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Paratici tra Viola e sistema Italia: «Dobbiamo essere coraggiosi. I giovani di qualità...»

L'intervento del ds viola che parla del calcio italiano, di Nazionale e non solo

«Dobbiamo essere coraggiosi». Fabio Paratici parla, in generale, del calcio italiano. Ma la sensazione è che si riferisca anche un po’ alla sua Fiorentina. Sul palco e a margine della presentazione del libro “Per vincere domani” di Ivan Zazzaroni, il ds, di ritorno dagli Stati Uniti, spiega come secondo lui dovrebbe cambiare il calcio italiano. Così scrive Il Corriere dello Sport - Stadio.

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SISTEMA. «L'allenatore della Nazionale ha la responsabilità del risultato sportivo, ma non del sistema. Dopo la terza eliminazione consecutiva dal Mondiale leggo del presidente della Federazione o dell'allenatore di turno e mi sembra anche un po' ridicolo, mi viene da sorridere. Abbiamo avuto tecnici di prim'ordine come Mancini, Spalletti e Gattuso, quindi direi che il problema è altrove. Certo, ci sono dentro anche io. Noi dirigenti dobbiamo prenderci delle responsabilità per quanto successo in questi anni. Non è solo una questione di Federazione, il cambiamento passa anche per le squadre di club che probabilmente non hanno avuto la visione e il coraggio per prendere certe decisioni». È esattamente questo che vuole fare con la Fiorentina: renderla una squadra coraggiosa, simbolo di una città e di una tifoseria che dopo l’ultima, complicata, stagione hanno solo voglia di ricominciare. 

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GIOVANI. «Ero a un convegno - racconta ancora Paratici - e una persona, spagnola, disse: “Guardate che la Playstation ce l’abbiamo anche noi e le scuole calcio non sono gratuite”. Aveva ragione. È chiaro che il costo dei settori giovanili è un fattore, ma non può essere l’unico e non lo è. C’è un problema di crescita e di formazione: sulle seconde squadre, ad esempio, siamo indietro di anni. Bastava copiare, ma non c’è stata la volontà. E neppure la visione». Come uscirne, quindi? Paratici sorride. E sembra quasi trattenersi. 

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QUALITÀ. «Ci vuole una profonda e sincera autoanalisi. Questo il punto di partenza per costruire. È un discorso profondo, anche noi dirigenti non abbiamo avuto il coraggio di prendere alcune decisioni e siamo andati in una direzione sbagliata non solo in termini di risultati, ma anche nella produzione di giocatori che poi possono essere selezionati. Più coraggio sui giovani? Viene quando c’è la qualità».


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