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Nazione - Commisso e la lunga battaglia per lo stadio. Mercafir, Campi e le frizioni con la politica

Il presidente della Fiorentina avrebbe voluto fare lo stadio di proprietà. Ora il tema è entrare o no nel progetto Franchi

Voleva fare uno stadio, ha realizzato "solo" un centro sportivo. Ma se venisse meno, in futuro, il progetto d'impegno della Fiorentina, anche il Franchi, ancora allo stato di cantiere nell'anno del Centenario, rischia un domani complicato. Nonostante i suoi proverbiali «fast, fast, fast» e «control, total control», l'idea di Rocco Commisso sull'infrastruttura di proprietà che avrebbe dato gambe, soldi e autonomia finanziaria al club, è rimasta irrealizzata. Così scrive La Nazione.

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MERCAFIR E CAMPI. E non furono poche le frizioni con la politica. La Fiorentina cullò l'idea anche di costruire la sua casa fuori Firenze, a Campi Bisenzio. Del resto, anche il Viola Park è nato fuori dal perimetro municipale. Con la giunta Nardella il nuovo stadio era previsto nell'area della Mercafir, a Novoli. Operazione tutt'altro che facile, che prevedeva lo spostamento dell'attuale mercato e la bonifica del terreno. La Fiorentina era perplessa. Tanto che, alla gara per l'assegnazione dell'area, il club neanche si presentò. L'operazione non aveva convinto a suo tempo neppure i Della Valle. Era il febbraio del 2020, l'Italia non conosceva ancora l'incubo del Covid e lo stesso Commisso aveva appena acquistato i 25 ettari di Bagno a Ripoli.

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NON SI ABBATTE. Ma Rocco voleva pure il suo stadio. «Chi ha terreni da vendere si faccia avanti», tuonò, dando i primi segnali di poca sintonia con la politica. Fu un fiorire di idee, proposte, suggestioni, studi di fattibilità. Dalla caserma Perotti di Coverciano, al terreno di Campi Bisenzio a suo tempo già opzionato da mister Tod's. Ma trovare la collocazione, per uno stadio da serie A, mica è facile qua. E l'idea di andare lontano da Firenze, anche solo nel suo hinterland, faceva una certa paura, anche a chi, ogni cinque anni, si sottopone al sondaggio dell'urna. Dunque, restava il Franchi. Bene, ma per la Fiorentina andava demolito e rifatto di sana pianta, come riassumeva in maniera spicciola la manifestazione che il dg Joe Barone guidò, al Campo di Marte, a cavallo di una ruspa. E siamo al giugno 2020. Ma abbattere lo stadio per costruircene sopra uno nuovo, non è possibile. L'opera del Nervi è tutelata, anche se le battute e i meme sulle scale elicoidali si sprecano.

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IL PROBLEMA CHE RESTA. Nardella prese in mano il boccino. E annunciò, un po' a sorpresa, che il Franchi l'avrebbe rifatto il Comune, sfruttando i soldi del Ministero e del Pnrr. Seguì un concorso internazionale di idee con cui venne scelto il look. Problema risolto? Macché. Con le ruspe al lavoro la Fiorentina avrebbe dovuto giocare lontano dal Franchi. Neanche l'idea di uno stadio temporaneo (Palazzo Vecchio investi sul Padovani, il governatore Giani propose il campo della Scuola Marescialli a Castello) pacificò gli animi. E così, prima che si aprissero le urne, l'allora sindaco annunciò che la Fiorentina non avrebbe dovuto emigrare durante i lavori. Altro problema: al momento, il restyling dello stadio non ha la completa copertura economica. L'ipotesi è quella di coinvolgere la Fiorentina nell'ultima fase. Il presidente non c'è più, ma il problema stadio resta.


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