelli come accaduto varie volte. Anche se, stavolta, crederci davvero è difficile anche per i più accaniti ottimisti.

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