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Paratici: «La crisi del calcio italiano colpa di noi dirigenti. Non abbiamo trovato soluzioni»

L'analisi del direttore sportivo della Fiorentina sulla crisi del calcio italiano alla presentazione del libro di Zazzaroni

Appena rientrato dalla trasferta americana a casa del presidente Commisso, tappa romana per Fabio Paratici, presente al Circolo Canottieri Aniene per la presentazione del nuovo libro di Ivan Zazzaroni. Un'occasione per dibattere sul tema della crisi del calcio italiano, oggetto della pubblicazione del direttore del Corriere dello Sport.

«Parlando delle scuole calcio a pagamento, ho avuto modo di confrontarmi con colleghi spagnoli e olandesi che mi hanno detto che anche loro hanno le PlayStation e le scuole calcio a pagamento – esordisce Paratici –. Non è questo il problema, il problema della post formazione lo abbiamo da 20-25 anni perché in Spagna, Olanda e Inghilterra le seconde squadre sono state introdotte 25 anni fa, noi lo abbiamo fatto con quattro squadre negli ultimi cinque anni. Il problema è la non volontà ed è colpa della classe dirigente che non ha avuto visione e non ha lavorato in questo senso, sfidando certe tematiche tecniche. Non abbiamo trovato abbastanza soluzioni».

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«Per quanto riguarda la formazione, io ho avuto la fortuna di lavorare in grandi club e ho studiato molto perché mi diverte e credo che il problema sia innanzitutto formare meglio gli educatori, poi gli allenatori del settore giovanile – prosegue il direttore sportivo della Fiorentina –. La metodologia d'allenamento fa la differenza, i nostri bambini sono identici ai bambini portoghesi o spagnoli. Non ci vuole uno scienziato a capire che non c'è un problema di strutture perché rispetto al 2006 formiamo molti meno giocatori ma abbiamo strutture migliori, eppure il Portogallo con 10 milioni di abitanti sforna un'enorme quantità di giocatori che giocano nei top 5 campionati europei. Noi abbiamo 3-4 giocatori in Premier League, ma abbiamo giocatori forti e credo che il problema non sia la mancanza di giocatori. Noi prendiamo vantaggi a livello giovanile con la tattica e non con la qualità dei giocatori, saremo sempre avanti a livello di settore giovanile per questo. A livello qualitativo però non formiamo tanti giocatori perché li formiamo in maniera non corretta. Quando nasce un bambino ha nel DNA la possibilità di diventare un calciatore, poi c'è tutta la formazione. Secondo me non c'è uno studio enorme dietro».

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«A me fa divertire quando l'Italia sbaglia un rigore e un'ora dopo il problema sono il presidente federale e l'allenatore. Spalletti è un grandissimo allenatore, Mancini ha dimostrato tutto quello che ha dimostrato e Gattuso ha vinto N partite. Abbiamo cambiato tre allenatori, ma il problema è molto più profondo. Le vittorie nel settore giovanile portano lustro, ma voglio andare nel profondo. Abbiamo giocato nel '90 una semifinale persa ai rigori, nel '94 una finale persa ai rigori, nel '98 un quarto di finale perso ai rigori, nel 2002 c'era forse la Nazionale più forte di sempre a livello di rosa e nel 2006 abbiamo vinto il Mondiale, eppure non abbiamo mai vinto un titolo giovanile. L'analisi deve essere molto più profonda, è facile dire cambiamo il presidente e vinciamo il Mondiale. È un sistema molto più profondo», conclude.

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