Montella il garante: il suo nome significa futuro. Serve riaccendere tutto un movimento. Parleranno i fatti
Lunedì il Sassuolo, ma è tempo di pensare al futuro per la Fiorentina. E Montella lancia i suoi input. Alla società il compito di far ripartire tutto il movimento calcistico fiorentino
Quando Vincenzo Montella iniziò la sua avventura da tecnico della Fiorentina, la situazione era pure peggiore. Non c’era un calciatore a disposizione in ritiro. La squadra era reduce da una salvezza striminzita, Jovetic voleva andare via, Ljajic anche.
E la proprietà era ancor più contestata di adesso. Poi nacque il bellissimo ciclo Montella. Seguire quelle orme è possibile? È utopia?
La vera domanda è questa. Perché lo stesso tecnico viola lo ha ribadito, tra le linee, e a denti stretti: “Il problema non è chi si vende, ma quali sono i sostituti.
A volte dopo una cessione si può anche migliorare”. In fondo l’Atalanta insegna, ma lo ha fatto anche il Napoli, o meglio lo fanno un po’ tutti. L’autofinanziamento, infatti, non è il problema. Il vero errore che la Fiorentina ha fatto in questi ultimi anni è stato sbagliare i sostituti.
E se ne sbagli troppi per volta, o quasi tutti nel caso delle ultime sessioni di mercato, allora c’è qualcosa che non va.
Potrebbe essere chi quei giocatori li compra, ma anche chi detta gli input. Perché un conto è aver preferito a suo tempo Simeone a Zapata per valutazione tecniche, o Lafont anziché Meret, o aver cannato le sulle prospettive di Zaniolo, Mancini e via discorrendo, un conto è essere stati costretti ad operare in paletti economici troppo ristretti per poter prendere il meglio.
Ma questo dovranno essere i proprietari del club a chiarirlo. Non per forza a parole. Se dovesse arrivare un nuovo ds, cosa estremamente probabile visto che Freitas a fine anno lascerà la Fiorentina, i compiti che spetteranno a Pantaleo Corvino e chi eventualmente subentrerà al portoghese ne diranno di più.
Se invece, le scelte fatte nelle recenti campagne acquisti sono state dettate da errori di valutazione di tipo tecnico, allora, servirà voltare pagina.
Intanto Montella ha già iniziato a vestire i panni del garante. Il suo nome significa futuro.
Perché è ambizioso Vincenzo, anche se è reduce da esperienze non certo esaltanti, a fare figuracce, lui non ci sta. E sarà lui a tentare di convincere più elementi possibili, almeno i più quotati a rimanere. A cominciare da Milenkovic.
Certo l’ultima parola spetterà alla proprietà, un nome su tutti: Federico Chiesa. Ma la Fiorentina ha un grande vantaggio. Avere più tempo delle altre per ricostruire. Nel caso in cui fosse rimasto Pioli sarebbe stato già diverso.
Poi ci sono valutazioni tattiche e tecniche: Veretout è funzionale al gioco di Montella? Benassi? C’è fiducia vera in Lafont, al di là delle parole di rito? Se su Muriel tutti sono d’accordo, Simeone è già più in bilico, così come Hugo, che pronti via è stato messo dietro nelle gerarchie a Ceccherini.
L’autofinanziamento non è il problema, può essere un problema se per qualche centinaia di migliaia di euro si lascia partire Badelj e si priva una squadra di un cervello in mezzo al campo non sostituendolo.
Questo sì, è il problema. Così come il nodo del tetto ingaggi. Il calcio è cambiato. Lo dicono i fatti. Oggi come oggi non stai in alto se non investi sugli emolumenti. Altrimenti non ti toccano le prime, ma neanche più le seconde scelte.
E servirà sbagliare meno innesti e sostituti possibili. Soprattutto servirà massima collaborazione tra Montella e chi i calciatori andrà a trattarli.
Ripartire è possibile. Il clima, tuttavia, è pessimo. La sfiducia regna sovrana.
La contestazione tornerà protagonista. E se le cose non cambieranno il prossimo passo rischia di essere il disinteresse totale. Che è pure peggio.
Sarà quanto mai l’estate dei fatti. Perché ormai alle parole credono in pochi.
Ripartire? Rilanciare? Voglia di fare calcio? Se quelli di Montella resteranno concetti fini a sé stessi lo diranno le prossime settimane. E a far calmare le acque dovranno contribuire anche Montella stesso e la squadra. Perché non esiste non vincere una partita interna da un girone, così come non è ammissibile fare un girone di ritorno da zona retrocessione.
Anche se sono stati sbagliati alcuni acquisti di troppo. Serve riaccendere un movimento intero. A cominciare da lunedì. Che conta poco e niente. Ma intanto, dare qualche barlume di speranza con qualche scelta in ottica futura e riportare un po’ di calma apparente non sarebbe male.



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